Nell'atrio e nei corridoi, fra una porta che si apre e qualche spiffero, si impara come nasce un libro. I ragazzi sono attenti alle spiegazioni, il rito della rilegatura è affascinante. Ma lo spazio per apprendere quest'arte è il meno adatto. Perché l'Istituto di Patologia del libro, che ha la sua sede in una bella villa in via Milano, è adesso diviso per due. E deve «convivere» con il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli archivi di Stato: una coabitazione non infelice dal punto di vista degli scopi comuni e dei comuni interessi, ma -come dire? - l'edificio, con i suoi relativi spazi, non basta per tutti e due. Un «accorpamento» felice da un certo punto di vista, infelicissimo dall'altro. L'unione è avvenuta proprio quando, dopo anni di attesa, possono riprendere i corsi di specializzazione universitaria per la conservazione e il restauro del patrimonio librario. Una scuola di alta e molto particolare formazione, per la quale c'è sia grande richiesta, sia sempre maggiore necessità. I corsi rischiano, però, ancora una volta di non partire. Proprio perché impossibile trovare le aule per le lezioni. «Il "Regolamento" per far ripartire questa scuola di specializzazione è pronto - spiega la direttrice dell'Istituto Armida Batori - E sta per andare alla conferenza Stato-regioni. Ci sono finalmente tutte le condizioni per riprendere dopo anni e anni di attesa. Si colma, finalmente, un vuoto. Ma in questo scenario - aggiunge - in cui la scuola di specializzazione, con richieste anche a livello europeo, può ripartire, non abbiamo più le aule. Non ci sono più gli spazi per la didattica e per i laboratori». L'Istituto per la Patologia del libro di via Milano è uno dei luoghi più qualificati per il restauro e la conservazione dei libri antichi. Esporta le proprie competenze e guida il progetto per la «Conservazione preventiva» del patrimonio librario, finanziato dalla comunità europea. E i ricercatori di via Milano, 40 in tutto, che da anni si occupano di incuneandoli, pergamene e volumi sono sempre più richiesti. «È un settore - spiega Armida Batori - che richiede figure professionali che stanno sparendo, ormai c'è solo la vecchia guardia. Ecco perché questi nuovi corsi di alta specializzazione sono attesis-simi, non solo dagli studenti». Il bando per la ripresa della scuola di formazione dovrebbe partire alla fine del 2007: ovviamente, i corsi sono a numero chiuso. Ma anche con un numero di studenti prefissato, mancano le aule. «Sul principio di questo accorpamento con gli archivi nulla da eccepire - afferma la direttrice dell'Istituto - Ma il "condominio" sta creando dei grandi disagi. Mi auguro che possano essere superati in corso d'opera in modo da far finalmente e nuovamente ripartire la formazione». Intanto, però, per i ragazzi delle scuole romane e laziali (in un anno è stata raggiunta la quota di 1300 alunni che hanno visitato l'istituto e imparato come nasce un libro), non ci sono altro che i corridoi e l'atrio dell'edificio. Eppure «è un'attività alla quale teniamo moltissimo - conclude Armida Batori - Perché i laboratori di didattica per gli allievi, soprattutto delle medie ed elementari romane, sono uno dei nostri fiori all'occhiello. Sono stati ideati e vengono realizzati con grande cura e attenzione. I ragazzi imparano a costruire un libro e rilegarlo. Oggi in una situazione di grande disagio. Speriamo solo che sia temporanea».