Per noi, a Siena, Riccardo Francovich era prima di tutto un fondatore. Non solo infatti era stato fra quelli che avevano creato la Facoltà di Lettere, nei primi anni settanta, ma soprattutto aveva fondato un modo diverso, e molto nuovo, di fare la storia medioevale. Francovich è morto ieri, cadendo in un dirupo nel bosco di Monte Ceceri, a Fiesole: sarebbe precipitato da un sentiero, facendo un volo di venti metri. Secondo i carabinieri le circostanze della morte sono ancora da chiarire. Era il 1974, e con Francovich nasceva la rivista Archeologia medioevale, che negli studi sul medioevo segnava davvero un trapasso di generazioni e di discipline. Per incontrare il mondo dei Comuni e delle Signorie adesso non si andava più soltanto negli archivi, nelle biblioteche o nei musei, ma si scavava. Il privilegio che, fino a non molti anni prima, era riservato solo allantichità quello di rivelare i propri segreti attraverso la cura faticosa e paziente dellarcheologo adesso si estendeva anche ai secoli successivi. E con risultati davvero straordinari, che hanno fatto di Francovich uno dei più noti fra gli studiosi del medioevo, in Italia e nel mondo. Credo sia questo il lascito intellettuale che Riccardo affida ai suoi allievi, molto numerosi, e a tutti gli studiosi delletà di mezzo. Un medioevo che respira laria delle colline e delle campagne, che si nasconde sotto le fondamenta dei palazzi moderni, e soprattutto che riserva continue sorprese. Unetà viva. Ed è così incredibile che non lo sia più colui che ha tracciato fra i primi questo cammino. Riccardo ci ha lasciato a sessantun anni, aveva ancora molto da fare e da dire. Per essere bravi archeologi, del mondo medioevale o di qualsiasi altra era, non basta però essere buoni storici o buoni studiosi. Bisogna sapere dove scavare, certo, e anche saper comprendere il significato di quel che si trova; ma bisogna anche saper organizzare. Del mestiere dellarcheologo, infatti, fa parte anche la capacità di attrarre sulle proprie ricerche lattenzione degli enti finanziatori, cosa non sempre facile in un mondo come il nostro, e soprattutto il dono di suscitare lentusiasmo dei giovani collaboratori, che di ogni esperienza di scavo costituiscono una parte essenziale. Francovich aveva, anche in questo, doti davvero straordinarie. Lo testimoniano i progetti che ha creato e diretto, tutti di grande importanza, come quello sullarcheologia del paesaggio medioevale in Toscana: fondamentali i suoi scavi a Populonia e la creazione del parco archeo-minerario di San Silvestro, in Val di Cornia, che ancora recentemente ha difeso con tenacia, denunciando le minacce che incombono su di esso. E lo testimoniano anche le decine di giovani che ha saputo contagiare con la sua passione e con la sua inconfondibile personalità. Come tutti i grandi studiosi, anche Francovich aveva una biografia intellettuale complessa. Storico di formazione, archeologo di elezione, prima di molti altri aveva compreso lenorme importanza che le nuove tecnologie informatiche avrebbero assunto nella pratica della sua disciplina. Aveva perciò creato, a Siena, un laboratorio di archeologia dotato di apparecchiature molto sofisticate, tali da destare lo stupore di quei colleghi che (come me, e come altri) erano rimasti fermi nellidea che larcheologo fosse semplicemente un professore che con la mano reggeva un libro, con laltra una pala. Credo anche che ci si divertisse molto, a stupirci così. Fumatore di pipa, vestito di tela cachi in estate, di velluto in inverno, con un inconfondibile carattere di aristocratica trascuratezza. Io lho in mente così, per le decine (centinaia?) di volte che ci siamo visti nelle aule delluniversità o nei bar di Via Roma. Non credo che, senza di lui, la facoltà di Lettere di Siena sarà più la stessa, le mancherà uno dei suoi professori più famosi e più bravi, che più hanno contribuito a creare il suo prestigio. E soprattutto ci mancherà Riccardo.