«Ai giapponesi abbiamo tirato un pacco». Alberto Cottignoli è convinto: L' "'Annunciazione", prestata tra polemiche e cifre milionarie al Museo Nazionale di Tokyo, dove resterà esposta fino a giugno, di Leonardo ha ormai ben poco. Un restauro effettuato nel 2000, secondo lo studioso ravennate, ha «massacrato» uno dei dipinti più enigmatici e inesplorati del genio di Vinci. «Sono stati cancellati, per sempre, non solo i colori voluti da Leonardo, ma soprattutto una marea di dettagli incredibilmente coperti, modificali, sconvolti da un lavoro meno che dilettantesco. Ho svolto nuovi studi, più approfonditi. Arrivo a dire che c'è addirittura da prendere in considerazione l'idea che il "nuovo" quadro una copia: non c'è più un centimetro uguale a ciò che ha dipinto Leonardo". A quello che ha definito «scempio» del grande pittore Cottignoli ha dedicato diversi attacchi negli anni scorsi. Ora torna con un libro, da poco edito da una piccola casa di Ravenna ("Dichiarazione d'amore", edizioni del Girasole, 144 pagine illustrate, 20Euro). A Libero lo storico dell'arte, che fa parte di un consorzio di esperti chiamato Artwatch, racconta le principali tesi esposte, che sono due. Primo: il restauro - a suo dire non necessario - ha devastato un capolavoro. Secondo: ha contribuito a nascondere per sempre un "segreto" custodito dalla tela. Quella dipinta da Leonardo non sarebbe una scena evangelica, l'Annunciazione appunto, ma un complicatissimo gioco di rimandi che suggerisce un'altra, ardita ma intrigante lettura: l'autore della Gioconda ha dipinto una dichiarazione d'amore (di qui il titolo del libro). «I giapponesi non potranno mai saperlo, ma Leonardo ha raffigurato un innamorato di fronte alla sua donna». Prego? «Dell'Annunciazione restano ormai solo le fotografie. Ma sono sufficienti a chi abbia voglia di guardare. Anche se i colori dell' originale sono perduti per sempre, un confronto tra immagini di buona qualità permette di vedere di colpo quanto la cromìa dell'opera sia stata brutalmente raffreddata. In più, molti colori sono stati completamente stravolti. Prendiamo l'aura ambigua dello sfondo, ridotta a un freddo grigiastro. O il nastro che cinge il braccio destro dell' "angelo", che da marrone diventa incredibilmente verde. O ancora, la gonna di Maria, brutalizzata passando da un blu-verde cangiante a un blu monocromatico. E le pieghe sotto il vestito della donna? Un buon ingrandimento mostra che sono diminuite di numero! La veste superiore dell'angelo, poi, da beige è diventata di un assurdo bianco. Ma sono altri i particolari clamorosi che sono stati semplicemente cambiati da una mano criminale, artisticamente parlando». Quali? «Se si guarda in dettaglio la montagna sullo sfondo nel "vecchio" Leonardo, si nota, oltre al colore straordinario, sospeso tra quello di un'alba e quello di un tramonto, che essa ha abbastanza chiaramente una forma antropomorfa. Uno studio approfondito sull'originale permette (permetteva, purtroppo) di cogliere come questa figura fosse una donna incappucciata: la Grande madre. E sulla destra si nota un corpo sporgente: è un libro, il libro della Vita. Tra l'altro, l'uso di corpi montuosi con fattezze umane è tipico della tradizione umanistico-rinascimentale e di altri pittori dell'era di Leonardo. Ma questo ai restauratori non doveva essere noto...». Perché? «Perché nel "nuovo" quadro non solo la montagna ha perso ogni sembianza femminile ed è stata ridotta a un iceberg, ma è stata anche coperta parzialmente da una pazzesca nuvola orizzontale che Leonardo non ha mai dipinto! Massacrando così un'allegoria fra le più straordinarie dell'arte rinascimentale». Quale? «Secondo la mia lettura, Leonardo ha voluto suggerire una comunicazione strettissima tra primo piano e sfondo. Dalla montagna-madre nasce un fiume, simbolo di vita. E questa acqua che genera le barche e la città che si vedono nello