Silvio di Francia, assessore alla cultura del Comune di Roma, intende smorzare i toni e soprattutto illustrare nei dettagli le motivazioni del Campidoglio. «Sine ira et studio, senza accalorarmi», dice, «vorrei spiegare che la scelta di aprire l'Ara Pacis agli eventi è stata fatta dopo aver osservato le esperienze di tantissimi musei in tutto il mondo. Dovevamo reperire risorse per il sistema museale e lo abbiamo fatto sfruttando uno spazio, l'auditorium costruito da Meier, che può piacere o no dal punto di vista estetico, ma che è stato pensato proprio per quello». «E poi non è che siamo aperti a feste "scaciate" o a banchetti, selezioniamo soltanto grandi marchi e congressi». Insomma, spiega l'assessore, non si deve immaginare l'Ara Pacis invasa da orde barbariche da sagra della porchetta, ma da composti invitati serviti da un catering selezionato «che deve seguire determinati criteri qualitativi». Di Francia tiene anche a precisare che tutti i fondi che entrano nelle casse del Comune attraverso gli eventi sono immediatamente reinvestiti proprio per promuovere la cultura. «Con quello che entra attraverso una serata sponsorizzata da Bulgari o Ibm noi riusciamo a far venire le scolaresche delle periferie a visitare gratis il monumento», aggiunge in tono deamicisiano. Inoltre un aspetto deve essere chiarito: «Il monumento è una cosa, l'auditorium e la terrazza che ospitano gli happening sono un'altra». «Credo che i luoghi dell'arte», conclude l'assessore, «debbano essere vivi e aperti. Penso anche, ma questo è un punto di vista personale, che abbinare l'arte antica con quella più moderna sia una bel modo di farli vivere». L'OK DI BUTNGLIONE Sulla stessa lunghezza d'onda si esprime anche l'ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione. Il commissario europeo sottolinea subito che «in questo caso anche la sinistra che tanto aveva criticato la scelta di Berlusconi di aprire l'arte ai cosiddetti "servizi aggiuntivi" alla fine ci ha dato ragione». «È inutile girarci intorno», sospira Buttiglione, «per mantenere tutti i monumenti che abbiamo in Italia c'è bisogno di molti soldi. E l'unico modo di trasformare una perdita in un attivo è quello di mettere l'arte sul mercato». Certo non tutti i "servizi aggiuntivi" hanno lo stesso buon gusto. Spiega ancora Buttiglione: «Da ministro della Repubblica ho lavorato molto per individuare la giusta via di mezzo tra quello che può essere consentito dalla legge e quello che è inappropriato.
Roma. I fondi sono reinvestiti per mantenere i musei
L'assessore alla cultura del Comune di Roma, Silvio di Francia, ha spiegato le motivazioni della scelta di aprire l'Ara Pacis agli eventi, affermando che si è trattato di una scelta dopo aver osservato le esperienze di molti musei in tutto il mondo. Il Comune ha utilizzato uno spazio per raccogliere risorse per il sistema museale. Di Francia ha anche precisato che gli eventi sono selezionati e che i fondi entranti vengono reinvestiti per promuovere la cultura.
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