Il governo sta trattando per 50.000 miliardi la cessione dei ministeri ecc. Io vorrei risparmiare Palazzo Chigi e la Farnesina svuotando, dopo una doverosa verifica, le cantine delle pinacoteche e dei musei archeologici. Il perché della maxi-vendita è colmare il non grasso deficit del 2004, ma soprattutto assicurarsi vari anni di infrastrutture. Carlo Veronesi (Bologna) Io, per essere subito chiaro, non baratterei la Fontana di Trevi con un nuovo pezzo di autostrada. E non cederei neanche Brera o gli Uffizi per un modernissimo viadotto. Mi sembrano proprio scambi cervellotici. Non faccio allarmismo, gentile signor Veronesi, e non parlo al futuribile: i nostri beni artistici sono a massimo rischio. E' storia nota, se fin dalla nascita (1974) il relativo ministero è stato la cenerentola dei bilanci e degli investimenti. Ma ai vecchi mali si aggiunge ormai con la Patrimonio Spa e la Società per la Cartolarizzazione degli Immobili Pubblici, in sigla Scip il pericolo di vendite e svendite e affittanze che lasciano presagire il peggio. E sa perché? Perché dietro allo slogan tremontiano del "fare cassa" a ogni costo si cela un degrado etico e culturale avvilente: voglio dire la perdita dell'idea stessa che un museo, un palazzo antico, una pinacoteca o una necropoli appartengono alla comunità, sono un tesoro collettivo, non destinato alle trame finanziarie ma a frutti sociali, alla trasmissione del sapere e dell'identità di un popolo, al turismo, alla formazione dei giovani. Altro che gioielli di cui disfarsi. E' questo che è in gioco. Giusto il contrario del profitto che guida il capitale anche di fronte a Giotto o a una stele romana. Ecco, signor Veronesi, quando sento parlare tranquillamente di cessione di edifici demaniali o di magazzini di musei da svuotare (in barba al principio dell'inalienabilità) mi preoccupo molto. La partecipazione dei privati la lanciò Ronchey è un conto, e funziona. Ma tutt' altra cosa è lo Stato che, anziché impegnarsi a valorizzarli, commercia con beni inestimabili, di tutti. Questo, se si tratta della Fontana di Trevi, lo possono fare solo Totò e Nino Taranto. Loro, almeno, ci ripagano con una bella risata.