Mentre i magistrati indagano sul "malaffare" di Campi, cioè sulla cupola degli affaristi che pilotavano (secondo le accuse) gare e appalti, sulle responsabilità dei membri dellufficio tecnico, infine sulla liceità o meno degli indici di costruzioni del regolamento urbanistico rispetto alle prescrizioni del piano strutturale, è possibile trarre tre lezioni dalla vicenda. La prima investe il rapporto tra crescita immobiliare e crescita industriale-manifatturiera; la seconda e la terza chiamano in causa il piano di indirizzo territoriale della Regione laddove fissa clausole di salvaguardia per evitare il ripetersi di fattispecie tipo quelle di Campi e introduce il ricorso allavviso pubblico come strumento di osmosi tra il meglio del pubblico e il meglio del privato nel governo del territorio. Primo. Lesplosione di cemento che avrebbe trasformato Campi in una città da 38.000 a 75.000 abitanti (lasciando impregiudicati tutti i servizi pubblici connessi a una tale crescita) è concepibile in un sistema cittadino (e non solo) che fa dello sviluppo immobiliare la prospettiva fondamentale della crescita economica. Non si tratta soltanto di una visione distorta delluso del territorio, ma di una concezione del territorio come unica risorsa disponibile e quindi è sul territorio che si concentrano tutti i possibili appetiti, legittimi e non. Lovvia conseguenza, a prescindere dagli aspetti criminali delluso della rendita fondiaria, è che chiunque abbia obiettivi di investimento finanziario difficilmente trova alternative altrettanto profittevoli. Il valore dei terreni, stando alle intercettazioni, è cresciuto in poche settimane fino a venti volte (aprendo la strada a possibili penetrazioni di denaro sporco in un contesto privo di anticorpi per affrontare operazioni di riciclaggio): perché mai una impresa manifatturiera, quasi sempre a struttura familiare e con difficoltà di innovazione tecnologica, non dovrebbe considerare linvestimento immobiliare più sicuro e più redditizio? Il piano regionale di sviluppo per la prima volta fa sua la necessità di un nuovo sviluppo delleconomia manifatturiera, abbandonando vecchi (e recenti) innamoramenti per una Toscana fondata sulle piccole dimensioni e sullo sviluppo dei servizi di qualità come obiettivi fondamentali e quasi esclusivi dello sviluppo. La lezione è che la Toscana rischia di implodere se non si dota di politiche dirette a favorire, e alla grande, lo sviluppo sostenibile di una nuova economia industriale. Secondo. Nel Pit si afferma che la previsione di nuova edilizia va sottoposta al duplice vaglio della verifica di coerenza con obiettivi e prescrizioni del Pit stesso e dellassunzione delle direttive e delle prescrizioni del Pit (insomma mai più Monticchiello, secondo gli ottimisti). Tutto questo non risolve di per sé il caso di Campi. Ma se la formulazione finale del Pit prevederà che i regolamenti urbanistici vigenti siano sottoposti anchessi a detta verifica di duplice coerenza, sarà fatto un bel passo avanti. Terzo. Lintroduzione dellavviso pubblico, detto in parole povere, mira a ridurre lo strapotere della rendita immobiliare, che in parte si fonda sullaccaparramento dei terreni destinati a edificazione nelle previsioni dei piani strutturali. In sostanza il pubblico chiede progetti al privato salvo poi deciderne lammissibilità nella formulazione del piano strutturale prima e del regolamento urbanistico dopo. Sulla carta è un modo per rimettere in concorrenza gli operatori privati. Se a questo si aggiungono (come si va discutendo in Regione sulla nuova legge sugli appalti) la revisione del sistema della "media mediata" (quello che avrebbe favorito la formazione della cupola) e lintroduzione della clausola etica per cui chi partecipa allappalto non può ottenere subappalti, ci sarebbero nuovi strumenti per riportare nellordine il difficile rapporto tra pubblico e privato nelluso e nella trasformazione del territorio. Sono idee che circolano, che hanno sostenitori e detrattori. Ma sembra che da qui occorra passare.
TOSCANA. URBANISTICA. Tre lezioni dallo scandalo del "malaffare" di Campi
Il caso di Campi, una città che avrebbe dovuto crescere da 38.000 a 75.000 abitanti, ma che è stata trasformata in una città da 38.000 a 75.000 abitanti grazie all'esplosione di cemento, è un esempio di come lo sviluppo immobiliare possa essere prioritario rispetto allo sviluppo industriale-manifatturiero. Il piano regionale di sviluppo della Toscana, che prevede la creazione di nuove aree industriali, è un passo in direzione di un nuovo sviluppo economico sostenibile. Tuttavia, il caso di Campi mostra anche come la rendita immobiliare possa avere un grande impatto sull'economia locale e come sia importante ridurre lo strapotere di questa rendita.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo