ROMA - «È pazzesco, che lobelisco sia ancora a terra impacchettato mi rattrista e mi sgomenta». Giuliano Urbani è stupito: quando nel 2002, come ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi, firmò lautorizzazione alla rimozione e al trasporto della stele in Etiopia pensava di aver messo la parola fine a una serie di polemiche. Firmerebbe ancora, visto che molti dei suoi le dicevano che non avrebbe dovuto farlo? «Sì, non avrei dubbi, nonostante le polemiche. Il governo italiano si era impegnato in più occasioni a consegnare allEtiopia questo monumento, che rappresenta un simbolo religioso di grandissima rilevanza. Limpegno era solenne e per quel che riguardava me dovevo solo accertarmi che lo smontaggio, il viaggio e la ricollocazione non avrebbero fatto danni allobelisco». Allora perché sono stati necessari altri accertamenti? «Certo cè una bella confusione se lUnesco ha ritenuto di dover fare nuove perizie sul luogo su cui deve essere ricollocato. A suo tempo io stesso feci un sopralluogo con il dottor Proietti, attuale capo dipartimento ricerca del ministero, e sono sicuro del lavoro che fu realizzato. In particolare ci assicurammo che latterraggio dellaereo che portava la stele non avrebbe recato danni al monumento». Allora che è successo? «Lo ripeto, sono stupefatto. Non ne avevo più sentito parlare, non mi è mai capitato di toccare largomento con chi mi è succeduto, Buttiglione e Rutelli, ritenevo che il silenzio significasse che tutto era a posto. Invece dopo due anni non è ancora successo nulla. Io sono orgoglioso di quanto fu fatto dal punto di vista tecnico, sono sicuro che quel che ci competeva fu fatto nel migliore dei modi. Dal punto di vista politico i patti vanno rispettati, sarebbe orripilante che ci rimangiassimo la parola. Non facciamo una bella figura in ambito internazionale».