Il solito panorama unico. Ma conviene stare coi piedi per terra: si evitano cosi i mozziconi di sigarette schiacciati, i grumi di polvere grossi come angurie che avanzano marciando spediti a ogni soffio di vento, un tubo abbandonato, le statue così lerce che potrebbe staccarsi qualche pezzetto, e la ringhiera che traballa pericolosa. In un punto della ringhiera han provveduto alla messa in sicurezza: due giri di scotch e via alla spera in dio. «Qui evitiamo di camminare, si sa mai crolli tutto» dice una dipendente comunale. Una delle tante: sulla balconata in Galleria Vittorio Emanuele si affacciano quasi soltanto uffici di Palazzo Marino. Che, suggerisce lo storico dell'arte Carlo Bertelli, «anziché marciare contro il degrado di Milano dovrebbe pensare prima a quello che ha in casa». «TROPPO LASSISMO» Perché degrado è. Sia sotto sfregiato il pavimento di mosaici, crepe lungo i lastroni - e sia, appunto, sopra. Un degrado annunciato dal soffitto gocciolante acqua della cantina, una cantina peraltro custode di un pannello con sopra scritto «Montante luci Galleria» e insomma uno arriva qui e può far scendere il buio. Si diceva: un degrado annunciato dalla cantina. E poi, gradino dopo gradino, urlato dai corridoi delle scale, con pannelli elettrici senza copertura e fili in bella mostra, intonaco caduto, scritte sul muro con penne e pennarelli. Un degrado, infine, battezzato dalla balconata. Zeppa, ma zeppa tanto, di cacca di piccioni. Vecchia di chissà quanto tempo. Del resto, ragiona Bertelli, «la situazione triste e penosa in cui versa questa parte della Galleria viene da lontano. Dagli anni della Prima Repubblica, con gli uffici dati ad amici e raccomandati che vi infilavano dentro fanto-matiche associazioni e, naturalmente, se ne fregavano di rispettare quel che li circondava. C'è stato molto lassismo». C'è ancora? «Come no dice il critico d'arte Gillo Dorfles . Mi domando: è possibile che quest'amministrazione non riesca a combattere l'abbandono?». E che risposta si da? «Che non ci riesce perché Milano è in continuo regresso rispetto alle altre grandi città europee sulla conservazione dei suoi gioielli architettonici». Un ritardo dovuto a cosa? Marco Dezzi Bardeschi insegna Restauro al Politecnico. E spiega che in città «ci si incaponisce con una manutenzione straordinaria anziché scegliere una politica di interventi ordinali». E, si badi bene, «alla fine lo straordinario costa una cifra in più dell'ordinario. Dunque, oltreché salvaguardare i monumenti, si risparmierebbero soldi. E invece niente». LA MANUTENZIONE Invece niente. E «peccato davvero si lamenta Bertelli , Anche perché siamo in tempi di giusta riscoperta dell'Ottocento e di un'opera come questa che rende merito a quel periodo e a Giuseppe Mengoni». Mengoni è l'architetto responsabile del progetto. Ci si mise un'infinità di tempo, per realizzare l'opera, e Mengoni ci rimise la vita, volando giù da una cupola. Era il diciannovesimo secolo. Da allora, la Galleria ha attraversato periodi bui su tutti, il bombardamento nell'agosto del 1943 e parecchie riqualificazioni. Una assai recente. E, però, non è sufficiente. «Si può fare sempre di più e meglio» è il parere-slogan di Alessandro Rosso, vicepresidente del Town House, hotel da 7 stelle operativo aperto a inizio mese proprio in Galleria: «Noi facciamo il nostro, occupandoci della manutenzione della parte di nostra competenza. Questo posto è una meraviglia. Tenerla spendente dev'essere un onere e un onore».
Milano. Fermate il degrado, la Galleria sta andando in rovina
La Galleria Vittorio Emanuele II di Milano è stata descritta come un luogo degradato e abbandonato. La ringhiera è stata messa in sicurezza con due giri di scotch, ma ci sono ancora molti problemi, come i mozziconi di sigarette schiacciati, i grumi di polvere e le statue danneggiate. Lo storico dell'arte Carlo Bertelli suggerisce che la città dovrebbe concentrarsi sulla conservazione dei suoi monumenti piuttosto che lamentarsi del degrado. Bertelli cita l'esempio della cantina che gocciola acqua e del soffitto che si sta crollando. Il critico d'arte Gillo Dorfles concorda che ci sia stato molto lassismo nella gestione della Galleria.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo