Rapporto della Ragioneria generale: in un anno i beni reali, esclusi quelli finanziari, sono saliti a circa 160 miliardi di euro In calo terreni e fabbricati Un ufficio su tre è a Roma -------------------------------------------------------------------------------- ROMA - Armi leggere, armi pesanti, vigneti, pietre e metalli preziosi, libri e violini, mezzi di trasporto aerei. Nel bilancio dello Stato italiano cè di tutto e di più. Oltre a naturalmente la proprietà della grandi infrastrutture: dalle strade ferrate, alle case degli Iacp, agli impianti sportivi, allarredo degli uffici pubblici. Nel gran forziere del ministro dellEconomia Tommaso Padoa-Schioppa tutto ciò pesa per 159,6 miliardi di euro (il 60 per cento in più nel 2005 rispetto al 2004). I calcoli li ha fatti la Ragioneria generale dello Stato che ha pubblicato un ponderoso volume fitto di numeri e tabelle intitolato «Il patrimonio dello Stato: informazioni statistiche», in pratica lo stato patrimoniale dellAzienda-Italia. I 160 miliardi rappresentano soltanto uno «spicchio» delle proprietà dello Stato: la lista completa delle attività infatti comprende anche circa 494 miliardi di investimenti in partecipazioni societarie e in patrimonio degli enti pubblici. A fronte di questo attivo resta elevato il passivo, cioè tutti i titoli di Stato sui quali corrono gli interessi e che coincidono grosso modo con il debito pubblico: in totale di tratta di 1.953,5 miliardi. Lo «sbilancio» dellItalia resta ben evidente. Tornando al bilancio dei 160 miliardi di beni materiali emerge che tra il 2005 e il 2004 diminuiscono le abitazioni, restano stazionari gli impianti sportivi, aumenta la spesa per scrivanie e schedari da ufficio. Ci sono poi voci che fanno un vero e proprio balzo: la dotazione per «equipaggiamenti e vestiari», ad esempio, sfiora quasi il miliardo di euro (per la precisione è a quota 929,5 milioni), un ammontare più che triplicato nellultimo anno (nel 2004 la stessa voce del patrimonio valeva 280,2 milioni). Scorrendo le varie voci, si scopre dunque che nel patrimonio pubblico non ci sono solo quadri e bus, strade ferrate e luoghi di culto, navi da guerra e reperti archeologici, ma finanche vigneti e violini. Se si guarda alle sole «attività non finanziarie» in un arco di tempo più ampio, ovvero nel periodo 2001-2005, si registra una crescita del valore da 75,9 a 159,6 miliardi di euro, un paniere dunque più che raddoppiato. Gli aumenti più consistenti, sempre nel quinquennio, si registrano per uffici statali, caserme, armi. Ma anche il valore degli oggetti darte, giunto a quota 16,6 miliardi di euro, risulta aumentato dal 2001 al 2005 del 131 per cento. Per quanto riguarda infine la suddivisione di questo «tesoro» sul territorio, la Ragioneria rende noti i dati della distribuzione degli immobili, il cui valore complessivo è di 28,3 miliardi (in calo nel 2005 rispetto ai 29,9 dellanno precedente): la parte del "leone" spetta chiaramente al Lazio, che ospita la Capitale, dove si trovano immobili pubblici per 10,3 miliardi (in pratica un ufficio su tre è a Roma). A seguire ci sono la Lombardia (con una consistenza di immobili patrimoniali di 1,9 miliardi) e la Sicilia (1,8 miliardi). (r.p.)