POMPEI, ingresso degli scavi di Porta Marina. I primi turisti arrivano alla spicciolata quando mancano pochi minuti alle 9. Arrivano in auto, sono torinesi, mantovani, baresi. I cancelli sono aperti dalle 8.30 e quei turisti hanno scelto per la visita le prime ore possibili un po' perché l'afa ancora non opprime, un po' perché a quell'ora la passeggiata tra le rovine dell'antica città distrutta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo è più piacevole e anche più suggestiva: a quell'ora gli autobus non hanno ancora scaricato le migliaia di turisti che arriveranno di qui a poco. Dalle 10,30 in poi a Pompei è il caos. Centinaia e centinaia di persone si riversano nell'area archeologica, calpestano i preziosi biasoli, toccano reperti, si siedono sulle pietre per un breve sollievo. Tutti gesti naturali (calpestare, toccare, sedersi) che, ma i turisti lo ignorano, per l'antica Pompei sono deleteri: è stato calcolato che ogni anno le pietre perdono fino a tre millimetri di spessore. Da qui il grido d'allarme di Luigi Necco, commissario dell'Azienda di promozione turistica della città: «Pompei scoppia, serve subito il numero chiuso». Una proposta, forse una provocazione. Che comunque lascia il segno. «Il numero chiuso? Mai». La reazione è pressoché unanime, e dicono no a qualsiasi limitazione non solo i turisti ma soprattutto coloro che a Pompei vi abitano e lavorano sebbene a Necco ieri siano arrivati tanti messaggi e telefonate di sostegno. Contrario al numero chiuso è il presidente della locale associazione dei commercianti, Ferdinando Pelli, che va anche oltre un semplice «no» e ritiene che ci si debba adoperare per far arrivare a Pompei ancor più turisti, quasi come se i due milioni e mezzo che ogni anno già visitano l'area archeologica siano spiccioli. «No, non sono pochi, ma si può fare di più». E lo spessore delle pietre che diminuisce? Pelli ha la sua ricetta: «Se ogni giorno, per un qualsiasi motivo chiudono una casa o un'area degli Scavi è chiaro che i turisti si concentrano tutti in una zona. Rendiamo fruibile tutta l'area e vediamo se davvero si crea la calca». Con il numero chiuso Pompei teme effetti negativi per la propria economia. Ma come, due milioni e mezzo di turisti l'anno (cinque se aggiungiamo i pellegrini che visitano il santuario) non bastano? La risposta? «Napoli e Sorrento vivono sulla nostra pelle», risponde la titolare di un negozio di souvenir e con queste parole vuoi dire che Pompei è solo una tappa mordi e fuggi, a Pompei si trattiene per il pranzo uno al massimo due gruppi su venti, a Pompei non si pernotta perché alla faccia dei milioni di turisti che vi sbarcano i posti letto sono appena mille. Sì, mille. «Il numero chiuso è un'assurdità, pensassero piuttosto a costruire alberghi e altre strutture ricettive», sbotta Rosita Matrone, presidente dell'associazione albergatori, che ne ha pure per Necco. «È da mesi che gli ho chiesto un incontro, neppure mi ha risposto. A Pompei servirebbe un tavolo fisso di concertazione e invece è tutto fermo». E come se non bastasse, c'è da fare i conti anche con un Comune commissariato per una strana vicenda di rapporti poco chiari tra politici e malavitosi. Gli autobus continuano a sfornare turisti, italiani e stranieri non fa differenza. Entrano, ammirano e vanno via, il tutto in due ore al massimo. In media, visitano gli Scavi settemila persone al giorno. Troppi? Pochi? «E come si fa a stabilire qual è il numero ideale», commenta Giovanni Lombardi, city manager degli Scavi. Insomma, anche lui è perplesso sul numero chiuso, lo ritiene una strada poco percorribile. «Il contigentamento degli afflussi - spiega -sarebbe possibile solo attraverso le prenotazioni. Ma non è facile, i nostri turisti vengono da tutto il mondo e noi non siamo un'azienda ferroviaria». Certo, riconosce Lombardi, c'è il problema della tutela degli Scavi, e alcuni accorgimenti suggeriti da Necco, come le passerelle antiusura, sono anche auspicabili. «E comunque il numero chiuso - spiega il city manager - per certi versi già esiste. Nella casa dei Vetii, per esempio, si entra a scaglioni ed è giusto che sia così. Ma se penso ai Fori, onestamente, una limitazione proprio non ce la vedo». Capri, troppi sbarchi «Troppi sbarchi, l'isola scoppia»: è stato il sindaco di Capri Costantino federico a denunciare l'eccessivo numero di pendolari che ogni giorno sbarcano nel porto di Marina Grande. Il record degli arrivi è stato toccato lunedì scorso con tredicimila sbarchi. Sorrento, no ai treni Li hanno chiamati i treni della notte, sono i convogli che la Cirumvesuviana ha messo a disposizione per portare a Sorrento chi ha foglia divertirsi. Ma al sindaci della Costiera l'iniziativa non è piaciuta: «Rischiarne di ritrovarci pieni di pendolari. Chi li controlla? Ischia, record di auto Caos e violenza anche a Ischia. Più che il pendolarismo, nella più grande isola del golfo il vero problema è il sovraffollamento; Ischia, tra quarantamila posti letto e centinaia di casa in fitto, raggiunge ad agosto anche il mezzo milione di abitanti.
Pompei, un coro di no al numero chiuso
I turisti arrivano a Pompei per la visita degli scavi, ma il numero chiuso proposto dal commissario Luigi Necco per limitare gli afflussi è stato respinto. I turisti hanno espresso la loro opposizione, considerando che il numero chiuso sarebbe un'assurdità e che la città dovrebbe cercare di aumentare il numero di posti letto e strutture ricettive. Altri comuni della Costiera Amalfitana, come Capri, Sorrento e Ischia, hanno anch'essi problemi di sovraffollamento e pendolarismo. I sindaci di questi comuni hanno denunciato l'eccessivo numero di pendolari che ogni giorno sbarcano nei loro porti. La situazione è considerata critica, con il rischio di danni alla città e alla sua economia.
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