Considero importante il grande interesse che, da alcuni mesi, viene tributato alla Toscana e allo stato del suo territorio. C'è in questa grande attenzione il riconoscimento del carattere di eccellenza della nostra esperienza dove assurgono a caso nazionale, non interventi di milioni di metri cubi o ferite irreparabili al grande patrimonio storico artistico, ma più modesti, talora "sgradevoli" (la felice definizione è di Campos Venuti), insediamenti: una decina di villette, il rifacimento di una piazza, il progetto di un parcheggio. Non vorrei essere frainteso, considero questa attenzione collettiva, grandemente lusinghiero e positivo. Mi sento tuttavia in dovere di informare qualche commentatore un po' distratto che la pianificazione paesistica in Toscana l'abbiamo "inventata" e praticata da anni; intreccia e spesso informa l'insieme delle politiche territoriali, si attualizza oggi con le intese con il ministero dei Beni Culturali sul Codice del Paesaggio e si concretizzerà attraverso la pianificazione territoriale regionale, provinciale, comunale. Insomma, c'è un'intesa tangibile e fortemente innovativa Rutelli-Martini che già sta operando e che si perfezionerà nei mesi a venire, in una logica di "pianoprocesso". Inoltre, il fatto che modelli e pratiche di governo del territorio sperimentate dalla nostra Regione siano la base di più complessivi progetti di riforma, è un ulteriore elemento di valutazione. Ha un qualche significato a proposito che proprio a Firenze si sia tenuto proprio ieri un seminario con la partecipazione, insieme a tanti politici, del meglio della cultura urbanistica e non solo di orientamento riformista. Ha spiegato bene dalle colonne di questo giornale un grande "vecchio" quale "Bubi" Campos come il riformismo urbanistico viva di cooperazione istituzionale e ad esso mal si adattino centralismi e massimalismi vecchi e nuovi. Da mesi è in corso fra di noi una discussione su una nuova stagione della pianificazione territoriale; tale discussione è partita con questa legislatura regionale e ha intrecciato la costruzione del piano di indirizzo territoriale con il piano regionale di sviluppo. Ora adotteremo un nuovo piano regionale di governo del territorio, forti di analisi critiche, di dibattiti anche fortemente orientai alla polemica politica e culturale, di contributi che anche le denunce di casi "sgradevoli" ci hanno portato. Vorremmo esser giudicati per quello che facciamo e siamo e non in base a stereotipi ripetuti stancamente, a prescindere, direbbe Totò. I punti di svolta ruoteranno attorno al contenimento dell'espansione edilizia, a politiche orientate a un forte contrasto alla rendita ("reddito e non rendita" è una delle parole chiave della nuova pianificazione), a un intreccio consapevole tra politiche di conservazione attiva del patrimonio territoriale e politiche di sviluppo, ad una forte accelerazione di processi di modernizzazione orientai alla sostenibilità, all'apertura di una Regione che non vogliamo chiusa in se stessa, all'introduzione di dosi massicce di dinamismo in un contesto che mostra troppi segni di affaticamento. Siamo portatori di una grande tradizione che vogliamo però proiettare al futuro. Con Italo Calvino vorrei dire che l'identità è data dall'intreccio di essere e divenire, così è anche per il grande paesaggio toscano che della nostra identità è tratto saliente. Ci rifiutiamo cioè di pensarci a giorni alterni alfieri della tutela e poi dello sviluppo al di fuori di una logica di governo. Mestiere difficile quello dei riformisti, ma in fondo proprio in ciò possiamo trovare una chiave di lettura di alcune polemiche estreme. Nel mirino c'è un modello di riformismo capace di dialogo e ascolto nella società e in tutto l'arco del centrosinistra. Un modello che evidentemente non piace a chi preferirebbe altri modelli di riferimento politico culturali: neocentralisti piuttosto che partecipativi, più orientati alla testimonianza che alla pratica critica e, talvolta fallace, del governo dei processi di trasformazione, perché territorio e paesaggio si trasformano ogni giorno, comunque. E solo una visione dinamica della tutela ci pare efficace a governare trasformazioni magari silenziose, ma che alla lunga possono diventare dirompenti. Il trisnipote del contadino toscano a cui si riferiscono le belle pagine di Emilio Sereni citate su questo giornale, dov'è, chi è oggi e qui? È difficile fare politica di tutela del paesaggio toscano con toscani immaginari e non con quelli veri in carne e ossa (intendo, sia chiaro, per toscani chi in Toscana abita e lavora, come chi ci viene e ci va). Condividere anche le dinamiche talvolta imbarazzanti della modernità, è cercare di fare una vera politica di governo del territorio tenendo insieme i caratteri urbani, industriali, del sapere, dell'accoglienza, con i grandi paesaggi attraversati anch'essi da un moderno sviluppo rurale. Assessore al governo del territorio Regione Toscana
La Toscana e il territorio del riformismo
L'assessore al governo del territorio della Regione Toscana, in un articolo di giornale, discute l'importanza dell'attenzione verso la Toscana e il suo territorio. Riconosce che la pianificazione paesistica in Toscana è stata "inventata" e praticata da anni, e che ciò è stato possibile grazie a un'intesa tra il governo regionale e il ministero dei Beni Culturali. L'assessore sostiene che la pianificazione territoriale in Toscana è basata su un modello di riformismo che si concentra sull'intreccio di politiche di conservazione e sviluppo, e che questo modello è stato adottato anche dal governo centrale.
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