Il legale del Wwf, Fabio Spinelli, spiega la linea che ha portato alla decisione del Tar DIAMANTE «Fermare ad ogni costo la realizzazione di un progetto palesemente in contrasto con il rispetto delle leggi di tutela ambientale». Il Wwf Italia, difeso dall'avvocato Fabio Spinelli, ha partecipato al giudizio del Tar di Catanzaro sull'approdo turistico di Diamante seguendo questa linea base. Come è noto, la ditta aggiudicataria dei lavori di sistemazione ritenendo illegittimo l'atto amministrativo, che ha precluso la realizzazione del porto, aveva chiesto l'annullamento con specifica istanza di sospensione degli effetti. L'avvocato Spinelli, ha evidenziato l'operato, ritenuto invece legittimo, posto in essere dall'organo tecnico che ha valutato negativamente l'opera portuale, rinforzando la validità dell'analisi compiuta sugli elaborati progettuali che hanno costituito lo studio d'impatto ambientale presentato il 12 dicembre 2005 dalla Ati Icad-Diamante Blu. «Il dragaggio del fondale all'interno dell'area sostiene il Wwf tramite il suo legale creerebbe la formazione di sedimenti la cui dispersione comporterebbe il soffocamento della specie protetta con la conseguente irreversibile compromissione». Gli ambientalisti e lo stesso Spinelli sottolineano soprattutto la potenziale vulnerabilità della Posidonia, minacciata dall'ancoraggio "selvaggio" delle numerose unità di natanti che l'opera portuale avrebbe previsto, circa 440. «Questo ultimo aspetto scrive ancora il legale in una nota è stato anche considerato nel formulario della Rete natura 2000, che è un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali, il quale elenca tra le cause di vulnerabilità della Posidonia, i "Fondali dell'isola di Cirella di Diamante", gli ancoraggi non su boe fisse e i numerosi natanti durante la stagione balneare».