Sono una decina le candidature con cui dovrà misurarsi "Terraferma", il progetto di Fondazione di Venezia, Ca' Foscari e Iuav, per ospitare il Festival Nazionale di Teatro voluto dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Fra le candidature accettate ci sono Campobasso in tandem con Benevento, Genova, Milano, Napoli, Salerno, Torino, Perugia, e due new entry Altomonte (Cosenza) e Matera, proposta dal consorzio di Festivalitalia costituito da Mittelfest e dal Festival di Parma. La commissione incaricata da Rutelli, formata da Salvatore Nastasi, Pamela Villoresi, Antonello Pischedda e Maurizio Giammusso, ha cominciato il suo lavoro d'esame, che durerà ancora due o tre settimane, ma la decisione finale spetterà al ministro. Fra gli addetti ai lavori è soprattutto Napoli ad essere accreditata per la vittoria finale, sia per ragioni di "geopolitica culturale", sia per la grande tradizione teatrale di cui è portatrice. A Venezia, intanto, ci si interroga sulla portata e le prospettive della candidatura avanzata dalla Fondazione presieduta da Giuliano Segre. L'impressione prevalente è di un certo scetticismo, sia negli ambiti come Biennale e Stabile del Veneto non coinvolti nell'elaborazione della proposta, sia tra gli enti pubblici che hanno dato la copertura politica all'iniziativa, fra i quali prevale l'ovvia consapevolezza che le priorità vanno comunque per le strutture esistenti. Piuttosto irritata è, ad esempio, la presidente dello Stabile del Veneto Laura Barbiani, che si chiede se «le istituzioni locali avrebbero concesso il loro patrocinio se avessero colto nel progetto la determinazione di escluderci, sulla scorta di un giudizio culturale e politico discutìbile. Mi chiedo poi se un Festival del teatro sia proprio necessario a Venezia e nel suo entroterra, dove l'offerta mi pare già molto consistente». Ma è la stessa formula del Festival rutelliano che non convince i vertici dello Stabile. «La proposta è stata avanzata da Rutelli qualche anno fa dall'Olimpico di Vicenza, rifacendosi alle esperienze di Avignone o di Edimburgo - ricorda Laura Barbiani - Due festival, peraltro, di grandi tradizioni, consolidati nel mondo teatrale e molto radicati nel territorio. Proposta affascinante, che poi però si è venuta via via modificando nel confronto con la realtà, fino a diventare qualcosa dai contorni non molto chiari. Se il festival dev'essere itinerante, non consente un radicamento, e non lascia particolari vantaggi per la città. Se deve richiamare diverse compagnie europee, diventa automaticamente costosissimo: pensi a cosa significa spostare una compagnia di una trentina di elementi. E poiché le risorse pubbliche sono quelle che sono, non vorrei che alla fine tutto questo si ritorcesse contro le strutture esistenti, col rischio di penalizzazioni ulteriori nei trasferimenti statali». L'unico aspetto positivo, per la presidente dello Stabile, è l'intenzione che traspare da questa iniziativa della Fondazione di Venezia, di cominciare a investire anche sulla prosa: «Fino ad ora non ce ne siamo accorti molto, visto che i 20mi-la euro di contributi di due anni fa sono scesi a quota 16mìla lo scorso anno».