Cosa sta accadendo dietro quello steccato sul lungotevere in Augusta? La domanda potrebbe sembrare banale (è ovvio, lo sanno tutti, stanno realizzando il discusso progetto di Richard Meier per l'Ara Pacis) se non mancasse la risposta principale: cioè un progetto visibile e chiaro, la riproduzione di un plastico. Chiunque visiti le grandi capitali del mondo sa bene che non esiste cantiere di un'opera pubblica (in particolare quando si tratta di centri storici) privo di un'immagine virtuale che descriva ciò che avverrà. Spesso i passanti possono addirittura seguire gli operai grazie a finestre trasparenti. Tutto questo non è possibile per l'Ara Pacis sepolta nel suo bunker. Per ora è solo scarsamente visibile una prima versione del progetto Meier riprodotta su una piccola tavola issata lassù in alto e ora anche seminascosta dalle nuove coperture del cantiere. Soprattutto si tratta di un vecchio e sorpassato prospetto perché l'autore ha accettato (dopo le sollecitazioni della commissione presieduta da Leonardo Benevolo) di apporre alcune variazioni. Ma quali? Fonti del Campidoglio parlano vagamente di modifiche al muro che costeggerà le due chiese gemelle di piazza Augusto Imperatore, all'area intorno all'obelisco e alla scalinata. Eppure di tutto avrebbe bisogno la contestatissima operazione Ara Pacis tranne che di una coltre di silenzio. Tanto mistero è ingiustificabile per un'opera pubblica di tale importanza, destinata a modificare per sempre una significativa fetta del centro storico a ridosso del delicato asse del Tridente. Il non sapere, il non poter capire (e discutere) facilita molte speculazioni e rischia di ricordare i tristi giorni del mega parcheggio al granicolo che colpevolmente sventrò il colle e cancellò per sempre, come certificò un'accurata inchiesta della rivista Trenta Giorni diretta da Giulio Andreotti, i luoghi dei primi martiri cristiani (in nome del Giubileo del 2000!). Sicuramente tutto questo non avverrà all'Ara Pacis. Ma la massima trasparenza (grafici esterni, visibilità del cantiere) toglierebbe ogni dubbio sulla chiarezza degli intenti urbanistici e dei metodi di lavoro. Trasparenza che diventa doverosa se si pensa che l'operazione Ara Pacis deve ancora affrontare lo scoglio della Corte dei Conti che il 2 luglio ha chiesto alla Procura della Repubblica l'annullamento del progetto poiché le spese reali supererebbero del 20 quelle previste nel contratto. L'amministrazione Veltroni ha abituato Roma a un ritmo costante di informazioni sulle proprie attività, incluse le difficoltà incontrate sul proprio tragitto: un civile e corretto metodo che non può non piacere. Sarebbe bene che anche l'Ara Pacis si inserisse nel solco. In quanto ai progetti di nuovi abbattimenti in piazza Augusto Imperatore (sempre contro Morpurgo!) immaginati dal professor Leonardo Benevolo, sarebbe presuntuoso contrastare o applaudire in poche righe un urbanista come lui. C'è solo sommessamente da sperare che prima di metter mano al piccone (tanto caro a chi nel Ventennio cancello l'antica Spina di Borgo) si rifletta a lungo. Anzi: a lunghissimo.