Secondo la giustizia amministrativa non dovevano essere bloccate le lottizzazioni Il Programma di riequilibrio urbanistico, varato dal consiglio comunale nel dicembre del 2005, è illegittimo. Lo hanno deciso i giudici del Tar che hanno accolto due dei circa quaranta ricorsi presentati da imprese o semplici cittadini. Per il Tribunale amministrativo il Prisvut è «uno strumento urbanistico atipico non previsto dalla normativa primaria statale e regionale». Il provvedimento aveva di fatto sospeso alcune lottizzazioni, soprattutto nelle zona di Ceglie e in alcune aree a sud di Bari. Il documento bloccava lottizzazioni a Sud della città e nella zona di Ceglie con regole più severe per edificare Il provvedimento era stato approvato dal Consiglio tra le polemiche alla fine del 2005 Secondo i giudici amministrativi "non sono state seguite alcune procedure ormai consolidate" Il Programma di riequilibrio urbanistico che introduce nuovi e più restrittivi limiti alla possibilità di edificare è illegittimo. È quanto sostengono i giudici del Tar che hanno bocciato il provvedimento, approvato tra le polemiche nel dicembre del 2005. Pronunciandosi su due dei circa quaranta ricorsi presentati da imprese ma anche e soprattutto da semplici cittadini che avevano chiesto di poter costruire nella zona di Ceglie e in alcune aree a sud di Bari, il Tribunale amministrativo non ha condiviso la decisione dellassise cittadina. I giudici della terza sezione, presieduta da Amedeo Urbano, parlano del Prisvut come di «uno strumento urbanistico atipico siccome non previsto dalla normativa primaria statale o regionale». Lamministrazione comunale, in altri termini, avrebbe dovuto seguire le procedure urbanistiche consolidate. Liter che ha portato allapprovazione del contestato Programma è molto complesso. Scaduto il Piano pluriennale di attuazione, non più obbligatorio ma facoltativo, il Comune decide di dotarsi di una programmazione annuale per definire di volta in volta gli interventi edificatori possibili. Così nasce il Prisvut che di fatto sospende alcune lottizzazioni, già istruite e in attesa del parere dellassise cittadina. E che impone parametri più rigidi. Nelle aree sottoposte a vincolo idrogeologico è impossibile costruire. E il divieto è esteso anche ai suoli che ricadono nella costiera di 300 metri o che sorgono in prossimità di lame e corsi dacqua. La scure del Programma di riequilibrio urbanistico si abbatte quindi soprattutto su alcune lottizzazioni, nella zona di Ceglie. Lamministrazione cittadina parla di «un provvedimento transitorio» in attesa che il piano regolatore venga modificato. Ma imprese e cittadini protestano. E il Tar condivide le perplessità dei ricorrenti. La materia è nuova e complessa riconosce il Tribunale di piazza Massari che, però, bacchetta lamministrazione comunale, ridimensionandone «il potere discrezionale» in materia di sviluppo urbanistico. Il Prisvut non passa lesame dei giudici amministrativi, ma la sentenza salva invece alcune norme contenute nella delibera di istituzione del programma di riequilibrio come quelle che non estendevano i limiti di edificabilità ai piani diniziativa pubblica o mista. «Sono parzialmente soddisfatto. Il Tar non ha condiviso la linea innovativa del Comune, ma ha riconosciuto la legittimità delle norme di salvaguardia introdotte dallamministrazione» dice lavvocato Nino Matassa che ha difeso Palazzo di Città. «Con la sentenza del Tar vengono confermate alcune perplessità sul Prisvut che avevamo manifestato» spiega invece Dario Ginefra, segretario provinciale dei Ds.