Piovono pietre dai cornicioni, la Soprintendenza dispone misure di sicurezza. Commercianti e galleristi: "Investimenti in fumo" Cadono calcinacci, chiuso il colonnato. "Così la piazza muore" -------------------------------------------------------------------------------- Transennata la piazza simbolo della rinascita della città. E il colonnato è condannato a restare nellombra anche a Pasqua e poi per il Maggio dei monumento, se i lavori non partiranno presto. Forse il maltempo di questi giorni, qualche infiltrazione e dal soffitto della struttura monumentale, che fa ala alla Chiesa di San Francesco di Paola, sono venuti giù calcinacci e polvere. Larea è stata transennata provvisoriamente: ad intervenire è stata la soprintendenza. Ma i lavori, polemizza Enrico Guglielmo, toccano al Demanio. E vanno eseguiti subito. Intanto esplode la rabbia degli operatori della zona, già ferita dal degrado: «I nostri investimenti sono andati in fumo, così la piazza muore». La piazza simbolo transennata. Somiglia a una foto del primo Dopoguerra, scattata dal celebre reporter Troncone e conservata proprio nellarchivio Parisio, che domina piazza Plebiscito. Quello era filo spinato, in verità, ma anche qui, da ieri, non si passa più, come allora. Il Plebiscito, il colonnato che per anni hanno rappresentato il senso dellera Bassolino - il quale per primo aveva liberato lo spazio scenografico della piazza da un immane parcheggio - condannati a restare nellombra anche a Pasqua e poi per il Maggio dei Monumenti, se i lavori non cominceranno in tempo utile. «È lanticamera della periferia in pieno centro di Napoli», dicono in coro gli abitanti. Fanno eco gli operatori che vi hanno investito e che oggi vedono ancora una volta deluse le loro aspettative. Ieri mattina una squadra di operai ha transennato gli ingressi al colonnato al di sopra delle scalinate per tutelare i passanti dalla caduta di calcinacci della struttura monumentale che fa ala alla chiesa di San Francesco di Paola. «La mia soprintendenza - dice Enrico Guglielmo - alla quale è assegnata lalta sorveglianza sulla chiesa, di proprietà del Fondo Edifici di Culto del ministero dellInterno, e sul colonnato, che appartiene al Demanio, ha provveduto a mettere in sicurezza larea della caduta di calcinacci dalle cornici con un transennamento provvisorio. I lavori non competono a noi. Ma vanno eseguiti, come abbiamo scritto nelle nostre lettere al Demanio, sollecitandone linizio già da qualche settimana». «Ho speso 800 euro per le fioriere e ho anche aumentato lilluminazione molto scarsa. Volevo rendere più accogliente il colonnato ora che la bassa stagione sta per finire. Ma ieri mattina ho trovato questa nuova sorpresa: mi lasciano un ingresso solo perché io pago al Demanio». Non ha fortuna Salvatore Piccolo, che aveva aggiunto al ristorante "Al Plebiscito" di piazza Carolina laffaccio sulla piazza maggiore e lanno scorso si era visto murare lingresso perché abusivo. La sua birreria alle forti critiche iniziali ha visto aggiungersi mille e più difficoltà di gestione. Quando piove i ragazzi giocano a pallone sotto i portici, dribblando fra i tavolini, mandando in frantumi gli arredi minimi, ma segnale di buona volontà del gestore. Basta fare pochi passi per vedere i materassi dei clochard: il colonnato è anche una camera da letto, oltre che il posto dei graffiti - dei vandali, non degli artisti di strada. «Ci vogliono procedure urgenti», dice il gallerista Giangi Fonti, che ha gli uffici su via Chiaia e dai balconi guarda il leone di pietra al confine tra piazza Carolina e il Plebiscito. La faccia bella della piazza, quella dellarte, che per anni ha significato le opere di artisti storici del contemporaneo, è mortificata come ogni altro suo aspetto. «Il lavoro di Serra diventò un orinatoio, quello di Sol LeWitt uno sversatoio di rifiuti. Bisogna metterci mano in modo radicale, non con il solito intervento lampo», aggiunge Fonti, «il degrado urbano è connesso con il problema sicurezza: insieme ai monumenti che cadono a pezzi a far da cartellone pubblicitario cè sicuramente limmagine che più si vede in giro anche da queste parti: quella della Vespa con a bordo tre persone senza casco, di cui magari uno è un bambino di pochi anni. Ma se si pensa che fino a un anno fa piazza Carolina era un parcheggio abusivo invaso dagli ultras della Brigata Carolina, ora si può dire che la situazione è migliorata». È ancora aperto il bando del Comune per un caffè letterario, un ristorante etnico e alcune botteghe artigiane. Ad oggi cè questo e altri progetti. Come quelli che da anni vorrebbe giocarsi Stefano Fittipaldi, titolare degli archivi Troncone e Parisio, i giacimenti di tesori fotografici più importanti di Napoli e di un laboratorio che potrebbe essere più che un assaggio di storia della fotografia. «Lidea del ristorante etnico può funzionare di sera, ma il porticato deve vivere di giorno», osserva Fittipaldi. «E quello che finora possiamo notare, è che non ha una vera vocazione commerciale». Ne sa qualcosa la libreria Treves, che sotto sfratto da via Roma, ha ricevuto in concessione i locali del Comune e ora, per la fatalità della pioggia di calcinacci, vede sbarrata la strada ai clienti. «Il peggiore dei guai della piazza - fa ancora notare Salvatore Piccolo - è lilluminazione che non cè. La messa in sicurezza del colonnato si è resa necessaria, ma ci preoccupano i tempi dellintervento per fermare i crolli. Del resto ci siamo abituati: anche lanno scorso, proprio a Pasqua, quando larrivo dei turisti diventò massiccio, furono aperti i cantieri di piazza Municipio. Se passerà molto tempo, allora vuol dire che su quel colonnato cè davvero una maledizione».