Sarà anche una banalità ma è bene non rimuoverla. Il territorio è confronto politico. Ed è confronto duro, aspro. Risorse scarse e preziose si misurano con visioni culturali e poteri corposi, con principi inalienabili e appetiti meschini. Nel territorio ciò che al miglior intenzionato appare ovvio o altamente desiderabile (qualità architettonica, ad esempio, o prevenzione ambientale) non è mai a portata di mano perché l' interesse comune è un' ipotesi politica intrisa di incertezze e densa di conflitti. Ne è esempio preclaro la Toscana, quando viene dipinta o come la vetrina del disastro italiano o come il modello per la sua redenzione. La «verità» non sta nel mezzo. E' semplicemente altrove. Fuori dalle ideologie e dai pregiudizi accademici. Nel coraggio paziente di un «disegno ordinario di condotte future» (come Massimo Severo Giannini più di trent' anni or sono definiva il programmare) per dare coerenza, limiti e opportunità al valore di un territorio, ai suoi beni comuni e alle sue energie vitali. Un disegno da costruire nella mediazione politica e con le responsabilità della politica, non nella ricerca di una superiore e più saggia autorità morale: che mai si rinviene perché una simile saggezza, suprema e definitiva, non si dà tra le facoltà umane né nei regimi democratici. E' ad esempio un' opzione «semplice» ma di enorme densità politica asserire, come fa la Regione Toscana, che il suo «patrimonio collinare» deve restare immune da «tipologie insediative riferibili alle lottizzazioni a scopo edificatorio destinate alla residenza urbana» (art. 21, comma 7, del Piano di indirizzo territoriale). E ha altrettanta valenza politica prescrivere che le espansioni edilizie dei vecchi piani regolatori non ancora messe in opera da procedimenti amministrativi che vincolino i Comuni, van riposte in discussione (art. 36, comma 1 del Pit) per valutarne l' ammissibilità e la coerenza tanto con gli strumenti della pianificazione strutturale secondo la norma della legge 12005, quanto i fini della tutela e della conservazione attiva del paesaggio che la stessa Regione persegue con il proprio Piano territoriale come suo compito essenziale. Ciò vuol dire una cosa molto semplice: cari Comuni, il nostro patrimonio paesaggistico è in grande misura ancora integro e proprio per questo motivo è così attraente, sia per quanti hanno disegni di mera speculazione edilizia, sia per chi ne vuole porre in valore le risorse preservandone la qualità ambientale, storica ed estetica. Urge un comune ripensamento strategico perché l' era della «quantità» è morta e va sepolta per sempre. O lo sviluppo è in sé strumento di qualità e manutenzione paesistica o semplicemente è regressione. Inoltre, voi Comuni avete di fronte alternative i cui effetti superano di gran lunga le vostre formali competenze e i vostri confini amministrativi. Per questo le vostre scelte debbono trovare una perequazione difficile ma necessaria tra le attese dei vostri cittadini e quelle di un mondo assai più vasto, che guarda alla Toscana come ad un paesaggio esemplare, patrimonio di un immaginario collettivo che va ben al di là dei nostri confini. Per la stessa ragione, diventa centrale la cooperazione tra le amministrazioni comunali e quelle provinciali attorno ad un regìa regionale che deve garantire i valori fondanti e le grandi strategie di un governo del territorio comune e integrato. Il postulato è un comune criterio di coerenza politica che si riassume, per ogni amministrazione locale, in una semplice ma discriminante domanda: qual è il mio contributo alla qualità, alle risorse e al valore del territorio della mia regione visto che è dal loro insieme che dipende la prosperità che i miei stessi cittadini potranno ancora trarre dal proprio territorio? E' attorno a questo interrogativo che ruota tutta la politicità della forma toscana del governo del territorio, il suo insistere su un modello di governance tra autorità amministrative plurime che non deve scadere nel mero rito negoziale del do ut des ma situare problemi collettivi e opportunità territoriali in un confronto politico «translocale» tra giudizi di valore e giudizi di fatto. Cioè in una logica di «filiera» che, in luogo del controllo gerarchico di conformità - che tanti guasti ha prodotto nella storia urbanistica del nostro Paese - assicuri ai governi locali e alla regìa regionale le rispettive responsabilità ma li condizioni a una mutua conoscenza e ponderazione delle rispettive capacità di visione. Non è una via facile. Ma non ha alternative. Il resto è polemica. Se non anti-politica.
FIRENZE - Come i Comuni possono bloccare la speculazione
Il territorio è un confronto politico difficile, dove risorse scarse e preziose si misurano con visioni culturali e poteri corposi. La Toscana è un esempio di questo confronto, dove il patrimonio collinare deve essere protetto dalle lottizzazioni edilizie. La Regione Toscana ha prescritto che le espansioni edilizie dei vecchi piani regolatori non ancora messe in opera debbano essere valutate e messe in discussione. Ciò vuol dire che il patrimonio paesaggistico della Toscana è ancora integro e deve essere preservato.
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