CAGLIARI. Quale sarà il futuro dell'anfiteatro romano? La scoperta che il bene monumentale è di proprietà dello Stato centrale e non del Comune dovrebbe agevolare, come precisato da Giovanni Lilliu, il ripristino della struttura nel suo stato iniziale: senza l'impalcatura in legno delle tribune. Per questa estate, però, la stagione dello spettacolo prevista in quel sito pare confermata. E pure la direzione regionale delle sovrintendenze è di questo parere in quando parla, per l'immediato, «di vincolo del buon senso», pur precisando (come ha dichiarato l'altro ieri a La Nuova il responsabile Paolo Scarpellini) che «si sta contrattando col Comune un piano preciso di ripristino». Ma anche se l'iter dello smantellamento inizierà dopo l'estate, l'interrogativo resta: quale futuro per l'anfiteatro romano? Una domanda che comprende anche le aspettative del mondo dello spettacolo che, se da un lato, plaudono alla difesa di un monumento-patrimonio, dall'altro si domandano se, con un progetto diverso e non invasivo, sia possibile un riutilizzo per spettacoli dell'anfiteatro, come luogo di pregio. Abbiamo girato la domanda ai tre assessori alla Cultura interessati, direttamente o indirettamente, alla città. Per Carlo Mannoni, responsabile dei Lavori pubblici e, ad interim, della Pubblica istruzione regionale, «una volta che si smantella la struttura lignea non credo sia possibile un nuovo utilizzo del monumento per lo spettacolo. La città dovrebbe, invece, ragionare in termini di alternative. Questa è la mia opinione personale. Poi si tratta di verificare quello che deciderà la direzione delle sovrintendenze. Direi però che l'anfiteatro va tutelato per il bene che è. Un conto è utilizzarlo per qualche evento particolare, ma solo in via eccezionale. Altrimenti no». Diversa, invece, la posizione di Giogio Pellegirni, responsabile della Cultura del Comune. L'assessore allo spettacolo ricorda anche «l'esistenza di un dissenso trasversale allo smantellamento della struttura di tribune da parte del mondo dello spettacolo, che aveva anche fatto una raccolta di firme a riguardo». E precisa che «in questi ultimi anni era stata ridata al monumento la sua funzione storica, di luogo di spettacolo». Mentre, «se si arriva alla rimozione radicale del rivestimento ligneo, allora bisogna andare fino in fondo. Sarei contrario ad altre forme di intervento: teatrini non invasivi ecc. In caso di ripristino facciamolo in modo integrale e filogico impegnandoci in questa direzione, e migliorando la possibilità di fruizione. In parallelo bisogna impegnarsi per un altro spazio all'aperto. Fermo restando che qualche perplessità mi resta vedendo come era stata gestita Villa Tigellio o la Grotta della Vipera. Per Luciano Marroccu, assessore provinciale alla Cultura, «i cagliaritani devono poter rapportarsi con luoghi importanti come questi, che rappresentano un paesaggio sostanziale ed emotivo per tutti noi». Per questo «io dò un giudizio fortemente negativo del fatto che per anni l'anfiteatro sia stato sottratto al suo uso primario, quello di restare alla vista in tutta la sua straordinarietà». Detto questo, però, l'assessore Marroccu sottolinea «che non va data una valutazione ideologica. Posta la sua fruibilità totale, non escludo che possa diventare anche scenario di qualcosa d'altro, così come avviene, ad esempio, nel teatro greco di Siracura. Ma vorrei una sovrintendenza molto più occhiuta che sappia dare anche delle valutazioni tecniche. Oltre al fatto che si deve pure valutare il tipo di evento da ospitare in un monumento come l'anfiteatro».