«Fermato il tentativo di far sparire la più bella scogliera del Tirreno» DIAMANTE Una pioggia di documenti che esprimono soddisfazione per il no del Tar al porto di Diamante. Proviene dagli ambientalisti del Tirreno e dar Rifondazione provinciale e locale che non hanno mai nascosto le avversità alla realizzazione dell'opera con quelle particolari modalità. Il Comitato difesa ambiente di Diamante, il cui responsabile è Tonino Grosso Ciponte, ha esultato per «l'ennesima bocciatura del megaporto, frutto di una lunga e dura battaglia che, oltre alla sentenza negativa espressa dal Tar di Catanzaro, è stata preceduta già nel 2005 da medesime bocciature: ancora del Tar e al Consiglio di Stato, alla Commissione Via della Regione Calabria». «Vogliamo ringraziare scrive Ciponte il Wwf nazionale, nella persona del suo presidente Fulco Pratesi, e l'avvocato Fabio Spinelli che ha portato in tutti i dibattimenti i valori di difesa ambientale di questa nostra lotta contro l'ecomostro sul mare di Diamante. Ringraziamo Fabio Menin del Wwf Calabria che ci ha fornito i suoi studi sulla devastazione che la megaopera avrebbe prodotto nel nostro territorio marino e non solo. Un grazie va a Legambiente circolo del Tirreno, a Rifondazione di Diamante, Belvedere e Bonifati e alla Federazione Provinciale dello stesso partito, Rischiozero di Cirella e Scalea, Circolo Culturale Citta di Fella di Bonifati, Verdi di Belvedere Marittimo, Italia Nostra Tirreno Cosentino, Osservatorio Permanente di Cirella e Diamante». Il Comitato difesa ambiente, in accordo con le altre sigle ambientaliste chiede la ristrutturazione definitiva dell'attuale approdo in modo che si possano mantenere le dimensioni attuali affidando il porticciolo al Comune e quindi ai cittadini di Diamante. «I soldi ci sono afferma il comitato e qualsiasi amministrazione futura si dovrà impegnare affinché non si perda la parte di finanziamento pubblico che già esiste». Sulla stessa linea la reazione di Legambiente: «Si ferma qui il percorso di quanti a Diamante stavano cercando di far scomparire la più bella scogliera urbana del Tirreno a favore di un inutile megaporto di 55mila mq che mai potrà ottenere i nulla osta ambientali. Si è bloccato questo percorso sostiene Legambiente come quello del megaporto di Bonifati: dietro a tutte queste "grandi opere per lo sviluppo" si celano in realtà soltanto i trasversali padroni del cemento che conoscono un solo modello di sviluppo: il mattone ovunque e comunque. La mobilitazione non dovrà fermarsi fino a quando il progetto non verrà ritirato a favore di una semplice risistemazione del porticciolo esistente che non dovrà mai superare le più che sufficienti dimensioni attuali». Il segretario provinciale di Rifondazione comunista e tutto il direttivo cosentino hanno voluto ringraziare le associazioni ambientaliste e i diamantesi sensibili alla tutela della bellezza della loro città e, «soprattutto Rifondazione di Diamante che quotidianamente lotta contro la distruzione del territorio e per la salvaguardia delle peculiarità paesaggistiche e ambientali». L'avvocato Fabio Spinelli del WWf conferma la volontà di «fermare ad ogni costo la realizzazione di un progetto palesemente in contrasto con il rispetto delle leggi di tutela ambientale. Con questo chiaro obiettivo il Wwf Italia ha partecipato al giudizio celebratosi in data 22 marzo dinanzi al Tar di Catanzaro». L'avvocato Spinelli nella sede del Tar ha evidenziato il «legittimo operato posto in essere dall'organo tecnico che ha valutato negativamente l'opera portuale, rinforzando la validità dell'analisi compiuta sugli elaborati progettuali che hanno costituito lo studio d'impatto ambientale». Il legale ha portato all'attenzione del collegio giudicante la vulnerabilità dei banchi di "Posidonia oceanica" che costituiscono il sito d'interesse comunitario, localizzati a poca distanza dall'approdo. «Il dragaggio del fondale all'interno dell'area creerebbe la formazione di sedimenti la cui dispersione comporterebbe il soffocamento della specie protetta con la sua conseguente irreversibile compromissione». Soddisfazione è stata espressa dal circolo di Rifondazione di Diamante che ripropone l'idea di un porto che garantisca: «lo spazio per i pescatori diamantesi, con una gestione che valorizzi e sostenga i contributi di piccole aziende e artigiani locali; l'incasso comunale della concessione pubblica per la gestione dell'opera; lavoro sicuro alle maestranze locali».