CAGLIARI. L'anfiteatro Romano non è del Comune ma dello Stato centrale. Chissà che cosa penseranno quei signori che, tra qualche decina d'anni, avranno l'ardire di fare la storia recente di questo monumento? Si troverebbero di fronte centinaia di articoli sul rivestimento in legno per le tribune (contenenti polemiche tra sovrintendenze e Comune, e tra questo e parte della società civile), per poi arrivare a sapere che sarebbe stato tutto più facile se fosse stata chiara la titolarità del bene. La diatriba sarebbe stata probabilmente già risolta. Ma così non è avvenuto nonostante fosse stato creato un comitato pubblico per la «liberazione dell'anfiteatro». Il comitato era stato promosso dall'archeologo Giovanni Lilliu e dallo studioso Antonio Romagnino, unanimamente considerati due «grandi vecchi» di Cagliari e della Sardegna. La logica che aveva portato a quel rivestimento fu quella di un utilizzo megliore del monumento per lo spettacolo, per godere delle suggestioni di un luogo così magico. Nello stesso tempo, però, le persone e gli intellettuali favorevoli alla difesa e alla valorizzazione dei valori storici dell'anfiteatro dissero che era come se fosse stato messo un pigiama alla storia. Ora, però, alla sovrintendenza ai beni archeologici hanno scoperto, attraverso alcuni documenti, che il bene non è del Comune, come tutti pensavano, ma dello Stato centrale. A questo punto la richiesta di vincolo archeologico, che il sovrintendenze Vincenzo Santoni aveva annunciato, non è più necessaria. Lo Stato centrale e, quindi, i suoi organismi periferici di tutela possono intervenire subito. «Credo che questa nuova situazione agevoli sostiene Lilliu il processo che si chiede da anni: che si tolgano le tavole che rivestono il monumento. Noi, da parte nostra, abbiamo fatto la nostra parte mobilitandoci e cercando si sensibilizzare l'opinione pubblica. Ora è più facile arrivare a un risultato positivo». Purtroppo, lamenta Romagnino, in questi anni abbiamo assistito acchè un momento di questo valore fosse quasi dimenticato. Mentre mi sembra importante dare voce nuova a questo monumento: riprendere il discorso e dire che non solo esite, ma che può anche essere visto e, speriamo, visitato presto come era prima del rivestimento in legno». Nello stesso tempo va detto che le voci di un suo (del monumento) coinvolgimento nella stagione di musica e spettacolo estiva è data quasi per certa. Lo stesso sindaco Emilio Floris ne ha parlato al borsino del turismo (Bit) di Milano: come elemento forte per rendere Cagliari più appetibile. Secondo il coordinatore delle sovrintendenze regionali, Paolo Scarpellini, però, la novità («di cui io non sono a conoscenza») di una proprietà dello Stato centrale e non del Comune del sito archeologico, «non cambia i termini della questione. Col Comune c'è un discorso e una contrattazione già in atto». Ma quest'estate l'anfiteatro sarà utilizzato per lo spettacolo e, quindi, manterrà il rivestimento? «Il problema non è quello di un mese in più o in meno, ma quello di avere un programma preciso di ripristino del sito nelle sue condizioni iniziali. In questo momento l'unico vincolo è il buon senso. Bisogna trovare un altro spazio per i grandi eventi in città (e mi sembra che l'amministrazione comunale si stia muovendo in questa direzione) e riavere la fruizione completa del monumento. E farlo in modo preciso e programmato anche perchè smantellare le travi non sarà una banalità». Parte del rivestimento è stato puntellato nella roccia, non sulle gradinate ma in alcuni punti del terreno. A suo tempo quando si era arrivati all'accordo (poi contestato) tra Sovrintendenze, Comune ed teatro lirico si era parlato di ripristino completo, eliminando anche i fori su cui sono state puntelate le assi (tramite l'utlizzo di uno stesso tipo di roccia). Ma i costi dello smatellamento erano tali che farlo una volta all'anno (a fine stagione) venne considerato eccessivo. E il pigiama in legno non venne mai sfilato. Recentemente, inoltre, il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della terra hanno depositato un esposto alla procura della Repubblica nel quale ripercorrono la travagliata vicenda dell'arena romana e fanno riferimento al nullaosta paesaggistico, concesso nel 1998, «che risulta ormai ampiamente scaduto». In sostanza la struttura in legno installata ai tempi dell'amministrazione guidata da Mariano Delogu si sarebbe trasformata in un'opera abusiva. Anche perchè l'autorizzazione era ancorata al «carattere di amovibilità e temporaneità dell'intervento» e il consiglio comunale si era allineato perchè il progetto era costituito «essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ed accezione di alcuni locali di modesto volume». Si trattava, nelle intenzioni e in base agli annunci pubblici, di un'installazione provvisoria. Oggi, infine e anche grazie alla nuove scoperte sulla proprietà dell'immobile, ridare fruizione pubblica completa a uno dei monumenti più importanti della Sardegna dovrebbe ridiventare possibile.
Colpo di scena: l'anfiteatro romano è dello Stato
L'anfiteatro romano di Cagliari non è del Comune ma dello Stato centrale. Questa scoperta è stata fatta grazie a documenti recentemente scoperti. Il comitato pubblico per la liberazione dell'anfiteatro, creato dall'archeologo Giovanni Lilliu e dallo studioso Antonio Romagnino, aveva proposto un rivestimento in legno per le tribune per un utilizzo meglio del monumento. Tuttavia, le persone e gli intellettuali favorevoli alla difesa e alla valorizzazione dei valori storici dell'anfiteatro hanno criticato questo piano, considerandolo come un "pigiamare alla storia". Oggi, con la scoperta della proprietà dello Stato centrale, la richiesta di vincolo archeologico non è più necessaria.
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