"Napoli, città non dindustria ma di consumo" (Benedetto Croce, 1924) non riesce a correggere il suo tradizionale ruolo parassitario che si esprime in due tecniche di governo del territorio premoderne. La prima nega levidenza dei problemi, rinvia le soluzioni, dilata i tempi di esecuzione. Quando i problemi sono incancreniti al punto giusto, scatta la seconda, opposta e complementare: il ricatto dellemergenza. La vicenda Bagnoli oscilla tra queste fasi. Il primo settembre '91 lItalsider chiude. Ma due anni prima lIri progetta uno sfruttamento intensivo dellarea: un porto turistico tra i due pontili, un centinaio di fabbricati anche sulla colmata, una striscia verde lungo il costone mai soleggiato di Posillipo (Gregotti, Leon, Secchi, in Rassegna, 422 giugno '90). Nel '94, lassessore Vezio De Lucia sposta il porto a La Pietra, elimina la colmata, ma conferma gli insediamenti urbani nella piana. Lanno seguente, accetta le critiche al porto (non ha spazi a terra), ma ripiega sul progetto Iri: ritornano il porto di 700 barche tra i due pontili e i fabbricati anche sulla colmata, ignorando linquinamento denunciato nel88 ("Lutopia realizzabile", pagina 142 e seguenti). In merito al porto assicura: «Si tratterebbe di riconvertire ad uso turistico, tramite un accorto restauro, le infrastrutture del porto industriale costruito dallItalsider»; precisando: «I relativi servizi dovranno essere ospitati nel corpo del pontile grande» in «un doppio livello» (Variante per la zona occidentale, pagina 111). Ma è un infortunio tecnico. In quel sito, investito in pieno da libeccio, non cè mai stato un porto industriale. Lassessore confonde il pontile alto 8 metri sul livello del mare che lo sottopassa, con un molo chiuso che, viceversa, lo blocca. Inoltre, nel pontile sostenuto da una selva di piloni, non è possibile inserire alcunché; e, qualora si realizzassero volumi, sarebbero spazzati via dalla prima mareggiata. Questi clamorosi errori sono evidenziati in un Manifesto ('95) firmato da 54 personalità tra cui: Eugenio Bennato, Achille Bonito Oliva, Massimo Caprara, Giulio De Luca, Geppy Rippa, Michele Serio, Vittorio Sgarbi, Turi Vasile. Esso ha un effetto decisivo. In consiglio comunale, il progetto dellassessore è mutato da un maxiemendamento bypartisan (delibera n14 del 15-1-96) che arretra gli insediamenti urbani a un chilometro dal mare per creare un parco verde di 120 ettari, come nel progetto Econeapolis ('86-94). Nello stesso anno due atti confermano questa scelta: la creazione della Bagnoli s.p.a per bonificare larea entro il '99 e la Legge 58296 che prescrive "il risanamento e la rottamazione delle aree fino alla profondità interessata dallinquinamento". Nel '97 il ministro dellAmbiente ricorda allamministrazione: «Leliminazione del porto dalla spiaggia, la demolizione dei due pontili e lo smantellamento della colmata di detriti» (Repubblica, 7 marzo '97). La questione sembra risolta. Ma, contro la legge e lequilibrato piano approvato dal Consiglio, iniziano le manovre culminanti nel Pue che ripropone porto, pontile e colmata, con unaggravante. Se nel progetto dellassessore i fabbricati sulla colmata si affacciavano sul porto tra i due pontili, il Pue, per collegare il porto ai fabbricati arretrati dalla costa, costringe il mare a penetrare nella spiaggia per oltre mezzo chilometro, squarciandola. Questa soluzione è battezzata: porto-canale. Ma si tratta di un falso. Un porto-canale nasce alla foce di un corso dacqua, ma lì non cè alcun fiume o canale. Questa scandalosa trovata comporta: lo scavo di unarea di 600x124 metri pari a 7 campi di calcio, spessa circa 7 metri, per metà nel fondo marino inquinato; un analogo scavo nellavamporto; una palificata perimetrale di 2 km con pali da 10 metri di altezza e uno di diametro, inchiodati nel fondo marino; la cementificazione del pontile inutilmente restaurato (900 m); la costruzione di un nuovo molo (700m) e un antemurale (200 m); la rimozione di mezzo milione di metri cubi di materiale inquinato; costi abnormi. Con lAmericas cup, lo scavo è raddoppiato a 14 campi di calcio (600x250 m). Ma in tale opera faraonica, cosa accade al sedicente porto-canale privo del flusso naturale dellacqua? Esso nasce con quattro patologie congenite: sarà soggetto a insabbiamento permanente, perché affiancato alla spiaggia; lacqua ristagnerà imputridendo, se non mossa artificialmente; nel porto stretto sarà difficile manovrare le barche, perciò lAmericas cup lo raddoppiava; esposto alla traversia dominante di libeccio, sarà arduo entrarvi con tale mare. Di questo disastro annunciato si avvede in extremis lamministrazione approvando col Pue tre ordini del giorno (2003) per verificare, attraverso modelli in vasca, "lagibilità navigazionale del porto, il progressivo insabbiamento dellimboccatura, lassenza di circolazione del corpo idrico". Ma tali verifiche, di capitale importanza, non sono effettuate, per cui il bubbone del falso porto-canale presto scoppierà. Intanto si persevera nellerrore di considerare separati colmata e porto canale, in realtà, interconnessi. Chi conserva la colmata dovrà sventrarla per realizzare il falso porto-canale situato alla radice del pontile restaurato; il quale dovrà essere cementificato e trasformato in una diga alta circa 16 metri (8 sul medio mare e altrettanti sotto) pari a un edificio di cinque piani lungo 900 metri. Inoltre, lo sventramento impatterà non solo con linquinamento da idrocarburi dei fondali, fatalmente messi in circolazione; ma con i gas idrotermali del sottosuolo, oggi evidenti dalle fumarole uscenti dallIstituto Nautico sulla spiaggia. Insomma, si provocherà un dissesto ecologico a catena non accorgendosi, peraltro, che tale porto è un doppione di quello bimillenario di Nisida, non inquinato, con un migliaio di barche, destinabile, a costi irrisori, a polo velico di interesse mondiale. In conclusione lannosa vicenda di Bagnoli rivela unamara verità: lintollerabile ritardo è dovuto a errori tecnici, furbizie, inadempienze che, violando la legge 58296, hanno travolto il corretto piano varato dal Consiglio nel '96. Pertanto non si uscirà da tale labirinto se lAmministrazione non effettuerà le verifiche suddette, dal cui esito dipenderà il destino del falso porto-canale e dellintera area; e se continuerà a ostacolare lazione ministeriale orientata da 11 anni a disinquinare larea e a "ripristinare la morfologia naturale della costa", da riservare alla balneazione, restituendo credibilità alle istituzioni e fiducia ai cittadini.