Nello studio dell' avvocato Guarienti verranno portate le prove della burla. Le sculture furono recuperate il 15 febbraio Gli autori del presunto falso escono allo scoperto. Ehanno già trovato dei sostenitori I leoni ritrovati in Adige sono il frutto di una burla? Questa mattina nello studio dell'avvocato Guariente Guarienti la domanda troverà una risposta e la «banda» degli autori uscirà allo scoperto portando le prove che di scherzo trattasi. In una conferenza stampa si sveleranno i retroscena di quella storia a più capitoli che tanto assomiglia a quella del ritrovamento delle false teste di Modiglioni che vent'anni fa mise in croce Durbè e Argan. Il fatto. Il 15 febbraio scorso durante i lavori di risagomatura dell'alveo dell'Adige ad opera del Genio Civile, sono emersi alla luce due leoni scolpiti in pietra. Forse antichi, forse autentici, forse romani. Forse. Il dubbio in questa storia è il soggetto principale. A mettere ordine tra le varie supposizioni di origine e appartenenza, arriva, qualche giorno dopo il ritrovamento, il parere del sovrintendente ai Beni Archeologici Giuliana Cavalieri Manasse: nessun dubbio, si tratta di due reperti antichi risalenti all'epoca romana. I pareri discordanti. Non tutto il mondo dell'arte però, si trova d'accordo con la dichiarazione di autenticità delle due sculture. L'architetto Giorgio Forti avanza qualche perplessità suggerendo per primo l'ipotesi che possano essere opera di studenti dell'Accademia di Belle Arti. Così Riccardo Manasse, professore di scultura della Cignaroli, conferma che basta uno scalpello, qualche mese di lavoro, due blocchi di pietra, per ottenere due sculture come quelle trovate in Adige. «E di studenti bravi ne ho diplomati molti», commenta. Le lettere di rivendicazione. A seguito dell'uscita sui quotidiani della notizia del ritrovamento, vengono spedite all'architetto Forti, al Sovrintendente, al professor Cassini e ai giornali tre lettere dal contenuto curioso. «I leoni li abbiamo fatti noi. Partendo da due pietre antiche recuperate dall'alveo dell'Adige ci siamo ispirati ad alcuni disegni trovati in un vecchissimo testo di storia dell'arte. Per l'invecchiamento abbiamo usato alcol e una candela, mentre per le fratture e i tagli è bastato uno scalpello»: firmato Antonio. Ma nessuna prova, foto o filmato, arriva a conferma delle affermazioni, almeno fino ad oggi. Le reazioni. «Se è vero che è tutto frutto di una burla, gli autori meritano un plauso. Se poi si tratta di giovani ancora meglio. Oggi sono tacciati di violenza e cattiveria, ma se invece hanno ancora voglia di scherzare, vanno a rinverdire lo spirito goliardico montebaldino che si riassume nel motto "veronesi tutti matti". Lo trovo uno scherzo geniale, che mi piace», è il commento di Giorgio Forti alle missive ricevute. Della stessa idea il professor Riccardo Cassini. «Sono stati bravi, ma gli suggerisco, per la prossima volta di essere ancora più raffinati. Se di scherzo trattasi si ritorna ad un clima d'altri tempi, dove c'era l'abitudine della burla carnevalesca. È comunque una storia che mi piace, che contribuisce a movimentare il dibattito sul mondo dell'arte e sull'autenticità delle opere d'arte. Sono quasi dispiaciuto che gli autori vengano già allo scoperto, avrei voluto che se ne parlasse ancora». L'antecedente storico. A questo punto della storia tornano alla memoria gli universitari livornesi che nel 1984 con strumenti casalinghi tipo trapano e attrezzi Black Decker scolpirono tre teste attribuite dai maggiori esperti e critici d'arte ad Amedeo Modiglioni. Qualche settimana dopo i ragazzi vennero allo scoperto attribuendosi la paternità dell'opera e mandando in subbuglio il mondo dell'arte. Anche se l'ombra di un pesce d'aprile incombe sulla rivelazione, oggi pure il giallo veronese sarà risolto.
Leoni trovati in Adige, oggi si svela il mistero?
Nel febbraio scorso, durante i lavori di risagomatura dell'alveo dell'Adige, sono emersi due leoni scolpiti in pietra. La loro autenticità è stata messa in discussione, con alcuni esperti che ritengono che possano essere opera di studenti dell'Accademia di Belle Arti, mentre altri sostengono che siano reperti antichi risalenti all'epoca romana. I leoni sono stati ritrovati in un'area dove sono state recuperate due pietre antiche, e gli autori della burla hanno già trovato sostenitori. Le lettere di rivendicazione sono state spedite a vari destinatari, ma non è stata trovata alcuna prova a confermare le affermazioni.
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