Bacoli. Liquami nel parco archeologico sommerso di Baia: una condotta fognaria del Comune, autorizzata dalla Provincia, ha scaricato le acque nere in eccesso in mare. Questo accade quando si verifica un blackout elettrico perché le pompe di sollevamento si bloccano. La capitaneria di porto ha quindi presentato denuncia all'autorità giudiziaria contro il Comune. E l'assessore ai Lavori Pubblici, Salvatore Sorbino, chiarisce: «Lo scarico deve essere regolamentato con l'uso di un gruppo elettrogeno acquistato dal Comune. Siamo in attesa dell'autorizzazione della Sovrintendenza archeologica per poterlo assemblare». Al riguardo interviene l'assessore provinciale alle Aree Protette, Francesco Borrelli: «La burocrazia in alcuni casi distrugge il territorio. È un paradosso, tra l'altro, danneggiare in questo modo l'area. Invierò agli enti interessati una nota per sollecitare i tempi». Intanto, la capitaneria di Baia, guidata dal comandante Paolo Iudice, chiede che l'amministrazione intervenga subito per tutelare il parco sommerso. Sui fondali del porto sono conservate le strutture di epoca imperiale, candidate a rientrare (con il parco di Gaiola e l'area bradisismica di Pozzuoli) nel patrimonio naturalistico dell'Unesco. «Anche in vista dei controlli sul territorio per l'ingresso nell'Unesco, è necessario ristabilire una tutela completa dell'area sommersa», conclude Borrelli. Lo scorso 25 settembre la firma del protocollo d'intesa. Il parco, invece, è stato costituito nel 2002 dal ministero ai Beni Ambientali, dal ministero per i Beni e la Attività Culturali e dalla Regione. L'area, compresa tra il limite meridionale del porto di Baia e il molo sud del lido Augusto, è divisa in tre zone: riserva integrale (A), generale (B) parziale (C). E, per l'inabissamento dell'antica fascia costiera e la trasformazione del territorio, è un esempio unico al mondo.