LINTERVENTO "Caro sindaco, dialogare non vuol dire ascoltare..." "Presto invieremo a Fiesole i nostri esperti a valutare gli interventi" -------------------------------------------------------------------------------- Ho letto con stupore la risposta che il sindaco di Fiesole Fabio Incatasciato ha dato alla richiesta del Coordinamento dei Comitati toscani dessere invitato a prender parte alla discussione organizzata dalla Fondazione ItalianiEuropei e dal Comune di Fiesole sui problemi urbanistici e territoriali in quellimportante (e ora quasi simbolica) cittadina toscana: «Ben vengano se vogliono ascoltare, ma non è unassemblea pubblica che prevede il contraddittorio». Lunedì scorso, nel Seminario organizzato dallIstituto di Scienze Umane di Firenze sul «governo del territorio», lassessore regionale Riccardo Conti aveva ribadito, me presente: «Dialogo con chi dialoga». Se linterpretazione che ne dà Incatasciato è autentica e ufficiale, scopriamo che in italiano (a Fiesole) «dialogare» significa «ascoltare». Evidentemente o Conti si era spiegato male o noi lo avevamo capito male. In ambedue i casi ci sarebbe da ripensare qualcosa (in assenza di un eventuale, tardivoripensamento). Mi permetto inoltre di osservare sommessamente che chiamare in causa personalità tanto rilevanti proprio a Fiesole le espone sicuramente a qualche rischio, che personalmente non meritano. Infatti basta il buon senso di un bambino per giudicare indecenti la sistemazione urbanistica della Piazza Mino da Fiesole (lestetica non è unopinione), la vendita dellarea Garibaldi con la conseguente realizzazione di un edificio privato dappartamenti al di sopra di una vasta area archeologica, oppure, udite, udite! ledificazione di un grande auditorium quasi in bilico sulle mura etrusche della città. Abbiamo intenzione prossimamente dinvitare una commissione di eminenti personalità della cultura, dellurbanistica e dellarchitettura a visionare imparzialmente tali interventi. Spero sinceramente che di fronte ad un giudizio tanto autorevole molti dubbi cadano e si possa riallacciare in pubblico, magari su di una platea nazionale, visto che quella locale ci viene a mancare, un più proficuo «dialogo».