RISPONDE PIETRO GARGANO Allo scopo di supportare la tesi circa i numerosi danni (socio-economici, ambientali, alla sicurezza collettiva, alla viabilità e vivibilità, al patrimonio archeologico) che recherebbe il costruendo quarto supermercato (stavolta multipiano) nell'antico monumentale rione della Sanità a Napoli, la Rete della Sanità - che aggrega scuole, parrocchie, associazioni di volontariato, enti culturali, centri commerciali, singoli cittadini - ha prodotto uno studio sulla topografia cimiteriale paleocristiana sotto una significativa area, inspiegabilmente inesplorata. Si tratta del sottosuolo di via Sanità nelle fondamenta dell'ex cinema Felix (lo stesso nome, forse casuale, evoca qualcosa d'antico) e aree limitrofe. Su questo suolo di grande valore archeologico stava piantando (al momento i lavori sono fermi per i sopralluoghi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Campania) le proprie fondamenta l'ennesimo supermercato che continua a mettere a rischio-chiusura decine di piccoli esercizi commerciali, calpestando anche la storia. Lo studio della Rete della Sanità - organismo che si riunisce una volta al mese e si articola in gruppi operativi di lavoro - è un'occasione di autocritica riflessione collettiva per riaffermare il grande passato che è nel nostro futuro e cioè il valore dei giacimenti culturali da recuperare alla identità della nostra città e alla fruizione collettiva. E del turismo. Su queste aree di archeologia sacra - secondo il Concordato tra Stato e Vaticano - è direttamente competente la Santa Sede che, a Napoli, fa riferimento all'Ispettorato per l'Archeologia sacra presso le catacombe di San Gennaro a Capodimonte. La nostra città ha una lunga tradizione di studi e ricerche riguardo a questa materia: vorrei ricordare padre Aldo Caserta che nella seconda metà del '900 ha dato un grande impulso al restauro e alla fruizione collettiva delle catacombe che portano il nome del Patrono. Mi auguro che il cardinale Crescenzio Sepe voglia prodigarsi, con la sua sensibilità, affinché un così notevole reperto paleocristiano - ospita, tra l'altro, la tomba del 19 Vescovo di Napoli, San Vittore, ed è attiguo alla basilica di santa Eufemia in cui, nonostante l'incendio del 1973, si possono notare alcune modanature in stucco e il timpano all'esterno - possa essere una grande occasione per il riscatto e la riqualificazione della Sanità. Da un quartiere che fa notizia solo per i morti di camorra arrivano ora notizie diverse dalle solite: l'opportunità (che non va lasciata cadere) di un'occasione unica per disvelare e far pesare quel passato che è davanti a noi. Lo stesso imminente Maggio dei Monumenti, che il Comune intende dedicare alla memoria storica legata ai giacimenti cimiteriali, è in sintonia con il nostro peculiare Sos. Un Maggio unico può suggerire alle autorità di impiegare, anche nelle aree qui descritte, una parte della cospicua cifra - oltre 2.500.000 euro - di fondi Ue messi a disposizione della Regione Campania per l'archeologia sacra. Chissà se in questo quartiere, dove sembrano avanzare degrado e oblio, delinquenza e assenza di diritti sociali, disoccupazione e latitanza delle istituzioni, la storia riesca a uscire dal tunnel. E possa realizzarsi la profezia di due eminenti studiosi, A. Spinosa e N. Ciavolino, che in un libro edito da Regina nel 1979 scrivevano: «Se un giorno, ce lo auguriamo, si potessero eseguire dei saggi, forse si ritroverebbe la tomba di San Vittore e l'ingresso alle cripte cimiteriali del vico Lammatari». Francesco Ruotolo - NAPOLI La Sanità è un quartiere di straordinaria rilevanza storica, architettonica, culturale. Sta male e va aiutato. Il rilancio dell'archeologia sacra, legato a un'altra memoria fondamentale della città, dovrebbe essere la base di partenza di un progetto armonioso che sottragga la Sanità alle pagine di cronaca nera e le porti in quelle dello sviluppo.