Scarsa manutenzione, inciviltà, cantieri a rilento, sporcizia non risparmiano i luoghi storici più frequentati dai turisti -------------------------------------------------------------------------------- DUOMO E DINTORNI - Il degrado è lì, sotto gli occhi di tutti, accanto al simbolo stesso di Milano, mica in un angolino isolato ma sul lato di corso Vittorio Emanuele, a pochi metri da uno degli ingressi per gli ascensori della cattedrale. Lì davanti cè la Rinascente, cè la passeggiata preferita dai turisti. Eppure il pavé assomiglia a un paesaggio lunare. Quattro buche che nessuno si cura di riempire segnano il marciapiede tra il Duomo e un ingresso del metrò. Non è un caso isolato. Basta attraversare la piazza per arrivare alla Loggia dei Mercanti, che potrebbe essere uno degli angoli più suggestivi nel cuore di Milano e che dà invece lidea di un retrobottega dimenticato. Sotto il porticato del Palazzo della Ragione un cratere largo un metro e mezzo sfregia il pavimento mentre sui lati restano i rifiuti lasciati dai senzatetto che spesso si rifugiano qui. Verso San Babila - Mix di incuria e vandalismo, invece, in una delle gallerie che si aprono sui lati di corso Vittorio Emanuele: le scale che portano agli ingressi dei palazzi sono costellate da graffiti e scarabocchi e su una, chiusa da un cancello con lucchetto, sono stati abbandonati stracci e vecchi abiti. È una delle tante "zone franche" della città dove writer e semplici imbrattatori sembrano avere tacitamente ottenuto carta bianca. La città antica - Tra lastricati sconnessi, vecchi e stracciati manifesti elettorali che nessuno stacca dai muri, "dissuasori" in cemento sradicati e mai rimessi a posto come accanto al Dal Verme, dossi artificiali per rallentare le auto malridotti o mancanti come in via Borromei, spiccano casi eclatanti a cui gli abitanti del centro sembrano ormai essersi rassegnati ma che lasciano incredulo il visitatore: la vera e propria "palestra per graffitari" in via Bagnera, forse il vicolo più stretto di tutta la città, un angolo delizioso di Milano dove i mezzi di pulizia passano regolarmente ma nulla possono fare contro i disegni spray e gli scarabocchi sovrapposti che ormai raggiungono i primi piani delle case; e poi lincredibile catapecchia in rovina allangolo tra via Zecca Vecchia e via del Bollo, un rudere che risale ai bombardamenti dellultima guerra, tra piazza Santo Sepolcro, la Biblioteca Ambrosiana, il commissariato e i carabinieri. Erbacce e rampicanti ricoprono quel che resta dei muri, un fico selvatico cresce allinterno tra detriti e immondizie. Spiegano i residenti che quella è proprietà privata, che dietro cè una complicata vicenda di eredità. E così resta tutto comè. Strade e orrori - Può assumere tante facce il degrado. Quella dellincuria in un luogo simbolo della città o quella della mancanza di decoro giustificata dallemergenza. Così succede che in corso Magenta, proprio davanti a Santa Maria delle Grazie, dove passano migliaia di turisti diretti al Cenacolo, ancora una volta il pavé assomigli a un campo di battaglia sconvolto dalle bombe: solo le auto in sosta mascherano parzialmente la fila di buche mai riparate, qualcuna riempita alla meglio con lasfalto, altre trasformatesi in crateri da cui i sampietrini schizzano fuori per rotolare in mezzo alla via. Un quadro dabbandono che torna anche davanti agli sgangherati spartitraffico in plastica bianchi e rossi che, ormai da anni, formano una sorta di isolotto allincrocio cruciale tra via Pietro Verri e via San Pietro allOrto, nel centro del Quadrilatero della moda: il motivo è il vicino e vituperatissimo scavo per il parcheggio di piazza Meda. Che però, dopo mille rinvii, si concluderà, se tutto va bene e se arriverà lok della Soprintendenza, a fine 2009. Chissà se fino ad allora una delle vetrine internazionali della città continuerà ad assomigliare a un cantiere della Milano-Torino. La rotonda dimenticata - Un disastro. Non si può definire in altro modo la settecentesca Rotonda della Besana, non solo uno dei posti più affascinanti della città ma anche un punto di riferimento per la cultura milanese. In questi giorni ospita la mostra di Chiara Dynys, lartista della luce. La chiesa al centro è stata restaurata sei anni fa: candida e pulita, fa il paio con il prato e i fiori ben curati. Ma una passeggiata lungo il porticato tutto intorno, la Rotonda vera e propria dove la gente viene a sedersi, a rilassarsi, a leggere il giornale, è unesperienza che stringe il cuore. Anche qui vanno a braccetto inciviltà e abbandono. Lintonaco delle volte cade a pezzi, da alcuni muri affiorano i mattoni, i vetri di molte finestre sono crepati o spaccati e in una si è addirittura intrufolata una lunga pianta rampicante. Anche qui un cratere nel pavimento: non segnalato, non riparato. E scritte dappertutto, a pennarello, a spray, a carboncino: molte sono oscene, una inneggia a Bin Laden. Lennesima terra di nessuno nel cuore della città.