CAMPI aleggia, ma non atterra mai sul convegno organizzato a Fiesole da Italianieuro-pei e dal sindaco Fabio Incatasciato su territorio e sviluppo. Davanti al portone del centro FiesoleArte una ventina di persone dei comitati di Asor Rosa (ma il professore non si vede: aveva chiesto di intervenire e il sindaco di Fiesole gli aveva risposto che si poteva solo ascoltare) ne fanno esplicito riferimento. "Campi non è "Unica" (nome di una coop di costruzioni ndr) e sola. C'è anche Fiesole, Bagno a Ripoli, Im-pruneta, Greve, Monticchiello etc. etc" c'è scritto sul cartello che porta Ornella De Zordo (capogruppo fiorentina di Unaltra-città). Dentro alla sala (le cui finestre si affacciano sul parallelepipedo di cemento che sta sorgendo nell'area Garibaldi), è il segretario dei Ds toscani Andrea Manciulli a sfiorare la vicenda Campi (senza citarla espressamente) spiegando che, «come dimostrano anche le vicende di questi giorni», in Toscana è «molto forte la pressione» della rendita immobiliare. Insomma, se tutti (comitati e amministratori) sono d'accordo che il territorio della Toscana è un beneprezioso, il problema nasce quando si deve stabilire come difenderlo evitando da una parte l'immobilismo («Non possiamo diventare un pensionato dorato» esemplifica Manciulli spiegando che il primo problema è che non si fanno più figli) e dall'altra l'avanzata incontrollata del cemento. Così se il presidente della Toscana Claudio Martini offre un'alleanza ai comitati per combattere «il nemico comune che è la speculazione edilizia», Martella Zoppi, già assessore regionale ma a Fiesole come professore di urbanistica, chiede «regole certe e chiare» per evitare «discrezionalità» e «conflitto di interessi» dove si confondono le funzioni di con-trollori e controllati. Regole che per l'assessore toscano al territorio, Riccardo Conti, sono presenti nel piano d'indirizzo territoriale che sta per essere adottato in Regione. Conti, che nella fase di discussione del Pit ha già dato l'ok a numerose osservazioni degli ambientalisti (respinta solo quella contro l'autostrada Tirrenica) dice che sviluppo e tutela sono principi che il piano mette, finalmente, insieme e che il territorio non «è solo vincolo, ma anche risorsa», perché «il futuro della Toscana non può essere quello di vecchietti arzilli e progressisti». La chiusura tocca al segretario nazionale Ds Piero Fassino che elogia il governo del territorio della Toscana («se tutta l'Italia fosse come la Toscana saremmo molto più avanti») e ricorda il 1988 quando a Massa si tenne il primo referendum popolare per chiudere una fabbrica inquinante: la Farmoplant. Uno spartiacque anche per la sinistra. Perché da allora le questioni ambientali, la «qualità dell'aria, del cibo, della vita» sono diventate centrali. Da qui il riconoscimento del ruolo positivo svolto dai comitati («vanno ascoltati»), ma anche la necessità che dopo il confronto la decisione sia presa. Decisione che spetta «a chi risponde democraticamente ai cittadini perché è stato eletto», non ai soprintendenti che sono funzionari statali. «Perché alla fine se un'opera non si fa poi i cittadini ritengono responsabile il sindaco». Annotazione confermata anche dai dati da una ricerca condotta dal professore Massimo Morisi in base alla quale «il 72-73 dei toscani ritiene che il governo del territorio spetta in primo luogo a chi è stato eletto».