Pompei. La città degli Scavi e del Santuario presenta uno scenario «poco soddisfacente» in fatto di ospitalità di qualità. Napoli, Ischia, Capri e Sorrento, invece, nell'assegnazione del «Marchio di qualità ospitalità italiana» sono risultati ai primi posti per la qualità delle loro strutture alberghiere. Cinque milioni di visitatori all'anno e soltanto ventuno alberghi e settecento posti letto. Più che di qualità, a Pompei c'è un problema di quantità dell'offerta. Ecco spiegato il perché del turismo mordi e fuggi che, da anni, caratterizza una delle città più visitate d'Italia. Il dato negativo per Pompei è stato delineato nel corso della premiazione promossa dall'Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) e dalla Camera di Commercio partenopea. Gli alberghi premiati tra Napoli e la sua provincia sono stati centoquarantadue, cinque riconoscimenti sono stati conquistati da Pompei. Per Polisto Amitrano, noto albergatore locale, i limiti dell'accoglienza in città sono la conseguenza del degrado che esiste fuori dagli alberghi. «Noi lavoriamo dentro l'azienda per migliorare l'offerta - dice l'imprenditore - le istituzioni dovrebbero fare lo stesso per migliorare i servizi esterni. Negli ultimi anni molti albergatori e alcuni ristoratori hanno investito in questa direzione. Ora è il contesto che resta problematico. Non ci sono fogne e questo comporta l'allagamento degli ingressi al sito archeologico. Davanti alle nostre attività incombe la prostituzione, non c'è sicurezza per le strade. L'abusivismo commerciale e la scarsa serietà di alcuni imprenditori danneggiano notevolmente l'immagine degli albergatori seri. Per la risoluzione di questi problemi gli sforzi degli imprenditori seri non servono». Ma Rosita Matrone, presidentessa dell'Adap (associazione albergatori pompeiani) si dice soddisfatta per il risultati ottenuti dagli alberghi che rappresenta. «Su ventuno strutture, cinque marchi di qualità ricevuti quest'anno - spiega - sono una bella proporzione considerando, poi, che si tratta di alberghi piccoli. Inoltre abbiamo un'ottima offerta di ristorazione e lo shopping griffato non ci manca. L'accoglienza a Pompei, nel complesso, è più che positiva. Non sono io a dirlo, ma sono gli stessi visitatori. All'ultima Bit di Milano, dove eravamo presenti con tre stands, abbiamo ricevuto migliaia di complimenti di persone che sono stati in visita nella nostra città. Pompei è una delle perle del turismo campano ed è apprezzata nel mondo non solo per il sito archeologico o il santuario, ma anche per la particolarità della Pompei moderna. Quello su cui puntiamo, però, come associazione, è di andare verso l'offerta congressuale, realizzando un insediamento alberghiero che ci faccia raggiungere i tremila posti letto». Per migliorare l'accoglienza anche la chiesa sta facendo la sua parte. Dopo tante trattative con imprenditori locali e nazionali, il vescovo di Pompei, Carlo Liberati, ha ristretto la scelta dei possibili gestori del «Grande Albergo del Rosario», chiuso da venticinque anni. La struttura storica, posta nel cuore della città, andrebbe ad aggiungere cento posti letto agli attuali settecento. È intenzione del santuario, inoltre, destinare ad albergo anche l'ex seminario. Uno dei sogni del prelato, che sta lavorando per migliorare l'immagine della città mariana, è di trasformare l'imponente struttura di via Sant'Abbondio, attualmente in condizioni fatiscenti, in un grande centro congressuale. A premiare le strutture «promosse» sono stati il presidente della Camera di Commercio partenopea, Gaetano Cola, il presidente della commissione di valutazione Marchio di Qualità e componente di Giunta della Cciaa, Maurizio Maddaloni, l'assessore al Turismo del Comune, Valeria Valente, il presidente dell'Ascom di Napoli, Antonio Pace. Le imprese a cui sono andati i riconoscimenti saranno inserite nella guida all'ospitalità italiana di qualità, distribuita nelle principali fiere di settore e vademecum per i turisti più esigenti.