la soprintendente del polo museale fiorentino. Nei giorni scorsi ha partecipato a Tokyo alla mostra nel Museo Nazionale in cui veniva esposta l' Annunciazione, l' opera giovanile di Leonardo da Vinci usualmente in esposizione agli Uffizi. Da tempo ormai un capolavoro dell' arte mi rappresenta, prima di tutto, un' altra cosa: un problema di conservazione, un intervento di restauro, un prestito da chiedere o da concedere, un oggetto da acquistare. Perché il capolavoro torni a manifestarsi in quanto tale mi occorrono circostanze così speciali da ispirare uno sguardo fresco, libero, finalmente disposto - come quello di un qualsiasi turista in un qualsiasi museo - al godimento e all' emozione. E questo appunto mi è accaduto a Tokyo, vedendo in anteprima l' Annunciazione di Leonardo da Vinci installata nel Museo Nazionale per la mostra "La mente di Leonardo", pronta per offrirsi all' ammirazione dei visitatori attesi a migliaia nei prossimi tre mesi. Le tensioni della partenza del quadro dalla Galleria degli Uffizi si sono, com' era fisiologico, attenuate. La trasferta e il montaggio della tavola leonardesca si sono svolti alla perfezione e le attuali condizioni di sicurezza sono ineccepibili, grazie alle misure di controllo predisposte da mesi dai responsabili di parte giapponese insieme con i nostri esperti, Roberto Boddi e Antonio Godoli; anche se tutti tireremo un respiro di sollievo quando la rivedremo appesa alla parete sud della sala 15. E' quello senza dubbio il posto migliore al mondo per lei, vicino al Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio con Leonardo apprendista, vicino all' incompiuta Adorazione dei Magi per i frati di Scopeto. E presso i quadri del Perugino, del Ghirlandaio, del Botticelli, a formare le pagine del più bel manuale d' arte che esista, in sequenze da togliere il fiato, ma governate da un equilibrio che non ammette l' enfasi, non accende i riflettori, non pone né opere né maestri sui laici altari di allestimenti da «superstar». Così è giusto che sia, in una Galleria dove i capolavori sono più la regola che l' eccezione. Ma, certo, l' Annunciazione da sola; l' Annunciazione incastonata nella parete di fondo di un vasto ambiente ombroso, color grigio e cipria; l' Annunciazione illuminata dal chiarore uniforme delle fibre ottiche, dietro lo schermo discreto di un vetro che la protegge senza riflessi; l' Annunciazione cui ci si accosta per un percorso di curve e salite, questa Annunciazione si rivela nella sua potenza di capolavoro giovanile di Leonardo con un' autorità che non le conosciamo nell' ubicazione consueta. Nell' avvicinarsi al quadro, ci si lascia incantare dalla sua qualità unica, qui godibile con nuovo stupore, da quel suo fascino acerbo e composito di opera d' un ventenne - siamo nel 1472 circa - che tanto deve alla formazione, ma tanto anche freme d' interessi e di pensieri suoi personali. E' una citazione dal Verrocchio la base marmorea, con zampe leonine e volute di acanto all' antica, che rammentano il sepolcro dei Medici in San Lorenzo. Il pezzo archeologico, qui convertito in arredo da giardino affondato nell' erba del «pratello», sostiene il leggio della Vergine, lasciandosi sfiorare dal velo impalpabile messo a protezione del sacro testo in lettura. La conduzione pittorica è netta, precisa. Dal sentire artistico del pieno Quattrocento dipendono anche l' arcangelo Gabriele, col suo profilo da cammeo, e il nitido filare di cipressi alternati a cedri a palchi. Ed ecco però che il vento di una visione artistica nuova e diversa si fa sentire: il fiocco che stringe la manica angelica sventola nell' arrivo precipitoso, le piume morbide e vive delle ali s' incurvano nello spazio, i fiori sinuosi del prato torcono i petali all' aria, attorno al viso dell' adolescente Maria si spande la capigliatura bionda indagata con l' attenzione di chi, anni dopo, si appassionerà allo studio e alla resa grafica di onde, vortici e gorghi. Le mani squisite della Madonna esprimono a gesti i moti dell' anima: la destra si ferma per la sorpresa a metà d' un voltar pagina, la sinistra si leva ritraendosi in un saluto che non pare di spavento né di resa, ma semmai di dignitoso avvertimento. L' aria tersa e leggera del mattino primaverile s' ispessisce nella pittura del paesaggio oltre il parapetto, verso la distesa d' acqua, e si inazzurra nella lontananza dove, a picco sopra una città portuale il cui faro rammenta il Marzocco livornese, si spicca una montagna altissima, adamantina e fantastica come un iceberg: il simbolo del Dio incarnato secondo Isaia (come proposto da Antonio Natali), verso il quale converge la fuga della costruzione prospettica. Luce e prospettiva, appunto, riuniscono in una visione unificante gli elementi di un linguaggio che porta in sé il mutamento in atto, dal retaggio del Verrocchio alle innovazioni tutte e solo di Leonardo. Nell' Annunciazione, già lievitano i fermenti di quella che Giorgio Vasari avrebbe definito la «maniera moderna». E' questo che ne fa un quadro di frontiera, uno spartiacque dell' arte, un' irripetibile avventura pittorica. La mostra di Tokyo ci priva, è vero, della sua rassicurante presenza negli Uffizi. Ma sta per donare a un numero impressionante di amanti dell' arte italiana (sinceri, colti, appassionati come solo i Giapponesi sanno esserlo) un' esperienza irripetibile. Mentre scrivo, a centinaia le sfilano lentamente davanti, come i fedeli nei grandi santuari di fronte a immagini venerate: attraverso l' armonia di forme e colori vedono Firenze, sogno rinascimentale sognato infinitamente. Con loro e come loro, l' ho vista con l' emozione della prima volta. E mentre, come tanti, ne aspetto impaziente il ritorno, so che là dove si trova irradia un' idea d' Italia che più bella non potrebbe essere e per qualche istante - anche per più di qualche istante - ne vado fiera.
La soprintendente Acidini a Tokyo: ecco cos' ho provato. 'Così fiera e incantata davanti a Leonardo'
La soprintendente del polo museale fiorentino ha partecipato alla mostra "La mente di Leonardo" a Tokyo, dove è stata esposta l'Annunciazione di Leonardo da Vinci. Il quadro è stato trasferito dalla Galleria degli Uffizi e si è verificato un'attenuazione delle tensioni della partenza. La mostra è stata allestita nel Museo Nazionale e ha attirato migliaia di visitatori. La soprintendente ha descritto l'Annunciazione come un capolavoro giovanile di Leonardo, con una qualità unica e un fascino acerbo e composito.
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