Lintervento fu progettato dallarchitetto Luigi Canina e inaugurato nel 1825. Pensato come un luogo di delizie tra scogli e salici -------------------------------------------------------------------------------- «Una volta completati i lavori, a piazzale Flaminio tornerà un altro piccolo gioiello della città, sarà ricostruito il ninfeo di Villa Borghese. È la dimostrazione che si può ammodernare recuperando il passato». Le parole del presidente della Regione, Piero Marrazzo, lasciano solo intuire, in estrema sintesi, la preoccupazione di residenti e associazioni per le sorti di Villa Borghese una volta aperti i cantieri. Sei anni di travaglio in cui si è passati dallopposizione radicale al progetto alla collaborazione propositiva, che ha prodotto la decisione di ripristinare il laghetto. Sono stati il Comitato in difesa di Villa Borghese e lassociazione Villa Strohl-Fern infatti a proporre di recuperare lintervento paesaggistico dellarchitetto Luigi Canina, lo stesso che realizzò a piazzale Flaminio il monumentale ingresso alla villa con i Propilei greci. Il laghetto, inaugurato intorno al 1825, era situato subito dopo i propilei, a sinistra per chi entrava nella villa, nella zona più depressa del terreno, che si prestava ad essere trasformata in un invaso. Nelle intenzioni del Canina doveva essere un "giardino delle delizie", come tanti in cui i nobili si dedicavano ai loro svaghi, movimentato dallelemento naturalistico degli scogli e da salici piangenti. Ma il ninfeo ebbe vita breve. Il danneggiamento dellacquedotto che lo alimentava in seguito alle cannonate dellesercito francese sceso in aiuto del papa contro la Repubblica romana di Mazzini nel 1849 causò il ristagno dellacqua e trasformò il laghetto in una fabbrica di zanzare malariche. Allepoca, bisogna ricordarlo, la malaria ancora imperversava nelle campagne romane. Dunque nel 1850 il laghetto fu prosciugato. I lavori di ristrutturazione della stazione di piazzale Flaminio saranno loccasione per ripristinarlo. Le imprese vincitrici della gara dovranno riprodurre esattamente unincisione anonima della prima metà del XIX secolo che lo rappresenta, ritrovata al Museo di Roma. «Saranno lavori delicati - conferma Marrazzo - perché oltre al patrimonio archeologico dovremo difendere quello ambientale». I rappresentanti del comitato e delle associazioni riferiscono di una strada romana ritrovata nella fase degli scavi preliminari e di altri reperti sempre di epoca romana. «Dieci tigli secolari purtroppo andranno persi - racconta Karine Robert, del Comitato in difesa di Villa Borghese - ma per il resto ci sono precise prescrizioni della Regione, redatte a seguito di una rigorosa valutazione di impatto ambientale che noi stessi abbiamo chiesto, appoggiati da Italia Nostra e dagli Amici di Villa Borghese di Suso Cecchi DAmico. Durante i tre anni di lavori continueremo a vigilare».