L'ex direttore del ministero a Padula: «Vorrei che qui ritornassero i monaci» Sisinni: «Via l'avanguardia dalla Certosa» Francesco Sisinni, che da direttore generale del ministero dei Beni culturali contribuì alla rinascita della Certosa, è tornato a Padula per presentare il suo romanzo storico. E ha sferrato un duro attacco, seppure indiretto, ad Achille Bonito Oliva, contestando la scelta di ospitare nel complesso monastico l'avanguardia. SALERNO La presentazione di un libro diventa occasione per polemizzare contro l'attuale gestione della Certosa di Padula come contenitore d'arte. A manifestare se non aperto dissenso almeno evidenti perplessità sulle mostre allestite dal critico d'arte Achille Bonito Oliva nelle celle dell'antico monastero è stato Francesco Sisinni, autore del romanzo storico «II cappotto del nonno» e per venti anni direttore generale del Ministero per i beni culturali e ambientali. «Non ho nulla contro le avanguardie o le transavanguardie -ha detto Sisinni - vanno però contestualizzate nei luoghi di riferimento e non certo in questo monumento che è portatore di valori altri. Molto si può fare per conservare l'anima della Certosa di San Lorenzo. A me sarebbe piaciuto che fosse abitata, se non dai certosini che sono a Serra San Bruno e Lucca, da altri ordini monastici come è successo a Trisulti, nel Lazio». Parole, quelle del collaboratore più fidato di Spadolini, insignito a novembre della cittadinanza onoraria di Padula, che nella sala del refettorio hanno scatenato l'applauso del pubblico presente. Mentre tra gli altri relatori presenti, Filomena Chiappardo, Eufemia Baratta, Giuseppe D Amico, Antonio Tortorella, Emilio Giordano ed il vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro, monsignor Angelo Spinillo, è parso subito evidente un certo imbarazzo. Ma Sisinni non si è fermato solo a criticare gli allestimenti voluti da Bonito Oliva. Dopo aver ripercorso la storia degli ultimi venti anni del monumentale complesso cartusiano ricordando i lavori finanziati dal ministero e, soprattutto, le mostre che ogni anno il 10 agosto venivano inaugurate (La Certosa ritrovata, II Vallo ritrovato, II Cilento ritrovato, Andrea da Salerno, Paestum e la memoria moderna del dorico, Fulgidi amori, ameni siti e perigliose cacce), Sisinni non si è lasciato sfuggire l'occasione per fare ulteriori precisazioni sulle opere realizzate per la Certosa, come il Ciborio bronzeo, che però non si trovano più qui. «Non c'è niente di più triste che vedere i vuoti che un tempo erano occupati dalle tele...Non è vero che sono tutte a Parigi, portatevi dai Napoleonici (solo una piccola parte è lì) : la maggior parte delle tele si trovano arrotolate nei depositi del museo di Capodimonte dove le ho viste con i miei occhi. Lì non servono a nessuno, anzi sono di ingombro; qui sarebbero a casa loro. Vi esorto a promuovere azioni perché le tele tornino in Certosa». Poi le conclusioni, segnate forse dal rammarico: «Io sognavo di ripristinare la biblioteca e il laboratorio, recuperare le tele, creare un museo con i beni della Certosa. È importante rendere alla Certosa ciò che era della Certosa».