Le Biblioteche di Roma hanno compiuto da poco i loro primi dieci anni. Un'istituzione giovane, eppure di indiscussa efficienza, apprezzata dai cittadini e dalle altre istituzioni. I servizi offerti dal circuito sono una risorsa importante per la comunità, soprattutto per le fasce più deboli di cittadini, che possono accedere a milioni di testi e risorse telematiche in modo totalmente gratuito. Il lavoro di questi centri culturali non esisterebbe senza il bibliotecario, figura professionale che ha mutato la propria antica vocazione alla conservazione dei testi per diventare sempre di più un organizzatore, un gestore di risorse, un promotore culturale. Delle Biblioteche di Roma e della figura del bibliotecario ne parliamo con il direttore dell'istituzione, Maurizio Caminito. Come nasce la rete delle Biblioteche di Roma? "Nella sua forma attuale nasce dieci anni fa. E' stata creata come un'istituzione prevista dalla legge 142". Giunta Rutelli se non sbaglio? "Esatto. Fu creato questo organo nuovo accorpando le biblioteche circoscrizionali, create non molto tempo prima, negli anni '76-'77, nella giunta di Argan-Nicolini. Poi c'è la svolta nel 1994, con l'istituzione del sistema 'Biblioteche di Roma', in cui si accorparono il personale e le capacità decisionali. Dobbiamo pensare che il nostro sistema delle biblioteche nasce circa cento anni dopo quello di Londra". Meglio tardi che mai...Quali sono i rapporti con il Comune? Voi dipendete dalle risorse pubbliche. "Il Comune elargisce risorse per l'istituzione, ma quest'ultima ha grande autonomia gestionale". Tra le iniziative finanziate dal Comune siete considerati un po' il fiore all'occhiello "La nostra gestione è stata premiata. Nel 2005 c'è stata un'analisi portata avanti dalla 'Agenzia per il controllo dei servizi pubblici locali', la stessa che ha fatto relazioni negative su Ama e Acea (per i rifiuti la prima e per l'acqua la seconda). Noi abbiamo avuto segni di apprezzamento". Lei com'è arrivato all'istituzione? "Come molti altri colleghi, sono entrato al Comune alla fine degli anni Settanta, venivo dalle cooperative. Ho lavorato per diversi anni all'assessorato alla Cultura e poi ho avuto un ruolo di responsabilità al Centro Sistema Bibliotecario che sosteneva le biblioteche della circoscrizione. A un certo punto abbiamo pensato di riorganizzare il sistema. Quali erano i problemi? "Le biblioteche dipendevano dalle circoscrizioni, quindi c'era una certa rigidità, tutto dipendeva dal direttore amministrativo. Dopo uno studio di fattibilità e, dopo la legge di cui parlavo prima, elaborammo l'ipotesi che poi è diventata realtà". Oggi quante persone lavorano per le Biblioteche di Roma? "Sono 370 gli operatori complessivi, con un contratto a tempo indeterminato". Che tipi di servizi offre la biblioteca? "Le biblioteche hanno come missione quella di offrire un servizio di pubblica lettura, in cui si promuove la cultura e si danno servizi di base. Si tratta di un lavoro complesso perché si rivolge a fasce di utenza differenziate, da quella che comprende i bambini, dalla nascita ai tre anni, fino alla fascia degli anziani. Dall'altro lato la complicazione è derivata dalla diversificazione dei supporti su cui vengono diffusi i testi: libri, cd-rom, dvd, Internet. quindi cerchiamo di aggiornare i nostri servizi". Ci parli della figura del bibliotecario.. - "Intanto, è uno specialista di biblioteconomia, quindi ha una conoscenza specifica della disciplina. Poi, è una persona molto aperta al sociale, alle persone e alla città, cioè si preoccupa che questo patrimonio affidatogli si diffonda e per far questo si serve di mezzi differenti". Si rompe il diché che vuole il bibliotecario un conservatore, che protegge e basta. "Sì, il bibliotecario è un organizzatore e sempre più un gestore. Siamo una rete di strutture decentrate, il nostro circuito conta trentacinque biblioteche, e ogni bibliotecario ha un'importante responsabilità di gestione, se pensiamo alla sede, al personale... Deve avere conoscenze amministrative, visto che ci troviamo nella pubblica amministrazione". Formate i vostri dipendenti? "Più che altro siamo in continua formazione, le cose cambiano rapidamente, se pensiamo alla gestione, alle tecnologie. Ci sono aggiornamenti su specifici settori e temi, infatti, esistono biblioteche specializzate su alcune fasce d'età, sul mercato editoriale, su progetti sociali e interculturali". Come avviene l'assunzione del personale? "Come tutte le amministrazioni pubbliche, per concorso. Questo da un lato è un limite, perché costa molto organizzare un concorso. Per il personale di front office ne abbiamo bandito uno qualche anno fa, per venti posti. Ci hanno risposto in 24 mila. In questi mesi stiamo cercando di assumere le persone che erano idonee a quel concorso, ma che non si trovavano tra i primi venti. Gran parte del personale assunto negli anni Settanta comincia ad avere un'età, quindi sarebbe necessario un ricambio, magari con strumenti più agili per l'assunzione. Organizzate attività di promozione dell'occupazione? Di orientamento o di formazione lavoro? "Abbiamo due attività, in quattro biblioteche del nostro circuito abbiamo dei Centri Informagiovani, in cui si possono trovare informazioni sui bandi di concorso e sulla formazione. Dall'altro lato, accogliamo molti giovani, con stage e servizio civile, che vogliono passare sei mesi, o un anno con noi, per capire meglio questo lavoro. Alcuni stage hanno un rimborso spese, mentre per chi studia c e la possibilità di vedersi riconosciuti dei crediti".