sfondo. Ma dello stesso ciclo fa parte anche la morte: non a caso, sempre a fianco della montagna c'è una collina dove si scorge una profonda spaccatura. È un tumulo, una tomba nella roccia: l'eterno cerchio della vita e della morte che si chiude. E in primo piano c'è la stessa scena». Sarebbe? «La vita: l'amore tra il giovane che si dichiara e la donna amata. E insieme la morte: dietro le due figure ci sono due imponenti blocchi marmorei. Cosa possono essere se non due sarcofagi? Ancora, quindi, la vita, anzi l'amore e la morte. Non solo: come la Grande madre-montagna dello sfondo, anche "Maria" ha con sé un libro, e il velo che da esso parte non sembra forse un rivolo di acqua? E pensare che per anni fior di studiosi hanno criticato Leonardo, spiegando che avrebbe commesso errori prospettici e grafici che avrebbero procurato la cacciata di uno studente da qualsiasi scuola d'arte...». Non è ancora chiaro, però, perché la scena leonardesca secondo lei è amorosa e non religiosa. «Intanto l'allegoria che ho proposto non è certo un tema cristiano. Ma sono altri i particolari chiarificatori, che nessuno ha mai voluto vedere, E che lo sciagurato restauro non ha certo contribuito a evidenziare. COminciamo dalle ali del giovane. Con incredibile raffinatezza, Leonardo ha dipinto l'imbragatura usata nei teatri per raffigurare personaggi alati. Come dire: "Signori, sto facendo finta: queste al sono posticce, questo non è un angelo. È un attore". Poi, per sfumare ulteriormente questa finezza, nell'ultima stesura del colore il pittore ha coperto il laccio con un colorito marrone, per distinguerlo dai lacci verdi che ha sopra la spalla. Tra i tanti disastri del restauro, involontariamente esso ha rivelato questa astuzia di Leonardo...». Altri segnali nascosti e perduti? «Tantissimi. Prendiamo il basamento che sorregge il leggìo della donna. Anche qui c'è un altro rimando con la montagna antropomorfa, massacrata dal restauro. Ma le decorazioni marmoree sono state vittima di un macello vero e proprio. Anche qui Leonardo si è superato. Come si nota, nel "vecchio" quadro il basamento non è simmetrico: i particolari a sinistra sono come "animati" dal velo che scende dal leggio. Si distingue benissimo che le foglie d'acanto disegnano - in maniera "innaturale" per un vegetale - una piccola testa d'aquila. Bene, il restauro ha completamente cancellato questo richiamo. C'è una fogliolina in meno, in corrispondenza del becco! Anche le foglie sottostanti sono state ricoperte, ridisegnate male... E perfino i grossi mattoni alle spalle delle donna: nell'originale sono splendidi marmi rosati. I restauri le hanno ridotte a glaciali blocchi di calcestruzzo». Tornando alla lettura "atea" del quadro, cos'altro le fa pensare a questa interpretazione? «Schiere di storici hanno detto e scritto che Leonardo ha sbagliato il disegno della figura femminile perché la "Madonna" sembra avere tre gambe. Una bestialità. Stiamo parlando di un pittore che dopo 500 anni tiene tutti appesi con la piega di un sorriso: poteva fare una scemenza come disegnare una donna con tre gambe? Ha voluto, ancora una volta, alludere. Le pieghe del manto lasciano due ipotesi, avallate dalla punta del piede che spunta sotto le vesti: ìa figura è realistica sia nel caso la ragazza abbia le gambe vicine (in questo caso la terza "gamba" sarebbe il bracciolo della sedia), sia in quello in cui abbia le gambe divaricate, in una posa non certo virginale, anzi da partoriente. Insomma, proprio questa ambiguità riflette un continuo spostarsi tra le due ipotesi, quasi che la donna ancheggiasse, indicando con il ginocchio alla sua sinistra, dove guarda caso c'è una stanza con un letto rosso». Quindi invitava l'amante a concludere? «Esattamente. E c'è dell'altro. Nella veste dell'angelo, nella zona pelvica, c'è una piega rossa, anomala, non giustificabile da alcun movimento o gioco di