Il caso. Incredibile vicenda iniziata ancora nel '97 e mai arrivata a compimento: il contributo deve arrivare da Verona Il direttore generale Alessandri assicura che già da molto tempo sono stati inviati alla Soprintendenza tutti i documenti richiesti per il piano che riguarda l'ala ovest e l'ex chiesa Un'altra storia di ordinaria follia burocratica. Questa volta a spese dell'Ulss. Il ministero per i beni e le attività culturali, il 21 maggio del 2003, ha deciso di concedere all'azienda diretta da Antonio Alessandri un consistente contributo statale di quasi 400 mila euro per il restauro dell'abside dell'ex chiesa e il rifacimento di tutti gli intonaci dell'ala ovest dell'antico chiostro dell'ospedale dalla parte di contrà S. Bortolo. Ebbene, sono passati quasi 4 anni da quando l'allora soprintendente per i beni architettonici e il paesaggio di Verona Ruggero Boschi spedì questa comunicazione ufficiale all'ufficio tecnico dell'Ulss, ma di quei soldi, che pure il ministero ha stanziato, non si è vista neppure l'ombra. Così i lavori, che cambierebbero il volto dell'ex convento del vecchio S. Bortolo, oggi proprio da quella parte del lato ovest ridotto a un residuato bellico come appena uscito da un bombardamento, continuano a restare fermi. La storia va molto più indietro del maggio del 2003. L'autorizzazione a effettuare i lavori di restauro l'Ulss la chiese a Verona ancora nel 1997 ai tempi di Bruno Mondini, e la sovrintendenza diede il proprio ok il 30 gennaio del 1998. A questo punto, l'Ulss, non si sa perché, fece passare un po' di tempo, poi sul finire del 2002, per la precisione il 4 novembre di quell'anno, l'ufficio tecnico si decise a fare un preventivo di spesa e l'ex direttore generale Antonio Petrella inviò una richiesta di contributo. Chiesa e chiostro sono, infatti, immobili di interesse storico e artistico, e rientrano, quindi, nelle categorie dei beni culturali per i quali è prevista la copertura totale o parziale con i finanziamenti statali in base a un decreto legislativo del 1999. L'Ulss presentò un preventivo di circa 410 mila euro, e il ministero accolse quasi in toto la domanda. La soprintendenza pretese poi, come dovuto, una serie di documenti. E l'Ulss - assicura Alessandri - li ha fatti avere tempestivamente. Solo che, come detto, fino ad oggi il sospirato contributo non è arrivato. Nel frattempo a Verona a Boschi è subentrata come soprintendente Gianna Gaudini, ma non è successo nulla. Tutto come prima. «Noi - aggiunge il dg - siamo a posto. Le carte che ci hanno chiesto sono già a Verona da un pezzo. Dinanzi al loro silenzio abbiamo sollecitato più volte gli uffici di Verona, abbiamo spiegato che questi lavori sono urgenti, ma la situazione non si sblocca. Pare che abbiano problemi di organici, anche se per la verità non si capisce la ragione di questo ritardo che sta diventando eccessivo. E il timore ora è che si vada avanti così chissà per quanto tempo ancora». Insomma, i soldi sono in cassaforte perché il ministero ne ha deliberato l'erogazione, ma la burocrazia non riesce a coprire la distanza fra Verona e Vicenza. L'ing. Antonio Nardella, capo dell'ufficio tecnico, si metterebbe le mani sui capelli se ne avesse: «Noi saremmo pronti a iniziare anche domani, anche perché con questi lavori cambierebbe l'aspetto del chiostro nella parte che è più malandata. C'è da rifare l'intonaco e da dare una rinfrescata di colore a tutti i fabbricati». La speranza è, dunque, che la soprintendenza rompa gli annosi indugi e risponda agli appelli di Alessandri. Il chiostro giace in uno stato pietoso. In alto, sopra la chiesa, le finestre sono coperte da orridi teli, i muri sono screpolati e le tinte sono un lontano ricordo. Oltre alle brutture e al vecchiume dominano i colombi e gli schitti. La bonifica è necessaria anche per procedere al ripristino di locali che sarebbero più che comodi da utilizzare. E poi restaurare l'abside significherebbe recuperare doverosamente una preziosa struttura artistica. Verona, se ci sei, batti un colpo.