MILANO - II cinema italiano si sta finalmente risollevando: ne sono convinti 7 pubblicitari su 10. È guanto risulta da un'inchiesta condotta da Meta Comunicazione, attraverso 90 interviste ad alcuni tra i più noti pubblicitari ed esperti di comunicazione e marketing. Gli esperti di comunicazione non hanno dubbi: «All'estero il cinema del Belpaese, tranne rare eccezioni, è ancora conosciuto solo per il neorealismo e la commedia. Servono interventi decisi per rilanciarlo. Bisogna far crescere nuovi talenti ma soprattutto puntare di più su marketing e produzione» ROMA - Meno soldi pubblici al cinema, «ma in forma più oculata», vale a dire con criteri di valutazione di tipo più industriale che artistico e dunque una maggiore garanzia di rientro. Lo Stato, che dal 1996 al 2002 ha finanziato 335 film italiani per un totale di 460 milioni di euro (solo il 18 per cento dei quali sono stati restituiti) dice basta agli "sprechi": d'ora in poi s'impegnerà a coprire fino a un massimo del 50 per cento il costo di un singolo film (contro il 70, perfino 90 per cento attuale) e soprattutto concederà il credito agevolato solo a quei produttori o quegli autori che dimostrino di possedere una solidità commerciale: vale a dire persone che già sono nel mondo del cinema, hanno girato film, possibilmente hanno anche incassato e di conseguenza hanno tutte le carte in regola per recuperare, e soprattutto restituire, i finanziamenti ricevuti. Fino a ieri bastava presentare una sceneggiatura convincente. Da domani, per attingere alle generose casse dello Stato, la genialità non sarà più sufficiente e debuttanti o "dilettanti" del mercato saranno inesorabilmente respinti. Arriva il reference System: questa espressione che richiama scenari da alta finanza e presto diventerà familiare a produttori, registi, autori e attori di casa nostra, riassume l'innovazione più significativa della nuova legge sul cinema che giovedì 28, secondo giorno della Mostra di Venezia, verrà presentata a Roma, al Consiglio dei Ministri, il giorno dopo al Lido il suo promotore, il i ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani, incontrerà la stampa e gli addetti ai lavori per spiegare il senso del provvedimento e rispondere alle eventuali critiche. I dettagli della nuova legge - che sostituisce l'antica 1213 del 1965 a sua volta parzialmente corretta dalla 153 del 1994 - non sono stati ancora divulgati ma l'introduzione del reference system fa già discutere il mondo del cinema. Dopo la presentazione del disegno di legge, si faranno i decreti che fissano i parametri in base ai quali si potranno richiedere i finanziamenti; una serie di tabelle, costellate di "punti" e di meriti che i postulanti dovranno possedere per accedere ai fondi pubblici. Si creerà così una sorta di anagrafe informatizzata del cinema, i cui dati verranno raccolti da Cinecittà Holding che a sua volta li trasmetterà al ministero. In nome del reference, si costituirà anche un albo dei produttori e verrà riformata la composizione dei membri delle commissioni ministeriali che decidono l'elargizione dei finanziamenti: ci saranno meno "artisti" e più manager. La nuova legge, che per il momento non introduce il tax shelter, cioè la detassazione degli utili reinvestiti nella produzione, non mancherà di scatenare la discussione. E verrà criticata soprattutto perché il reference system rischia dì cristallizzare il mercato, vale a dire di dare i soldi a chi il cinema la fa già e, in teoria, non avrebbe bisogno dell'aiuto dello Stato. Per ovviare a questo scompenso, il provvedimento manterrà i finanziamenti speciali per le opere prime e seconde, il famoso articolo 8, (figlio a sua volta del "28") che nel passato ha reso possibile tanti debutti qualificati. Ma ha generato anche molte illusioni, dispersioni, sprechi: gli stessi che evidentemente la nuova legge vuole evitare, scegliendo il "male minore" di sacrificare la volatilità istituzionale del cinema (che in tutto il mondo viene alimentato da continue immissioni di talenti) alla professionalità e all'affidabilità commerciale. Solo 4 film girati coi soldi dello Stato ROMA - Nessuno dei primi cinque film italiani che nel 2002 hanno dominato il box office (Pinocchio, La leggenda di Al John Jack, Natale sul Nilo, Merry Christmas, Febbre da cavallo) è stato realizzato con il contributo dello Stato. E solo quattro, sulla lista dei primi sedici, avevano ottenuto i finanziamenti pubblici: Amnesia di Gabriele Salvatores, L'ora di religione di Marco Bellocchio, Brucio nel vento di Silvio Soldini e Callas Forever di Franco Zeffirelli.
Cinema, nasce il finanziamento a punti
Un'inchiesta condotta da Meta Comunicazione ha rilevato che il cinema italiano si sta finalmente risollevando, con 7 pubblicitari su 10 che ritengono che il cinema italiano sta guadagnando popolarità all'estero. Tuttavia, gli esperti di comunicazione ritengono che il cinema italiano debba fare più per rilanciarsi, in particolare puntando su marketing e produzione. Il governo italiano ha deciso di ridurre i finanziamenti pubblici al cinema, ma in forma più oculata, con criteri di valutazione più industriali che artistici. Il governo ha anche deciso di creare un sistema di riferimento, noto come "reference system", che valuterà la solidità commerciale dei produttori e degli autori prima di concedere finanziamenti pubblici.
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