Aldo De Francesco Non so se vi sia mai capitato di consultare il sito dei cosiddetti «Patrimoni dell'Umanità» che, da oltre un trentennio, l'Unesco seleziona e mette sotto la propria tutela. Al piacere iniziale di «navigare» in un oceano di risorse di vario interesse - 830 siti in 138 nazioni - segue una sconfinata delusione per le troppe clamorose assenze che ci toccano molto da vicino. In Campania, oltre a Pompei, Ercolano, Oplonti, Paestum, Velia, Padula, la Reggia di Caserta, la Costiera amalfitana e sorrentina, il Parco Nazionale del Cilento, per il resto, non v'è altro luogo degno del sigillo Unesco. Incredibile: nei «Patrimoni dell'Umanità» sono totalmente assenti Irpinia e Sannio. Dopo l'ovvio sconcerto per una presa d'atto, direi scioccante, in rapporto soprattutto al prestigio - ripeto a scanso di equivoci, soprattutto prestigio - che può conferire tale inserimento, ho cercato di valutare le credenziali in base alle quali si meritano o acquisiscono le prestigiose nomination. Che, come vedremo, sono tutt'altro che proibitive. Perché allora ne siamo fuori? Che cosa non ha funzionato?. I criteri con i quali l'Unesco procede a qualificanti selezioni riguardano un ampio ventaglio di beni: complessi architettonici, opere monumentali, basiliche, chiese, edifici storici frutto della creatività umana; luoghi di particolare valore paesaggistico e storico come castelli, manieri, centri antichi, simboli di specifiche tradizioni e culture comprensoriali; realtà territoriali che si definiscono paesaggi culturali, valli, comprensori montani, parchi rappresentativi di modelli armonici tra ambiente e socialità, testimonianza di una stratificazione di civiltà e di un habitat di particolare biodiversità. È un contesto, in cui avrebbero potuto e potrebbero figurare numerose nostre risorse. Tralascio il generico, risentito inventario, per evidenziare invece la parte più attrattiva del grande patrimonio dimenticato: l'area archeologica di Avella, greca, osca, romana, il suo anfiteatro romano, tra i più incantevoli del nostro paese, quel territorio che guarda verso la pianura nolana, la Campania Felix ed è circondato da monti e colline di forte fascino naturalistico.
L'INTERVENTO Se l'Unesco dimentica i patrimoni d'Irpinia
L'autore esplora il sito dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco e si sente deluso per la mancanza di alcuni luoghi storici e culturali in Campania, come Irpinia e Sannio. L'autore cerca di capire perché questi luoghi non sono stati selezionati e valuta le credenziali per la nomina. L'Unesco seleziona siti di vario tipo, tra cui complessi architettonici, luoghi storici e paesaggi culturali. L'autore evidenzia l'importanza di un luogo archeologico di Avella, che è stato greco, osco e romano, e che offre un'area di grande fascino naturalistico.
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