luce». Ebbene? «È un fallo eretto. Le dimensioni, l'orientamento, il fatto che il personaggio sembri schermarsi pudicamente con la mano. Tutto coincide: è l'ennesimo messaggio cifrato di Leonardo. E come non vedere, poi, quegli esili tronchi di cipressi, che sembrano intrecciati con le dita del giovane? Un altro errore? No, il ragazzo porge all'amata, come un mazzolino di fiori, un albero, simbolo della vita». Questa tesi non ha avuto molta diffusione: perché? «Sempre meno addetti ai lavori, purtroppo, guardano davvero le opere. Questa poi, bisogna accontentarsi di vederla in foto». Lei descrive un vero e proprio scempio. Che idea si è fatto sulle ragioni? «Incompetenza. Chi ci ha messo le mani non sapeva nulla di Leonardo. Il guaio è che il ministero (allora la titolare dei Beni culturali era Giovanna Melandri), la sovrintendenza, il museo degli Uffizi, si sono resi responsabili di un delitto». Sono accuse gravi, e rivolte a una grande istituzione culturale: come è stato possibile questo lavoro che lei giudica così male? «Non si contano le opere che hanno subito trattamenti di questo tipo. Questo avviene per motivi anzitutto venali. Un restauro conservativo tradizionale è sempre settoriale e non implica grandi investimenti, mentre un intervento di pulitura che interessi tutta la superficie pittorica è in grado di moltiplicare il costo degli interventi e quindi degli investimenti e dei guadagni. Ciò che ha poi compromesso tutto ulteriormente è la fretta: in questo caso si sono raggiunti livelli impensabili, ma nessuno ha il coraggio e l'interesse a dire nulla perché si smonterebbe un giocattolo che si autoalimenta, tra istituzioni, musei e sovrintendenze, generalmente in mano alla sinistra. Come ho detto, con questo Leonardo c'è da considerare seriamente l'ipotesi che a Tokyo sia finita una copia». Non esagera? «Quel che dico è frutto di anni di studi e di osservazione. Invito i giapponesi a procurarsi un bel libro d'arte di sette-otto anni fa, e confrontare una foto dell'Annunciazione con il quadro appeso al Museo di Tokyo. Fossi in LOro, lo rispedirei agli Uffizi».
Libero
31 Marzo 2007
Mistero Leonardo. Il quadro prestato al Giappone è stato rovinato dal restauro
MA
Martino Cervo
Libero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
L'Unione Sarda · 1 Apr 2005
Un museo per la cultura nuragica
la Repubblica · 5 Apr 2005
Laocoonte è di Picasso?
Liberazione · 9 Apr 2005
Reperti archeologici iracheni all'asta su eBay
Corriere della Sera · 10 Apr 2005
Curatola: In Iraq per salvare l'arte islamica
Il Mattino · 15 Apr 2005
Musei gratis? Sì, per anziani e minorenni
Posta della Redazione · 17 Apr 2005
EUROPA NOSTRA Pan-European Federation for Heritage - NEWSLETTER Spring 2005
Fonte non specificata · 19 Apr 2005
50 anni di battaglie per il paese - Il presidente Ciampi riceve Italia Nostra
l'Unità · 20 Apr 2005
Le arti della salute e la salute dell'arte
Il Mattino · 20 Apr 2005
(Napoli) Ecco il Maggio dei monumenti la novità ticket
Italia Sera · 22 Apr 2005
Il degrado dell'Appia Antica persi molti reperti archeologici
Europa · 22 Apr 2005
II Sarcofago degli sposi sta morendo
l'Unità · 21 Apr 2005
Sos per restaurare il Sarcofago degli Sposi
la Repubblica · 23 Apr 2005
I giardini napoletani del Doge, ecco i tesori di Palazzo Venezia
l'Unità · 27 Apr 2005
L'affare "spiagge" vale 13 miliardi di euro
Corriere della Sera · 1 Mag 2005
Militari a palazzo Barberini - Una occupazione infinita
Il Messaggero · 10 Mag 2005
A Parigi un'anteprima per la settimana della cultura italiana
www.comune.torino.it · 11 Mag 2005
INIZIATIVE DI MUSEISCUOLA - TORINO - MAGGIO
Il Messaggero · 11 Mag 2005
Il Satiro fa ricco Ciccio il pescatore. Regione Sicilia, oltre un milione all'equipaggio che ha recuperato la statua
Le Monde · 12 Mag 2005
Une triple défaite sans panache
Le Monde · 12 Mag 2005
Polémique sur l'échec de la fondation à l'île Seguin