ROMA Già promessa ed annunciata dal ministro Urbani un anno fa, la nuova legge sul cinema dovrebbe essere presentata oggi al Consiglio dei Ministri. L'approvazione è scontata, tant'è che il titolare dei Beni Culturali ha già convocato per domani a Venezia una conferenza stampa al fine di illustrare le novità del provvedimento. Il cambiamento più rilevante riguarda il settore della produzione con l'introduzione del "reference System": attraverso questo meccanismo i contributi statali saranno assegnati non tanto in relazione alle qualità artistiche del progetto, come è accaduto finora, quanto in base alla solidità economica della produzione che è alle spalle del film. Il provvedimento, introdotto con la dichiarata ambizione di favorire la crescita industriale dell'asfittica imprenditoria cinematografica italiana, rischia tuttavia di penalizzare i nuovi autori, i produttori indipendenti, la sperimentazione e le novità. Inoltre, come temono molte associazioni e categorie cinematografi che, il "referencc System " potrebbe essere usato per garantire un maggior controllo ideologico sul cinema. Ma, secondo indiscrezioni raccolte, i maggiori contrasti sul decreto Urbani hanno riguardato il settore dell'esercizio, terreno di scontro fra due concezioni opposte: la dirigenza dei Beni Culturali avrebbe voluto conservare la responsabilità sulla concessione delle licenze per l'apertura di nuove sale, in questo momento in grande espansione, Bossi insisteva per il trasferimento di queste competenze alle Regioni. In quest'ultimo caso il rischio potrebbe essere quello di una diversità di pararmetri da regione a regione. Alla fine il compromesso potrebbe essere quello di mantenere allo Stato la responsabilità perle sale superiori ad una certa capienza e demandare alle Regioni la gestione delle sale sotto suddetta capienza. Tuttavia a stabilire quote, cifre e finanziamenti, non sarà il decreto delegato, che prevede semplicemente l'impianto architettonico del provvedimento, quanto i successivi regolamenti che, successivamente al parere consultivo di Camera e Senato e alla definitiva approvazione da parte del governo, saranno emanati direttamente dal Ministero dei Beni Culturali. È solo a quel punto che emergerà nel concreto la reale volontà politica di intervenire sul cinema; poiché le risorse a disposizione del settore non vengono modificate, si tratterà di riequilibrare le quote e se qualcuno verrà favorito, altri necessariamente dovranno essere penalizzati. In realtà il decreto delegato Urbani, come del resto ha già chiarito Carmelo Rocca, segretario generale del Ministero dei Beni Culturali, non e una legge ex novo, ma un'integrazione della normativa esistente. Infatti la formula del decreto delegato impedisce di legiferare su tutta una serie di snodi vitali: i rapporti con la televisione, il problema delle concentrazioni e dell'antitrust, il tax shelter, il gruppo pubblico. Solo quando si interverrà anche in questi settori si potrà parlare di una vera e propria legge sul cinema.
Arriva la legge sul cinema: vincono i produttori ricchi
Il ministro dei Beni Culturali, Urbani, ha annunciato la presentazione di una nuova legge sul cinema al Consiglio dei Ministri. La legge prevede l'introduzione del "reference System", che assegna contributi statali in base alla solidità economica della produzione, piuttosto che alle qualità artistiche. Questo potrebbe penalizzare i nuovi autori e i produttori indipendenti. Il settore dell'esercizio del cinema è stato oggetto di contrasti tra la dirigenza dei Beni Culturali e il ministro Bossi, che ha insistito per il trasferimento delle competenze alle Regioni. Il compromesso potrebbe essere quello di mantenere la responsabilità dello Stato per le sale superiori ad una certa capienza e di demandare alle Regioni la gestione delle sale sotto tale capienza.
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