Fa da battistrada il progetto di riconversione della zona della vecchia Fiera: in una sua porzione dovrebbero sorgere palazzi avveniristici per uffici e 15mila abitanti. I quartieri meridionali sono quelli più interessati alle trasformazioni Milano E se avesse ragione Massimiliano Fuksas nel suo giudizio su Milano: per l'architetto che ha disegnato il nuovo polo esterno della Fiera di Pero-Rho nella capitale economica d'Italia non si guarda più come un tempo alla bellezza del costruire: «II rapporto tra pubblico e privato, nei secoli scorsi ha dichiarato in una recente intervista a Repubblica ha dato risultati incredibili. Pensi ai portoni dei palazzi nobiliari, che si affacciano sulla strada comune: dentro di sé hanno tesori d'arte unici, giardini rigogliosi. Adesso alla bellezza chi pensa più?». In attesa che il dibattito si sviluppi, non c'è dubbio che a Milano il settore delle costruzioni non conosce crisi. Nonostante il territorio limitato all'interno dei confini comunali condizioni non poco la possibilità di nuovi insediamenti nelle aree agricole, la spinta di un settore tradizionalmente molto attivo nel suo lavoro di lobbing sta spingendo gli amministratori pubblici alla ricerca di strumenti urbanistici innovativi. Così, mentre sono in corso i lavori di riqualificazione delle ultime grandi aree dismesse, figlie della riconversione da industriale a terziario della città (dalla Bicocca a Montecity, tanto per citare i casi più ecla-tanti), si pensa già al domani. A cominciare dalla riconversione del recinto cittadino della vecchia Fiera. Mentre sullo sfondo si avanza già l'idea di cambiare le regole che governano i permessi a costruire del Parco Sud, il grande polmone che circonda i quadranti meridionali della città. Non a caso, i quartieri meridionali sono quelli più interessati alla trasformazioni degli ultimi anni. Complessi residenziali da 5-6mila euro al metro quadrato stanno sorgendo sia a Porta Vittoria, a meno di un chilometro in linea d'area da piazza Duomo e alle spalle della stazione di Rogoredo. Quest'ultimo è il nuovo quartiere di Santa Giulia, nelle mani dello "sviluppatore" Luigi Zimino; nasce sotto l'egida di uno degli architetti-star di fama mondiale, Norman Foster su una superficie di oltre 1 milione e 200mila metri quadrati. E c'è molta attesa per capire il risultato finale di un'area che per estensione si contrappone alla Bicocca disegnata da Vittorio Gregotti, sorta al posto delle vecchie fabbriche della Pirelli. Soprattutto per capire se sarà veramente un quartiere di lusso nonostante sia a ridosso della tangenziale est, così come promesso da Zunino. Problemi di diversa natura stanno accompagnando gli scavi a cielo aperto di Porta Vittoria. Inconvenienti legati alle disavventure giudiziarie del suo titolare, l'immobiliarista Danilo Coppola; il quale sta cercando di convincere i giudici che i vari passaggi so-cietari delle sue proprietà nascondono solo irregolarità fiscali. Nel frattempo le gru stanno continuando a lavorare nel grande cantiere sull'area dell'ex stazione ferroviaria, una delle più pregiate, per dimensione e vicinanza al centro storico. (Questioni di carattere giudiziario, ma solo di tipo amministrativo, stanno invece accompagnando il progetto denominato Citylife, la cordata composta da Generali, gruppo Ligresti, gruppo Lamaro che si è aggiudicata una porzione del recinto cittadino della Fiera e che pensa di trasformare in un centro residenziale per 15mila persone e uffici suddivisi in tre avveniristici grattacieli. Vi si oppongono i comitati di quartiere, insoddisfatti del parco urbano da meno di 100mila metri quadrati che dovrebbe sorgere attorno alle nuove case. Al di là del contenzioso, il progetto del quartiere Fiera è indicativo del nuovo modo di operare delle ultime due giunte che governano Milano. In mancanza di spazio, si può costruire verso l'alto. Già per la riconversione del vecchio recinto è stata concessain via straordinaria una deroga al principio secondo cui si possono edificare 60 metri quadrati di superficie calpestabile ogni 110. L'indice concesso in questo caso è stato del 115. Ma tutto fa pensare che si tratta di una deroga che potrebbe diventare presto una regola. Già da qualche anno è possibile monetizzare gli standard. Cosa significa è presto detto: i costruttori che non possono concedere spazi pubblici all'interno del loro progetto (verde, parcheggi, scuole , etc) per la mancanza di aree libere attorno alle case da realizzare, possono versare la somma equivalente dei lavori di cui avrebbero dovuto farsi carico. Nella stessa linea si inserisce il provvedimento presentato la settimana scorsa dall'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli, all'insegna di una ulteriore deregulation. Si chiama Piano di governo del territorio ed è destinato nien-temeno che a sostituire lo storico Piano regolatore. Per certi versi è anche un atto di realismo nei confronti di uno strumento stravolto da decine di leggi regionali che hanno reso più "flessibile" le regole del costruire e della trasformazione delle destinazioni d'uso. Per l'opposizione di centrosinistra, per non dire delle associazioni ambientaliste, si tratta dell'atto finale che potrebbe portare anche alla revisione delle barriere d'accesso al Parco Sud. Critiche cui l'assessore Masseroli risponde con il linguaggio del politico: «II Piano di governo del territorio porterà più verde in città, nel senso che farà sistema, ci saranno meno giardinetti condominiali e più parchi». In sostanza, il Comune, d'ora in poi, si limiterà a decidere dove si può costruire e dove è vietato. Tutto il resto lo farà il mercato. Con la creazione di una Borsa dei diritti edificatori, dove gli operatori potranno scambiarsi volumetrie da una parte all'altra della città senza limitazioni. E nel caso in cui l'acquirente già possiede un'area dove è possibile costruire, vorrà dire che potrà "densificare" il suo intervento. Ovvero costruire ancora di più, ma verso l'alto. Tutto questo mentre comincia a concretizzarsi il prossimo intervento di riqualificazione urbanistica che non mancherà di far discutere. In cerca dì nuovi investimenti per lo sviluppo del polo esterno, la Fiera sta pensando di vendere la maggior parte dei nuovi padiglioni cittadini inaugurati meno di dieci anni fa. Che da centri per esposizioni rischiano di diventare centri commerciali o addirittura un mega outlet per l'abbigliamento. Un'idea cui si oppongono già alcuni ambienti economici cittadini, preoccupati per l'aumento dei costi delle strutture fieristiche. Ma che non mancherà di preoccupare anche i residenti in uno dei quartieri il cui indice di abitazioni è storicamente elevato.