Si fa incandescente la polemica sulla possibilità di "affittare" - come riportato ieri da Libero bastano 5mila euro - il complesso dell'Ara Pacis per organizzare vernissage e cocktail mondani. Lo storico Franco Cardini attribuisce la scelta del comune di Roma «a una logica che vede la cultura al servizio della produzione». Nessuna demonizzazione a priori del business, tiene a precisare l'intellettuale toscano, ma «bisogna di distinguere modi più o meno maldestri di fare affari sfruttando i beni culturali». «Ci sono spazi, come quello del monumento del VII secolo a.C.», prosegue Cardini, «che hanno un valore non solo storico ma morale. Così, un happening sponsorizzato all'Ara Pacis, per quanto sia di qualità, è come una sfilata di moda nella basilica di San Giovanni, profanatorio, oltre che fuori luogo». Eppure, precisano da "Zetema progetto cultura", la società del comune di Roma che gestisce il sistema dei Musei civici di Roma, gli eventi avvengono nell'auditorium nel foyer e nella terrazza, spazi che sono stati pensati proprio per questa funzione, mentre il monumento si può visitare a parte. SOVRINTENDENZA Intanto, all'assessore alla Cultura capitolino, Silvio Di Francia, che si difende spiegando la necessità di «reperire fondi per l'arte attraverso l'arte stessa e abbattere i costi di gestione» risponderà oggi Marco Visconti, consigliere di An, attraverso un'interrogazione urgente alla sovrintendenza e un'altra al sindaco, «L'utilizzo dell'Ara Pacis come osteria d'alto bordo», dice calcando i toni Visconti, «è arrogante». Inoltre Visconti ricorda come tra le giustificazioni dalla sovrintendenza alla realizzazione della teca di Meier ci fosse quella di «mettere sotto controllo il microambiente del museo al fine di assicurare un livello di temperatura e umidità costante in modo tale da eliminare tutti gli agenti inquinanti, incluso il rumore». Insomma il timore è che i party possano mettere in pericolo l'opera, tanto che Visconti si chiede se Zètema pretenda «una fideiussione a garanzia di eventuali danneggiamenti». SENZA GARANZIE «La fideiussione non è richiesta», spiega Albino Ruberti, consigliere delegato di Zètema, «perché non c'è pericolo. Durante gli eventi, gli invitati, a richiesta possono solo visitare il monumento, ma non banchettare È. In ogni caso è il Comune ad avere un'assicurazione in caso di eventuali danni». Ma quanto ha incassato il complesso dell'Ara Pacis in versione Centro convegni? Dice Ruberti: «Da fine di settembre ci sono stati 30 eventi promossi da privati», quindi una cifra che dovrebbe essere intorno ai 150mila euro. Che, assicurano a Zètema, è servita ad abbattere i costi di mantenimento dell'opera. L'auditorium dell'Ara Pacis può essere affittato tutti i giorni, salvo quando è occupato dal Comune . di Roma che lo utilizza per eventi culturali. Destinazione d'uso che, secondo il consigliere dei Verdi Ferdinando Nessio, «dovrebbe sempre essere indirizzata ad accogliere tutti i cittadini romani anziché élites invitate dalle aziende per promuovere interessi particolari».
Ara senza Pacis. L'accusa di Cardini: Immorale usarla così
Il riassunto è il seguente:
La polemica sulla possibilità di "affittare" il complesso dell'Ara Pacis per organizzare vernissage e cocktail mondani è iniziata. Lo storico Franco Cardini attribuisce la scelta del comune di Roma a una logica che vede la cultura al servizio della produzione. Cardini distingue spazi che hanno un valore non solo storico ma morale, come il monumento del VII secolo a.C., da spazi che possono essere utilizzati per eventi culturali senza profanare il monumento. Il comune di Roma ha deciso di affittare l'auditorium dell'Ara Pacis per eventi culturali, mentre il monumento si può visitare a parte.
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