Uno Stato che fa l'affittacamere è un bel triste vedere. Sconfortata ma anche ironica è la reazione di Giorgio Muratore, storico dell'architettura e scrittore, quando viene a sapere quel che Libero ha scoperto l'altro giorno, ossia che è possibile affittare il complesso dell'Ara Pacis a Roma per vernissage e cocktail party Basta sborsare la modica cifra di cinquemila euro. Modica, naturalmente, se rapportata al "borsino" degli affitti di locali nella Capitale, dove uno scantinato per festeggiare i compleanni dei pischelli costa dai 300 ai 400 euro o giù di lì. Professor Muratore, lei aveva già scritto un pamphlet dal titolo "Ara Pacis ultima sconfìtta", a proposito del progetto Meier: che effetto le fa adesso conoscere l'uso disinvolto che fa il Comune di Roma di un'area simbolo del patrimonio capitolino e italiano? Un effetto sgradevole. Guardi, neanche a farlo apposta mi sono trovato per la prima volta qualche tempo fa all'Ara Pacis in occasione di un cocktail promozionale organizzato da un costruttore Già è orribile quello scatolone della sala convegni con la terrazza e l'annesso bar-ristorante. Ma, a parte questo, mi ha messo a disagio la totale assenza di istituzionalità verso il luogo in cui ci si trovava, del quale non c'era neanche un'intestazione in questa campagna pubblicitaria. Come se si trattasse di una qualunque sala comunale. In Campidoglio le perplessità non sono mancate per quest'uso dell'Ara Pacis come «un'osteria d'alto bordo», come ha detto il consigliere Marco Visconti. Qual è il suo giudizio sull'operazione? Sono irritato quanto mai, perché è la dimostrazione che la "macchina" messa su dal Comune col progetto Meier è inutile e dannosa. Mi spiego. Quando si arriva ad affittare a prezzi stracciati una struttura Così nuova e sulla quale si è investito così tanto, vuoi dire che c'è qualcosa di strano, vuoi dire che il progetto era e rimane non economicamente logico, fuori budget. Vuoi dire, cioè, che hanno "sforato" con i conti e ora stanno dando i numeri... Vuole dire che rimettere a nuovo l'Ara Pacis ci sta costando più di quanto si è speso e allora si cerca.... di rientrare delle spese? È una conclusione a cui si giunge, anche semplicemente guardando a quanto ci costa lavare i vetri della teca: un'autogrù ha sostato per giorni e giorni sul Lungotevere, assieme a una moltitudine di addetti al lavaggio. Si poteva forse pensare prima a una struttura naturalmente predisposta ad essere pulita, senza questo massiccio dispiegamento di forze materiali ed economiche che si ripete ogni volta che i vetri si sporcano. Ho sempre pensato, del resto, che si trattasse di un progetto dalle cifre spropositate, nato male e gestito peggio. Lei non è mai stato tenero col modo di amministrare ì beni culturali qui a Roma.... E come potrebbe essere diversamente? Prenda Zetema, la società del Comune che gestisce il patrimonio capitolino: è un privato al quale si danno dei soldi per fruire di un bene pubblico. Non è contraddittorio che una struttura privata gestisca il nostro patrimonio culturale e monumentale? Proprio Zetema ha spiegato che i cocktail e quant'altro si svolgono nella terrazza e solo chi lo vuole può visitare il monumento. Insomma non si assaporano tartine appoggiati ai bassorilievi. La convince questa spiegazione? No, sono tutte scuse. Le cose poi vanno diversamente. Ci sono funzionari fin troppo morbidi... Che ne pensa, in generale, dei frequenti "matrimoni" tra luoghi d'arte e grandi eventi, o pseudo-tali? È un andazzo molto diffuso, purtroppo anche in altre situazioni istituzionali. Insomma, lo Stato spesso fa l'affittacamere per iniziative di quart'ordine. Personalmente sono contrario a queste operazioni anche quando si tratta di Biblioteche sto-riche e Musei. Trovo un delitto di lesa maestà, ad esempio, il Vittoriano usato per operazioni di bassa qualità. A tale proposito guardo con orrore all'iniziativa in atto di collocare due ascensori per far arrivare i visitatori sul "tetto" del Vittoriano. Un danno estetico e architettonico. Senza dimenticare, anche, che si tratta di un monumento funebre. Si tratta di operazioni fatte esclusivamente per fare cassa, secondo lei? Sì, è l'Italia in vendita al miglior offerente. Nessuno si sognerebbe mai a Parigi di usare l'Arco di Trionfo per operazioni del genere... Le faccio un altro esempio, il Palazzo della Civiltà italiana all'Eur. per anni è stato abbandonato, adesso vogliono farci in cima un ristorante panoramico, anziché partire prima da qualche riflessione sul contenuto culturale di quel Palazzo. Vuole dire che si pensa ai beni culturali per questioni ludico-ricreative, oltreché remunerative, più che per il loro valore etico ed estetico? È evidente. Sarei certamente d'accordo se l'Ara Pacis venisse utilizzata per momenti significativi, che so, se Sermonti vi recitasse Dante. Allora sì... Se, cioè, si unisse un momento culturale forte a un luogo unico come l'Ara Pacis. Invece, devo prendere atto che le più pessimistiche previsioni si sono avverate: l'incontro di questo straordinario monumento con una sedicente modernità è avvenuto nel peggiori dei modi. Queste sono le conseguenze.