Ha chiuso la vita nei boschi di Fiesole, là dove si sospettava potesse nascere una strada al posto di un sentiero, ricco forse anche di reperti archeologici. La questione fiesolana, lultima delle sue passioni. Da quando Riccardo Francovich, come ricorda Luciano Bartolini, il sindaco di Bagno a Ripoli dove il professore abitava allAntella e lamico di trentanni, era intervenuto in tv a proposito della piazza, chiamato come archeologo. Lultima ma non la sola passione. Perché lentusiasmo per le cause, le persone, le battaglie di questuomo grande e grosso, con i capelli e la barba bianca da babbo natale ma il cuore di un ventenne, erano irripetibili. «Difficili da trovare in uno scienziato di quel calibro - dice Bartolini - Me lo ricordo in piazza, davanti alla chiesa, nella casa del popolo a giocare a carte con gli anziani, a parlare con tutti. Era una persona straordinariamente schietta e dolce con unintelligenza raffinata e profonda. Scavava con la pala e con la mente». Un grande scienziato. Altro che. E stato uno dei padri fondatori dellarcheologia medievale, la disciplina che dal 1986 insegnava come professore ordinario alluniversità di Siena. Nato nel giugno del 1946, si era laureato nel 1971 in storia medievale a Firenze, aveva fondato la rivista «Archeologia medievale», era stato presidente della Società degli Archeologi medievalisti italiani dal 1996 al 2000, adesso lavorava anche per il ministero dei Beni culturali con Rutelli che lo aveva incaricato di occuparsi degli scavi vicino agli Uffizi, dove sorgerà la loggia di Isozaki. Ora Rutelli dice: «Ho perso un amico e una persona di grande passione civile e politica, un grande studioso, forse il più grande studioso medievalista». Era stato anche direttore del progetto del parco archeologico minerario della Maremma. Gli amici che lo hanno visitato con lui lo descrivono che correva di qua e di là a mostrare il suo lavoro come un figlio. E la chiave per cui a Firenze non si piange solo larcheologo di fama mondiale, ma lamico, il protagonista di discussioni di fuoco e di gesti di grande affetto. «La parola che meglio lo descrive è la generosità», dice lo storico Tommaso Detti che con Francovich ha condiviso una vita, «forse la prima persona che ho visto dopo mia madre e mio padre». Spiega Detti: «La generosità la metteva in tutto quello che faceva. Forse è anche la ragione per cui il mondo lo apprezzava come grande archeologo, perché non era solo un raffinato studioso, e lo era, ma era uno che aveva un fuoco dentro e riusciva a trasmetterlo». Un fuoco che si traduceva in impegno civile e politico oltre che culturale. Dalle riunioni pre-sessantottine dei gruppi operaisti al circolo Francovich, intitolato al fratello Giovanni scomparso nel 66, al Pci fino, adesso, alla Margherita di cui era stato anche presidente. «La famiglia socialista, il padre Carlo, storico insigne, ma anche protagonista della Resistenza. Riccardo aveva conosciuto da piccolo le grandi figure del Partito dazione, aveva imparato limpegno politico e morale» dice Antonio Cassese il docente di diritto internazionale a Scienze politiche. «Andavamo sopra casa sua allAntella. Dai, diceva, ci facciamo la passeggiata da unora che è come prendere uneparina - ricorda Cassese - Camminavamo e discutevamo di politica e di cultura. Un uomo di grandissimo calore, affettuoso, appassionato, arrabbiato con i politici nazionali. Stava male se vinceva la destra, stava male anche per le lacerazioni della sinistra». «Mi portava a vedere gli scavi archeologici agli Uffizi con un entusiasmo eccezionale - dice il vicesindaco Matulli, amico e compagno di partito - Ma più singolare ancora, in lui grande scienziato, era la passione civile. Oltre al pluralismo non inteso come tolleranza ma come reale interesse verso le diversità che mi ricorda due dei suoi punti di riferimento, Calamandrei e Galante Garrone». Una pluralità anche personale che lo trasformava da una parte in una specie di orso pronto al battibecco e dallaltra in uno studioso acuto e in un amico tenero e ironico. «Non cera mai un vestito che non gli lasciasse scoperto qualcosa o un pantalone col cavallo al posto giusto. Difficile immaginare persona più rude allapparenza e più dolce nei fatti. Non ha mai chiuso una telefonata con me senza un grazie». Le passeggiate con gli amici, le sciate con la moglie in Engadina. Se le ricorda larchitetto Francesco Re: «Diceva quello che pensava. Era di unonestà intellettuale eccezionale, uno che aveva conservato la capacità di indignarsi». Stamani avrebbe dovuto intervenire allinaugurazione dellacropoli del parco archeologico di Populonia insieme al presidente della Toscana, Martini, che dice: «Sono sconvolto, solo pochi giorni fa parlavamo della mappatura dei beni archeologici della Toscana». Larchitetto degli Uffizi Antonio Godoli rimpiange un collaboratore prezioso: «Riccardo è stato esemplare, uno studioso oggettivo che non guardava ai reperti con quellenfasi feticistica di certi archeologi. Abbiamo perduto la figura più preparata a riordinare le conoscenze disorganiche del patrimonio archeologico della città, compreso il sottosuolo di Palazzo Vecchio e San Pier Scheraggio». Profondamente colpito dalla perdita anche lex soprintendente Antonio Paolucci, amico dalluniversità. Rimpiangono Francovich il presidente della Provincia Renzi, il presidente del consiglio regionale Nencini, il presidente del consiglio provinciale Mattei, il rettore delluniversità di Siena Silvano Focardi, il sindaco di Siena Maurizio Cenni, lonorevole Valdo Spini, il segretario dei Ds toscani Manciulli, il consigliere regionale della Margherita DAngelis. «Perdiamo una figura importantissima per la cultura fiorentina e nazionale» dice il presidente della commissione cultura di Palazzo Vecchio, Nardella. E il congresso regionale della Margherita si aprirà oggi con un minuto di silenzio, annunciano i coordinatori regionale e provinciale Giacomelli e Billi.
Francovich: "Uno scienziato di grande umanità scavava con la pala e con la mente"
Riccardo Francovich, un grande archeologo e studioso medievalista, è morto. Ha chiuso la vita nei boschi di Fiesole, dove si sospetta potesse nascere una strada al posto di un sentiero. Francovich era un uomo di grande passione civile e politica, e aveva lavorato per la cultura e la storia della Toscana. Era stato presidente della Società degli Archeologi medievalisti italiani e aveva fondato la rivista Archeologia medievale. Ha lavorato anche per il ministero dei Beni culturali e ha partecipato a numerose iniziative culturali. I suoi amici e colleghi lo descrivono come una persona generosa, dolce e appassionata, con un fuoco dentro che lo faceva trasmettere il suo impegno civile e politico.
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