LA CAMPANIA scoppia di turisti. Dopo Capri, anche la Pompei dei record nazionali chiede un contingentamento. L'appello arriva dal commissario dell'Azienda di promozione turistica della città degli Scavi Luigi Necco. Che, unendosi al filone antiassalti, lancia l'ipotesi del numero chiuso. Stavolta, però, non è una questione di qualità del turismo. «Le pietre millenarie dell'area archeologica - spiega - ogni anno, lo dicono i risultati di accurati studi scientifici, perdono 3 millimetri di spessore. Colpa, soprattutto, dei quattro milioni di piedi che calpestano, toccano, consumano. Cosi non si può andate avanti». Inevitabile: il pensiero torna all'appello di Veltroni del '96. «Pompei rischia di cadere in pezzi» disse l'allora ministro per i Beni Culturali. A sette anni di distanza il problema si ripropone, identico a se stesso. Con la variante: invece dell'appello agli industriali che non rispondono, questa volta l'unica soluzione a portata di mano pare essere chiusura delle porte ai turisti. «Per carità - chiarisce subito Necco - non penso neppure lontanamente alla possibilità di chiudere le porte in faccia al visitatore che arriva a Pompei alla spicciolata. Credo, invece, che sia giunto il momento di razionalizzare l'arrivo dei gruppi. In altre parole, bisogna stabilire il numero massimo di visitatori che Pompei può sopportare in un giorno, e in base a questo accogliere o respingere gli arrivi delle comitive. Va da sé che per queste ultime la prenotazione dovrebbe essere assolutamente obbligatoria. Non solo: per quanto siano antiestetiche, disseminerei tutta la città antica di passerelle, per evitare ogni contatto dei turisti con le pietre». Anche in questo caso, un salto indietro, al prato in stile «Mulino Bianco» che qualche anno fa, d'improvviso, inondò il Foro. «Un modo brutto, ma efficace, per proteggere quel che rimaneva della pavimentazione». Paradossale ma vero. Da risorsa, il turismo diventa minaccia. Perché i monumenti campani sono sì grandi attrattori ma non sanno diventare grandi ricettori. In questa ottica, Necco è contrario anche al corteo storico in costume che domenica commemorerà, agli Scavi l'eruzione del 79 dopo Cristo. «Pompei non ha bisogno di queste manifestazioni folklorisiche di basso profilo, che non fanno che aumentare i rischi per la conservazione». Un punto di vista che trova d'accordo anche il ministro Marzano che, ieri in visita all'area archeologica, ha osservato che «Qui di certo non servono spettacoli». E a proposito di ricettività, il numero uno dell'azienda di soggiorno e turismo di Pompei ha molto altro da dire, di nuovo e non. Di non nuovo c'è che «quella che ho trovato venendo qui è una città devastata da anni di amministrazione sbagliata. Una città che tra Scavi e Santuario conta quattro milioni di visitatori all'anno, e che - altro che alberghi - non ha neppure le fogne». Di nuovo c'è la grande preoccupazione per l'imminente visita del Papa. «Abbiamo un sistema di collegamenti viari che fa orrore: da quando sono qui non ho smesso un attimo di sollecitare la Società Autostrade per l'arretramento dello svincolo, un progetto rimasto sulla carta per troppo tempo. Per non parlare della trappola rappresentata dall'uscita autostradale di Scafati, che verso il centro finisce in un imbuto mostruoso». Il commissario Necco ne ha pure per i collegamenti ferroviari. Perché chi da Sorrento arriva con la Circumvesuviana può fermarsi nei pressi degli Scavi ma non del Santuario, mentre chi raggiunge Pompei con le Fs può raggiungere il Santuario, ma deve fare tre chilometri a piedi per andare agli Scavi. E di nuovo c'è che oltre a istituire le visite contingentate agli Scavi, Necco vorrebbe chiudere pure la piazza del Santuario. «A me non interessa che il sabato sera i ragazzi di Ottaviano o di Noia vengano a consumare qui la pizzetta o il gelato: non portano ricchezza, creano solo caos».
Pompei scoppia, subito il numero chiuso
Il commissario dell'Azienda di promozione turistica di Pompei, Luigi Necco, ha lanciato l'ipotesi di stabilire un numero massimo di visitatori che la città può sopportare in un giorno. Ciò sarebbe necessario per evitare che le pietre millenarie dell'area archeologica perdano 3 millimetri di spessore ogni anno, a causa dei quattro milioni di piedi che calpestano, toccano e consumano. Necco ha anche proposto di disporre passerelle in tutta la città antica per evitare ogni contatto dei turisti con le pietre. Inoltre, ha espresso la sua opposizione all'idea di un corteo storico in costume che si terrà domenica a commemorare l'eruzione del 79 d.C.
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