la replica Non dobbiamo combattere la ricchezza ma la povertà. Questo progetto garantirà alla città una nuova vocazione gli attacchi Rifondazione: questo è lultimo capitolo di unurbanistica contrattata in una città ridotta a mercato Fuksas va. Ore 18,38: con 23 sì e 17 voti contrari il parlamentino savonese dà il via libera al progetto, o meglio allidea progettuale, perché di questo si tratta per ora, al porto turistico della Margonara con torre alta 123 metri, 700 posti barca, parcheggi, annessi e connessi. Ora quello che viene definito latto di indirizzo, sette paginette scarse con la storia della "voglia di porto turistico", come lha definita qualcuno, dalle origini (1998) ai giorni nostri, passa allesame della Conferenza di servizi, presieduta da Rino Canavese, per poi tornare, con il progetto preliminare, quello vero con tutte le specifiche necessarie, a Palazzo Sisto IV per lesame delle commissioni e il definitivo parere del consiglio comunale. Tutto secondo copione. Si sapeva fin dallinizio che non ci sarebbe stata partita. Il sindaco Berruti aveva messo in conto che non avrebbe potuto contare sui tre voti degli alleati di Rifondazione comunista, ma recuperato quello dei Comunisti italiani e soprattutto quelli di alcuni riottosi della Margherita, ammansiti con incarichi più o meno significativi, si è presentato con fiero cipiglio allesame del Consiglio. Il passo più delicato, anche se non il più insidioso, dei suoi primi dieci mesi di governo. Né poteva smuoverlo dalle certezze acquisite, anche se a fine seduta ha confidato di «aver preso in seria considerazione anche lipotesi del no», la petizione con tremila firme che una delegazione dei Verdi gli ha consegnato pochi minuti prima della riunione. Lo slogan "riqualificare non vuol dire cementificare" non poteva scuoterlo più di tanto. La strada era ormai tracciata e la maggioranza di centrosinistra aveva messo in conto di prendere un paio di simbolici schiaffoni dagli alleati di Rifondazione. E Milvia Pastorino non li ha lesinati. Parole pesanti come pietre, le sue. «Fuksas è lultimo capitolo di urbanistica contrattata in una città ridotta a mercato». E ancora: «Il distacco dai cittadini è grande, siamo di fronte ad una crisi della politica, al predominio del potere economico». Ultimi fuochi anche da Patrizia Turchi (A sinistra per Savona), che ha presentato un suo ordine del giorno (34 no, 5 astenuti, un sì, il suo. «A Savona è chiaro come ci siano soggetti che hanno in mano buona parte delle sorti della città e che ricoprono incarichi nei centri nevralgici. Latto di indirizzo che andate ad approvare altro non è che il certificato con il quale il Comune di Savona si presenterà al tavolo della Conferenza di servizi e dellAutorità Portuale per dire "ho in tasca lapprovazione". E il via libera ad un altro assalto, forte, pesante del cemento. Non cè scelta politica, si lascia mano libera ai privati». Lopposizione ha fatto lammoina. Pur favorevolissima al progetto ha presentato un proprio ordine del giorno (12 sì, 27 no, un astenuto). Originale e rivelatrice la proposta di Vincenzo Delfino, il candidato sindaco bocciato dalle urne. «Visto che maggioranza e opposizione vogliono la stessa cosa, perché non votarla insieme?». Non se ne è fatto nulla, ovviamente. Ma, a sorpresa, il consigliere Baiardo, proprio della Lista Delfino, è uscito dal coro e ha votato contro. Latto di indirizzo che spiana la strada a Fuksas contiene la foglia di fico di sette prescrizioni, tra cui linserimento nellambito di unidea progettuale del fronte mare dal Priamar ad Albissola Marina, la progettazione di una passeggiata pedonale e ciclabile dalla Torretta ad Albissola, funzioni insediative per la fruizione pubblica con ristoranti, bar, spazi congressistici, la soluzione dei problemi della viabilità, un piano economico-industriale ed un dettagliato piano industriale, criteri che minimizzano limpatto e la sostenibilità ambientale, soluzioni per la nautica sociale, la salvaguardia dello scoglio della Madonnetta e lo sviluppo degli sport del mare. Berruti ha respinto al mittente critiche, diffidenze e sospetti. «Siamo arrivati al voto dopo un dibattito che ha coinvolto tutta la città, categorie economiche, enti, associazioni, ordini professionali. Una cosa deve essere chiara, non avalliamo scelte fatte da altri. A chi dice che faremo una cosa per i ricchi, rispondo, facendo mia una frase di Olaf Palme, che non dobbiamo combattere la ricchezza ma la povertà. Certo cè un prezzo da pagare, ma alle nostre condizioni penso che questo progetto di sviluppo darà benefici superiori ai costi, garantirà alla città una nuova vocazione per evitare la deriva del declino». Fuksas, e così sia, insomma.