Ha acquistato opere di dieci artisti. Nel nuovo insediamento del quartiere fiera nascerà il museo dellarte contemporanea Come annunciato, Vittorio Sgarbi ieri sera si è presentato al MiArt «per fare shopping darte» per comprare con soldi del Comune quadri da aggiungere alla collezione del Cimac. Come prevedibile, è arrivato con unora abbondante di ritardo. «Limiti di budget non me ne pongo, e nessuno me ne ha imposti ha detto lassessore alla Cultura al suo arrivo alla Fiera Milano City col Comune faccio come un bambino col papà: prima spendo, poi chiedo i soldi». Sgarbi ha scelto, in due ore abbondanti di passeggiata, i dieci artisti di cui comprerà opere. Li ha incontrati, li ha coperti di complimenti. «Non mi pongo nemmeno limiti di gusto nella scelta dei quadri ha detto semplicemente, prendo quello che mi piace». Vale a dire: meglio larte figurativa di quella astratta, meglio gli artisti giovani e giovanissimi. Opere il cui prezzo si aggira, per i più giovani, intorno ai 5mila euro. Il primo autore premiato dal gusto sgarbiano è Stefano Mosena, romano. Il Comune ha acquistato tutte e tre le sue opere esposte in fiera nello spazio-mostra "Indicativo Presente", allestito dagli amici di Sgarbi Alessandro Riva e Maurizio Sciaccaluga. E nella selezione operata dagli stessi curatori comprerà anche una serie di dieci acquarelli, autore il genovese quarantunenne Vanni Cuoghi. Poi una tela monocroma, frammenti di corpi disegnati, di Nicola Samorì, trentenne nato a Forlì, unopera del milanese Paolo Schmidlin, del 1964, e una del più noto e celebrato Luigi Serafini. Ancora, lavori del bresciano Giuseppe Bergomi, di Paolo Cassarà, di Roberta Marchetti, di Davide Coltro, di Danilo Buccella, di Greta Frau. Ma dove finiranno questi quadri? Proprio ieri il Comune ha annunciato che, daccordo con i costruttori del consorzio Citylife, nellarea dellex Fiera troverà posto anche un museo dellarte contemporanea, nelledificio già destinato a esposizione permanente del design. Un museo da 22 milioni di euro disegnato dallarchitetto Daniel Libeskind, progettista di uno dei tre grattacieli di Citylife. La scelta del sindaco, dettata dal fatto che di museo del design già se ne farà uno alla Triennale, a Sgarbi non è piaciuta. «Preferirei ha detto un museo dellarte contemporanea distribuito in edifici già esistenti». Fa tre esempi: lex garage Traversi in San Babila, le palazzine dellex area Motta in porta Vittoria o quelle in viale Molise. Il sindaco Letizia Moratti ieri ha assegnato lAmbrogino dOro al grande collezionista Ernst Beyeler, direttore della Fondazione che porta il suo nome. «Beyeler ha detto Moratti a Milano si innamorò dellarte contemporanea, quando nel 53 a palazzo Reale vide esposte le opere di Picasso». Fra gli stand, anche Massimo Zanello, assessore alla Cultura della della Regione Lombardia, anche lui in giro per comprare arte. Zanello, però, prima di spendere quattrini in quadri aspetta di sapere quanti ne ha a disposizione. «Entro lestate in Regione esisterà un capitolo di spesa - ha detto ma non faremo colpi di testa. Aiuteremo economicamente quegli spazi che ne hanno bisogno, soprattutto fuori dalla città di Milano». --------- Il miracolo al quale a MiArt hanno assistito pubblico e critica, gli artisti e galleristi benedetti da un suo cenno e gli altri ignorati con distrazione, è doppio. È quello di un amministratore che spende dei soldi pubblici in arte, e fin qui tutto bene: in genere sono soldi spesi meglio che in rappresentanza, consulenze ad personam o auto blu. Ma è anche quello di un assessore che ha licenza di fare "shopping" pubblico mettendo nel carrello ciò che "gli piace" ed esibendo come un trofeo il potere di farlo di testa sua, senza pudori né uggiose commissioni di esperti, senza mediazioni faticose o dolorosi sacrifici alle opinioni altrui. Per fortuna il gusto di Sgarbi è allenato: non comprerà mai oggetti darte senza alcun valore. Per sfortuna, lo è anche troppo: comprerà (ha comprato, infatti) solo ciò che piace a lui, realizzato da artisti che conosce bene (è il suo mestiere), apprezzati da critici a lui vicini (il gusto unisce). E a meno di essere convinti che il suo gusto in tema di contemporaneo sia lunico in circolazione - ma lui sarebbe il primo a inalberarsi di fronte a un simile sospetto - questa si chiama raffinata, colta, perfino intelligente, prepotenza. Di quelle che, se le subisse lui, non gli basterebbe una settimana di furioso talk show per denunciarle. Maurizio Bono