Sono tornate nell'area aurunca le due testimonianze storiche asportate 64 anni fa circa dai tedeschi. Dopo tantissimi anni infatti, la statua dell'Artemide e la «Tabula patronatus», per anni custodite nei sotterranei del museo di Napoli, sono state riportate nell'area archeologica di Minturnae, dove, un paio di anni fa, era già tornata la testa di Augusto. Nella massima segretezza i due reperti sono stati trasferiti nel comprensorio ubicato di fianco al fiume Garigliano, per la soddisfazione degli amministratori locali, ma soprattutto della responsabile dell'area archeologica Giovanna Rita Bellini. L'Artemide, in verità, era stata promessa dall'ex Sovrintendente di Napoli, Stefano De Caro, ed era attesa nel 2005, ma una serie di problemi burocratici ne provocarono lo slittamento. I due beni archeologici, dopo il loro ritrovamento, erano stati sistemati nel museo della torre di Pandolfo Capodiferro allestito nella piana del Garigliano dall'allora ministro minturnese Pietro Fedele. Gli eventi bellici però provocarono la scomparsa di tante testimonianze. L'Artemide è una statua di marmo imperiale, acefala, che fu trafugata verso la fine del 1943. Fu ritrovata nel museo tedesco di Treviri, in Germania, dove era arrivata dopo che fu portata via dall'antica Minturnae. Al rientro in patria fu trasferita al museo di Napoli, da dove, ora, è stata trasportata a Minturno. Ma mentre per l'Artemide il rientro era atteso da tempo, la novità maggiore è costituita dalla «Tabula patronatus» di Flavio Teodoro, una tabella bronzea che nel 1933 fu ritrovata tra le macerie del teatro romano, all'altezza della dodicesima arcata. Risale al periodo compreso tra la fine del IV secolo ed i primi decenni del quinto quando Flavio Teodoro era considerato «patronatus» di Minturnae, per la sua tutela politico amministrativa rivolta alla città. La «tabula» fu trafugata dai tedeschi, ma fu «dimenticata» e ritrovata nel 1985 sotto il soppalco di un balcone dell'albergo Villa Igea di Fiuggi, che durante l'occupazione del Lazio Meridionale, fu sede del comando germanico. Successivamente, dopo lo studio scientifico, fu restaurata, esposta, per un breve periodo, a Castel Sant'Angelo a Roma e poi trasferita al museo Napoli. Già durante la settimana dei beni archeologici, prevista dal 12 al 19 maggio, i due reperti potranno essere ammirati insieme a tutte le altre testimonianze attualmente custodite nell'area archeologica situata ai confini con il fiume Garigliano.