Sarebbe anche il caso che la nuova amministrazione, di concerto con la Soprintendenza, si ponesse l' obbiettivo di tutelare meglio le aree agricole perturbane di interesse storico individuate dal Prg, sottraendole una volta per tutte a una edificazione strisciante e fuori controllo: ci riferiamo a quello che rimane della Piana dei Colli; alla riserva reale di Boccadifalco, all' agrumeto di Ciaculli. L' attenzione lodevole verso il Parco dell' Oreto non deve far dimenticare la necessità di salvaguardare altre zone di pari pregio e l' opportunità di dotare la città di un sistema decentrato di parchi multifunzionali (agricoltura e tempo libero). Da porre sotto attenzione anche il tema della mobilità urbana e la discordanza tra il piano per il centro storico e il Prg relativamente alla viabilità sulla fascia costiera: infatti il primo prevedeva l' interramento delle carreggiate lungo il Foro Italico e il tunnel sottomarino sotto la Cala per riconnettere la città e il mare; ipotesi realizzata con successo a Barcellona, ma non riproposta nel Prg. In merito alla vicenda dell' edificio «ridimensionato» ci sarebbe da osservare che in quella zona si sarebbero dovute correggere sia le previsioni del piano per il centro storico che le previsioni del Prg, nel senso di non prevedere alcuna altra edificazione, ma dare maggiore respiro alla sistemazione del grande parco archeologico gravitante sulla valorizzazione dei resti del Castellammare. Questo ragionamento vale anche per il progetto presentato sullo stesso molo trapezoidale dall' Autorità portuale, che propone una occupazione intensiva dell' area. E infine il problema del centro storico che continua a esprimere contemporaneamente valori e disvalori: elementi di eccellenza, estremo degrado, marginalità sociale ed economica; invadenza della piccola e grande criminalità; crescita esponenziale del valore commerciale degli immobili; appetiti speculativi palesi e occulti. Vale la pena puntualizzare che il piano per il centro storico (1993) voluto dal sindaco Orlando costituisce una delle vicende più felici dell' urbanistica palermitana e ha consentito di avviare il recupero pur se con lentezza e qualche disfunzione. E' da considerare «scaduto» solo per i vincoli apposti sulla proprietà immobiliare ma è da considerare vigente per tutte le altre previsioni e gli aspetti normativi. Il piano prevedeva il ritorno di 50.000 abitanti, di incrementare il commercio e l' artigianato, di promuovere il terziario pubblico e culturale, di salvaguardare la popolazione residente e le attività radicate nel centro storico. Buoni propositi, non tutti raggiunti. Bisogna riconoscere che l' amministrazione Orlando, in carica fino al 2001, ha dato un forte input al recupero del centro storico, portando in appalto il restauro molti edifici pubblici tra cui il complesso di Sant' Anna, ora sede della Galleria d' Arte Moderna, promovendo la riutilizzazione culturale del complesso dello Spasimo, avviando il recupero dell' area costiera antistante il Foro Italico. Il recupero è però avvenuto a macchia di leopardo e non è guidato da indirizzi politici sulle attività e le funzioni da privilegiare, al di là dell' enfasi attuale sulla ricettività turistica alberghiera a cinque stelle. Il piano ha consentito in maniera abbastanza efficace la ricostruzione dell' edilizia residenziale minore e di quella palaziale, non troppo devastata, mentre non ha avuto successo il ripristino filologico dei palazzi nobiliari semidistrutti come Palazzo Geraci o Palazzo Bonagia per i quali bisognerebbe forse riformulare i criteri di intervento. In questo contesto il problema non è l' inserimento dell' architettura contemporanea come linguaggio, ma di una progettualità contemporanea di alto profilo riguardante prevalentemente la riqualificazione delle aree libere e degli spazi di uso pubblico. Alla futura amministrazione si potrebbe chiedere di rivedere alcune previsioni del piano, specie quelle riguardanti l' implementazione e la riqualificazione delle aree libere e degli spazi pubblici in luogo di una rassicurante ricostruzione del tessuto edilizio; di moltiplicare l' intervento pubblico residenziale per abbattere la speculazione immobiliare; di sostenere i grandi mercati all' aperto e il piccolo commercio; di moltiplicare l' assistenza e i servizi sociali. In conclusione di attuare compiutamente gli obiettivi del piano.
PALERMO - Un riassetto urbanistico per salvare le aree verdi
La nuova amministrazione di Palermo si è impegnata a tutelare meglio le aree agricole di interesse storico individuate dal Piano Regolatore Generale (Prg). Ciò include la Piana dei Colli, la riserva reale di Boccadifalco e l' agrumeto di Ciaculli. Inoltre, è necessario salvaguardare altre zone di pari pregio e dotare la città di un sistema decentrato di parchi multifunzionali. La mobilità urbana è un altro tema da affrontare, in quanto il piano per il centro storico prevede l' interramento delle carreggiate lungo il Foro Italico e il tunnel sottomarino sotto la Cala.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo