Ambientalisti: «Mostruosità» Sono spuntate come funghi all'improvviso sul crinale che sovrasta la Valle del Baccano. È il punto in cui la Cassia bis entra nella «caldera» del Baccano, circondata dall'orlo del cratere di seicentomila anni fa oltre il quale c'è l'abitato di Campagnano. Oltre quindici palazzine, alcune già quasi terminate e altre ancora solo guscio in calcestruzzo: svettano arroganti, a più piani, rompendo la linea d'orizzonte naturale che appare a chi transita in basso. Impossibile non vederle, tanto è l'impudenza paesaggistica che è sottintesa e che assomiglia a un diffuso ecomostro di nuova formazione, colto proprio nel momento in cui germoglia. Accanto, sulla strada, ci sono i cartelli indicatori per gli uffici del Parco di Veio. Che è a pochi metri, la colata di cernente sorge subito fuori, evitando di incorrere nei vincoli. Questione di lana caprina: qui è Veio, lì no. «Ecco un problema irrisolto, le zone contigue ai parchi - osserva Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza -. Sono zone senza tutela, è grave. Ed è lì allora che nascono i problemi. Come queste mostruosità di Campagnano. La bella valle del Baccano ha subito già un'opera pesante di cementificazione. Ma ora si esagera: non capisco proprio come si possano permettere cubature così sproporzionate. Il ministro Rutelli ha giustamente posto il problema della difesa del paesaggio. Ecco una situazione di cui occuparsi...». «Una vera bruttura - dice il direttore del Parco di Veio, Roberto Sinibaldi -. Quando sono state rilasciate le concessioni edilizie non hanno avuto neanche un minimo di ritegno allontanando un po' dall'orlo del cratere tutto quel cemento». Là sotto fino a cinque secoli fa c'era ancora un lago, siamo nell'apparato vulcanico Sabatino, dalla parte di Sacrofano c'è il cosiddetto vulcano di Sacrofano, dalla parte opposta ci sono il lago vulcanico di Martignano e poi quello di Bracciano, l'«antropizzazione» diffusa della zona è un dato di fatto, ma finora le aggressioni alla bellezza del paesaggio erano meno vistose. Ora siamo alla sfilata di manufatti tipo Copacabana. Superato l'orlo del cratere c'è Campagnano di Roma, col sindaco (giunta di centro sinistra insediata da pochi mesi) a cui chiedere ragguagli. Enrico Mazzei è imbarazzato. Premette che quella zona è considerata dal piano regolatore dei primi anni '70 area ad espansione abitativa. «Certo, sono palazzine invadenti, ma noi le abbiamo ereditate dalle precedenti amministrazioni quando qua c'era un sindaco di centro destra - spiega Mazzei -. Appena insediati abbiamo comunque fatto quello che ci sembrava necessario: far verificare la situazione dal nostro ufficio tecnico. E i nostri uffici hanno contestato ai costruttori alcune difformità dai progetti, difformità che credo stiano eliminando...». Femando Petrivelli, nuovo presidente del Parco di Veio, obietta: «Forse non è ancora tutto perduto. L'assessorato all'Urbanistica della Regione ha la possibilità di intervenire. Purtroppo gli amministratori locali non sempre prestano la dovuta attenzione a questi insulti al paesaggio: deturparlo è un delitto irrimediabile». Tutto in così poco tempo. La concessione è del giugno 2003, l'inizio lavori del dicembre 2004, la fine lavori è prevista per metà gennaio del 2008. L'impresa si chiama Monte Cuculo. Una manciata di mesi e la colata di cemento è fatta.