Lautore è ordinario di urbanistica alluniversità di Firenze Il Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana (il PIT in corso di adozione) come descritto da Massimo Morisi è tutto collocato in una sfera di politica alta, tanto alta da rischiare di perdere il contatto con la realtà. Ad uno scienziato come Morisi certamente non sfugge il corposo intreccio di interessi per cui molti Comuni continuano ad inseguire uno sviluppo senza qualità, promuovendo edificazioni che non corrispondono a nessuna esigenza sociale. Di fatto il PIT è pieno di esortazioni a ben fare, ma lattuale dispositivo dei poteri e competenze è tale che i Comuni, ottemperando ad una legislazione ambigua e sempre aperta a deroghe, possono fare quello che vogliono. Pensare che sia sufficiente una «coerenza politica» ad assicurare la coerenza dei fatti con gli obiettivi dichiarati è lipotesi che la Regione Toscana ha perseguito in questi anni, con i risultati che sono di fronte a tutti e che muovono le proteste dei comitati. Cosa fare dunque? La proposta che viene da vasti settori del mondo universitario non è di tornare indietro ad un sistema di controlli gerarchici, bensì di procedere verso un reale trasferimento di poteri ai cittadini. Questo può essere fatto distinguendo gli aspetti statutari e invarianti del Piano da quelli programmatici e contingenti, così come nellordinamento giudiziario le norme costituzionali sono distinte dalle leggi ordinarie. Si faccia dunque, con unampia partecipazione, uno statuto regionale articolato in tanti statuti locali in cui siano definite le regole condivise di conservazione e trasformazione del territorio, regole rispetto alle quali ogni piano deve essere coerente: lasciando la possibilità ai cittadini di ricorrere ad una «corte costituzionale del territorio» laddove ritengano che i piani violino tali regole. Il resto, le norme del PIT citate da Morisi come esempi di buona amministrazione vanno benissimo, ma sono solo dispositivi di salvaguardia. Per perseguire uno sviluppo in cui la qualità faccia aggio sulla quantità ci vuole ben altro. Le critiche che da più parti sono rivolte al governo del territorio in Toscana non sono contro le istituzioni, ma significano al contrario volontà di partecipazione alla vita istituzionale. Sapere ascoltare, essere aperti al confronto, e disponibili a cambiare, non è politica tout court: è buona politica.
Proposta: una "corte costituzionale" per il buon governo del territorio
Il PIT (Piano di Indirizzo Territoriale) della Regione Toscana è stato criticato per essere troppo legato alle esigenze dei poteri e competenze, e per non garantire una coerenza con gli obiettivi dichiarati. L'autore, un urbanista, propone di trasferire poteri ai cittadini, distinguendo gli aspetti statutari e invarianti del Piano da quelli programmatici e contingenti. Si potrebbe creare uno statuto regionale articolato in tanti statuti locali, con regole condivise di conservazione e trasformazione del territorio, e una corte costituzionale del territorio per garantire la coerenza.
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