Il ministero ha stanziato i primi due milioni di euro, ma la Provincia non ha ancora deliberato L'Archivio di Stato di Catania cade, letteralmente, a pezzi, ma finora nulla è stato fatto per mettere in sicurezza il luogo che custodisce la memoria storica della città e della Provincia. Da tempo immemorabile nell'ex convento di Santa Caterina al Rosario non si fanno lavori di restauro e di consolidamento tant'è che da molti anni i prospetti su via Vittorio Ema-nuele e su via Mazza sono ingabbiati da ponteggi alzati per evitare che il crollo di cornicioni, di intonaci e di patti del tetto metta a rischio l'incolumità dei passanti e degli utenti. Nel 2005, a causa di un cedimento, l'ala su via Sant'Agata è stata dichiarata inagibile e ne è stata ordinata l'evacuazione. Impossibile garantire, in quelle condizioni, la sicurezza dei dipendenti che operavano in quell'area dell'edificio destinata a deposito di materiale di grande importanza quale l'archivio dei Benedettini e quello corporazioni soppresse. Allora, il direttore Aldo Sparti, per non sospendere il servizio agli utenti, decise e programmò una complessa operazione di «movimentazione» del patrimonio archivistico trovando posto a questi archivi nell'edificio centrale e spostando altrove il patrimonio documentario meno pregiato e meno richiesto per la consultazione. Un'operazione che il direttore ha affrontato affidandola ad una ditta esterna che ha imballato i libri in contenitori speciali dotati di etichette con codice a barra, li ha trasportati e conservati in uno spazio alla zona industriale con l'impegno, teorico, di renderli facilmente consumabili se necessario. Costo dell'operazione 60.000 euro. La direzione ha speso altri 150.000 euro, stanziati dal Ministero ai Beni culturali da cui l'archivio dipende, per il rifacimento delle partì più compromesse del tetto il cui dissesto, negli ultimi anni, ha causato allagamenti che hanno messo a rischio la documentazione archivistica e creato seri disagi a chi frequenta la sala di lettura. Rifatto il tetto, poiché l'edificio richiede un intervento ben più radicale, il dottor Sparti ha avviato una fitta interlocuzione con la Provincia, proprietaria dell'immobile, per ottenere i fondi e l'autorizzazione necessari ad intervenire. Ma la Provincia ha sostenuto di non avere i fondi per sostenere tale spesa. Che fare? «Il fatto - spiega il dottor Sparti - è che l'ex convento di Santa Cateria al Rosario, tra i beni ecclesiastici confiscati alla Chiesa dopo l'Unità d'Italia, entra nella proprietà della Provincia con una legge che ne vincola la destinazione d'uso ad Archivio di Stato. Questo significa che soltanto per legge questa destinazione può essere cambiata, per cui, e troviamo i fondi per la messa in sicurezza o si siamo costretti a chiudere e a sospendere un servizio di grande importanza per il territorio». Di qui tutta una serie di tentativi volti ad individuare una possibile soluzione, compresa la richiesta al Ministero dei Beni Culturali di acquistare l'immobile. Il ministero si dice indisponibile all'acquisto, ma pronto a stanziare la somma necessaria -10 milioni di euro - per il restauro e la messa in sicurezza, a condizione di non pagare alcun affitto alla Provincia per un congruo numero di anni. S'inizia così, a partire dal 2005, un fitto rapporto con i direttori generali della Provincia, il dottor Scimemi prima, e il dottor Fecarotti dopo confronto che si conclude con la disponibilità dell'ente a cedere l'immobile al Ministero dei Beni culturali in comodato d'uso e per un periodo di tempo non superiore ai 38 anni. Viene accettata, dunque, la precondizione posta dal ministero per l'erogazione del finanziamento richiesto. 11 26 gennaio del 2007, con una propria nota, il direttore generale Diego Fecarotti da parere positivo alla stipula di un contratto di comodato d'uso con il Ministero dei Beni culturali, ne fissa la durata ad un arco di tempo non superiore ai 38 anni, e annuncia che sarà cura della Provincia trasmettere lo schema del contratto, dopo la necessaria deliberazione da parte della Giunta. II direttore dell'Archivo di Stato ringrazia pubblicamente il presidente della Provincia e prende contatti con il Ministero che stanzia 1 milione e 800mila euro come prima parte della somma totale di 10 milioni di euro prevista per la messa in sicurezza e il restauro dell'immobile. I soldi sono presi dai proventi del lotto e indirizzati a Catania piuttosto che ad altre amministrazioni, data l'urgenza dell'intervento e l'importanza dell'istituzione che ospita. L'Archivio di Stato di Catania, infatti, oltre a conservare un patrimonio documentario di grande importanza, è centro di riferimento del progetto federato per la costituzione dell'«Archivio storico multimediale del Mediterraneo» per la cui realizzazione il ministero ha investito 7 milioni di euro che si aggiungono ai 100.000 euro spesi a Catania per adattare il piano terra dell'ex convento in modo da accogliere la sede di questo progetto di cooperazione internazionale. Tutto sembrava andare per il meglio, e invece, ad oltre due mesi di distanza dalla nota del direttore generale della Provincia, la Giunta non ha ancora fatto la relativa delibera e si rischia di perdere i fondi stanziati dal ministero. «Non ha dubbi che la Provincia provvedere secondo quanto concordato - sostiene il direttore Sparti -ma spero che lo faccia al più presto. La situazione e il vincolo alla destinazione d'uso non lascia altre vie d'uscita, ma qualora ci fossero delle riserve che lo dica subito, in modo da potere individuare il da farsi».