TREVISO - Per la mostra "L'impressionismo e l'età di Van Gogh", sono arrivati 600mila visitatori in cinque mesi, un record. Forse troppi. La prossima, "I colori del Sud da Cezanne a Bonnard" prenderà il via l'11 ottobre. Ma sarà l'ultima affidata dalla Fondazione Cassamarca di Treviso alla società Linea d'ombra di Marco Golden. «È stato un successo "muscolare" che non ci piace sostiene Dino De Poli, presidente della Fondazione . Scicentomila persone sono troppe per un edificio che non è in grado di contenerle. E i costi sono enormi: oltre 5 milioni di euro, coperti dalla vendita dei biglietti solo per il 10». Così, dopo la mostra che si aprirà a ottobre, le prossime avranno una cadenza triennale e soprattutto un numero chiuso: «Duecentomila presenze all'anno sono più che sufficienti» aggiunge De Poli. Ma la decisione di mettere un tetto ai visitatori delle mostre non esprime la volontà di limitare le iniziative per valorizzare il territorio della Marca trevigiana. Anzi. La Fondazione ha salvato i teatri chiusi della città, e oggi ne gestisce, in concessione o in proprietà, ben sei, recuperati e restaurati a proprie spese, a Treviso, Vittorio Veneto e Pieve di Soligo. L'ultimo, il Teatro Comunale di Treviso, un ex teatro di tradizione, completamente ristrutturato e messo a norma, sarà inaugurato il 15 novembre con un concerto della Royal Philarmonic Orchestra di Londra. La spesa complessiva per il ripristino, totalmente a carico della Fondazione che ha ottenuto dal Comune la concessione del teatro per 30 anni, è stata di 20 milioni di euro circa. E ancora. Dopo 700 anni la Fondazione ha riportato in città l'università, grazie alla collaborazione con l'ateneo di Padova e con Ca' Foscari di Venezia, ma grazie soprattutto al recupero di vecchi edifici (l'ex Distretto militare, il Palazzo della Dogana, la Villa Franchetti e così via) affidato ad architetti come Paolo Portoghesi, Renzo Piano e Mario Botta. Un insediamento, quello universitario, che costa 6 milioni di euro all'anno di spese correnti, accoglie nei campus 3mila studenti e l'anno scorso ne ha ospitati 40 solo provenienti dall'Australia. Poi ci sono i mille ettari della Tenuta Ca' Tron, acquistata per 42 miliardi di vecchie lire nel 1998 dalla Usl che l'aveva messa all'asta, salvata da un progetto che ne prevedeva l'utilizzo come discarica e dove è stato avviato un progetto per realizzare un centro internazionale di ricerca di ingegneria genetica e biotecnologie. A ciò si aggiunge la scuola di sperimentazione teatrale e musicale aperta nella restaurata Villa Ca' Zenobio. L'ultimo campo esplorato, infine, è quello del turismo. Accertata la presenza di acque termali nella zona tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene, saranno costruiti due alberghi e due stabilimenti per la produzione di acqua minerale. E già è allo studio l'ipotesi di aprire un albergo anche a Treviso. «L'unica cosa di cui non ci occupiamo è l'industria» spiega De Poli, 73 anni, che si definisce «un politico e non un economista, anzi un brontosauro della Prima repubblica», dopo una vita spesa nelle fila della Democrazia cristiana. È un caso particolare quello della Fondazione Cassamarca, probabilmente l'unica in Italia che non solo eroga fondi ma gestisce direttamente le attività. Con un punto di riferimento preciso: le radici locali. E degli obiettivi chiari: «Io non parto se non so dove voglio arrivare» sostiene De Poli. E aggiunge: «L'internazionalità è un elemento costitutivo della nostra Fondazione», un'internazionalità che affonda le radici nella storia e nell'umanesimo in particolare. Da qui il finanziamento di lettorati e cattedre di insegnamento in Australia e Canada, ma anche in Brasile e Argentina. Per De Poli la Fondazione è un'istituzione «privatissima, non profit. La finalità resta pubblica - dice - ma i modi sono privati». E per muoversi con maggior agilità nella gestione di un patrimonio che a fine 2002 ammontava (come patrimonio netto) a 467,2 milioni di euro, con un totale di spese nel settore artistico pari a oltre 13 milioni di euro, sono State costituite delle società per azioni («Lo strumento privatistico è più agevole per operare» spiega De Poli). Così sono nate Civibus, che si occupa dei lavori di recupero edilizio; Teatri, cui è affidata la programmazione delle sale (1.400 abbonamenti, un tasso di riempimento tra l'5O e il 90); Università, per la gestione e l'organizzazione logistica di studenti e professori; Tenuta Ca' Tron (l'attività prevalente è quella agricola) e infine Umanesimo latino, nata per seguire studi e ricerche a livello mondiale sul tema dell'Umanesimo. Ma non è escluso che la lista possa allungarsi. I programmi nel cassetto sono molti, a partire dal restauro e trasformazione in museo della casa Giorgione a Castelfranco Veneto, già deliberato dal Cda della Fondazione, fino al progetto per la valorizzazione dei prodotti tipici locali (compreso un caseificio per la sperimentazione dì formaggi all'interno dell'azienda agricola). Un fervore di attività destinato ad alimentare il potere d'attrazione di un territorio, la Marca trevigiana e il Veneto, dove con lo sviluppo dei Paesi dell'Europa dell'Est, per De Poli «si concentrerà l'economia del futuro».