Forse non aveva riflettuto, il ministro per lo Svilupp Economico Pier Luigi Bersani: eppure il testo del «suo» decreto dedicato alle liberalizzazioni (quelle che non hanno «regalato» alle città italiane nemmeno un taxi in più) sta mettendo in crisi un intero comparto, quello delle guide turistiche. «I Paesi europei che hanno il maggior numero di monumenti, Francia, Spagna e Grecia non ci pensano affatto ad adottare norme che regalano via il lavoro nei Beni Culturali e nel Turismo, come sta facendo l'Italia». È quanto sostiene il Sngt, sindacato guide turistiche, aderente a Fisascat Cisl di Roma e Lazio, che critica la liberalizzazione della professione di guida turistica prevista dal decreto Bersani bis. «La professione di guida turistica - spiega il Sngt - è soggetta a una direttiva Cee che non contempla una liberalizzazione come quella prevista dal decreto Bersani bis. Inoltre l'ultima frase dell'emendamento approvato alla Camera, peggiora perfino la prima formulazione del decreto. Da anni - osserva il sindacato delle guide turistiche - le multinazionali del turismo e i grandi tour operator europei esercitano pressioni per fare fare il lavoro di guida agli accompagnatori stranieri di passaggio, inondando l'Italia di turisti. L'Ue consente la libera circolazione delle professioni e dei servizi, secondo determinate regole; non consente, con la scusa della libera circolazione, di esercitare un'altra professione. Le guide turistiche - conclude il sindacato - non sono una lobby ma lavoratori precari, senza tutela in caso di malattia o infortunio che, da ora, sono condannati a un' insicurezza ancora maggiore. Di fatto si è ottenuto solo di favorire le grandi multinazionali del turismo sostenute da potenti lobbies di tour operator e i gestori privati dei musei e dei monumenti italiani». Parole sante, che evidentemente nella strada della Dolce Vita - quella via Veneto dove ha sede il dicastero bersaniano - non sono state comprese.